Lascia andare ogni pretesa sul momento presente ~ Adyashanti

Cosa accadrebbe se tu abbandonassi ogni frammento e ogni desiderio di controllo, fino al più infinitesimo impulso a controllare qualsiasi cosa, ovunque, compreso tutto ciò che potrebbe accaderti in questo stesso istante? Immagina di poter rinunciare completamente e definitivamente al controllo, a qualsiasi livello. Se tu fossi in grado di rinunciarvi in modo totale e assoluto, saresti allora un essere spiritualmente libero.
Molti sostengono che quando togli via, scavando, fino all’ultimo strato della maschera emozionale umana, l’emozione primaria che mantiene gli esseri umani nella separazione è la paura. Non è quanto ho riscontrato personalmente. Ho constatato che il problema essenziale che costringe le persone a sperimentare se stesse come esseri separati è il desiderio e la volontà di controllo. La paura sorge quando credi di non aver alcun controllo.

Se lasci andare il controllo, non puoi evitare di essere affrancato e libero. È come quando ti lanci da un edificio, non puoi fare a meno di precipitare: la gravità ti trascina giù.

La realizzazione può dirsi compiuta solo grazie al rilascio cieco e imprevedibile del controllo. È naturale che a questo punto le persone mi chiedano: «E adesso, come lascio andare il controllo? Come si fa?». E io posso solo dire che questa stessa domanda è il tuo controllo. Il controllo sta cercando di fare il suo lavoro. Quando si chiede «come», si ha sempre a che fare col controllo. A volte avere un «come» può rivelarsi utile, ma in fin dei conti è sempre una forma di controllo. Non c’è nessun «come». Lascia andare, semplicemente.

Se ci stiamo veramente abbandonando alla nostra vera natura, le forme più lampanti di controllo non sono in funzione. Se stanno ancora operando, allora non ci stiamo adagiando sulla nostra vera natura. Se poi tentiamo ancora di controllare noi stessi e gli altri, torniamo indietro nel mondo dei sogni.

Lasciar andare presuppone sperimentare la morte del nostro io separato, e questa è una morte molto, molto profonda. Profondissima. Ovviamente, è una morte del tutto illusoria.

Lasciar andare ogni pretesa sul momento. Ogni volta che hai qualche pretesa su questo momento – che ti dia qualcosa o che tolga di mezzo qualcos’altro – vi è sofferenza. Il problema è che quando c’è una pretesa, ti sfugge completamente ciò che vi è adesso.
La mente ha paura di lasciar andare le proprie pretese, perché pensa che se molla la presa non otterrà ciò che vuole. Smettila di cercare d’essere una persona migliore, e sarai una persona migliore. Smettila di cercare di perdonare, e il perdono accadrà. Fermati e fa silenzio.

È come se cominciassi ad andare a caccia del gioiello che già possiedi in tasca.
Ciò che tu sei è l’unica cosa che non puoi ottenere. Ed è proprio questa la sua bellezza. Puoi soltanto smettere di mentire. L’ego è semplicemente un moto della mente, che cerca sempre di ottenere qualcosa – l’amore, oppure Dio, denaro, o un nuovo giocattolo. La mente pensa sempre che qualcosa sia sul punto di renderla felice.

Adyashanti

Adyashanti, tratto da “La danza del vuoto – Piena Realizzazione del Sé

Non vi è nessuno da proteggere ~ Adyashanti

Mente aperta, cuore aperto. Renditi conto del fatto che non vi è nessuno da proteggere. Non c’è alcun bisogno di barriere emotive, né del senso di separazione e isolamento che deriva da queste barriere. L’unico motivo che ti ha spinto a credere di aver bisogno di protezione è frutto di un innocente malinteso. È accaduto perché insieme al concetto di un te separato, da bambino, hai anche ricevuto una scatola degli attrezzi per costruire le mura a protezione di questo concetto. In seguito, hai imparato ad ampliare il contenuto della scatola, all’occorrenza. Quando ti è sembrato utile aggiungere una bella dose di rabbia, l’hai messa dentro; forse hai anche aggiunto risentimento, vergogna, riprovazione o vittimismo. Poco importa che l’immagine alla quale ti aggrappi sia quella della persona brava o inadeguata, la scatola degli attrezzi dell’identità serve a proteggerla.

È del tutto innocente. Accade a tua insaputa. Continua ad accadere finché non ti rendi conto che il tuo aggrapparti a un «io», a un’immagine di te stesso nella mente e nel corpo, è inseparabile dalla tua convinzione di aver bisogno di protezione. L’uno non può essere senza l’altra.

Quando si rinuncia alla protezione, la verità affiora ed elimina l’immagine di sé. L’immagine di sé è fornita con un muro di difesa; senza il muro, il ricordo della tua vera natura può emergere velocemente e rimuovere l’immagine, buona o cattiva che sia. Non esiste nessuna immagine di sé senza muro, nessuna immagine di sé che non comporti sofferenza. Inoltre, non hai soltanto le tue mura, ma anche quelle che proietti sugli altri, le immagini che hai degli altri e che ti impediscono di vedere la loro vera natura.

Più capisci di essere l’apertura, più il tuo corpo fisico diventa un’estensione dell’apertura stessa. Il movimento della tua mano, o del tuo piede, diventa un’espressione dell’apertura; hai la sensazione che il contatto con gli oggetti sia un prolungamento dell’apertura.

Un altro aspetto dell’apertura è l’intimità. L’accesso più rapido alla Verità, e anche alla bellezza, avviene quando provi un senso di profonda intimità con l’esperienza nella sua interezza, interiormente ed esteriormente, la consapevolezza non è relegata tra i confini del tuo corpo emotivo o fisico, non si limita a ciò che accade a livello percettivo o intellettivo. C’è soltanto un unico essere indiviso che percepisce, sente o pensa se stesso. Quando la totalità percepisce se stessa, è un’esperienza molto diversa da quella vissuta dall’io.

Adyashanti 2

Adyashanti, tratto da “La danza del vuoto – Piena realizzazione del Sé