La forza della liberazione fa esplodere il mondo ~ Alan Watts

Quando al vecchio maestro Hyakujo venne chiesto in che cosa consistesse lo zen, questi rispose “Quando ho fame mangio Quando ho sonno, dormo”. Il postulante controbatte “Beh ma non e ciò che fanno tutti? Non sei proprio come gli esseri ordinari” Oh no rispose il maestro, “gli esseri ordinari non fanno nulla del genere quando hanno fame non si accontentano di mangiare, ma pensano a ogni genere di cose. Quando sono stanchi non si accontentano di dormire, ma passano da un sogno all’altro”.

Abbiamo corso più del necessario. Non c’è problema, perché siamo stati attivi, e col nostro agire abbiamo ottenuto un sacco di cose positive. Tuttavia, ecco cosa ci ha suggerito Aristotele molto tempo fa, uno dei suoi migliori suggerimenti: “Lo scopo dell’azione è la contemplazione”. In altri termini, a che fine essere sempre, continuamente, terribilmente occupati? Quando la gente è indaffarata, pensa che arriverà da qualche parte, che riuscirà a raggiungere la meta prefissata e a ottenere qualcosa. C’è davvero un valido motivo per agire se sappiamo che non stiamo andando da nessuna parte, e se sappiamo agire nello stesso modo in cui danziamo, cantiamo o suoniamo, allora davvero non stiamo andando in nessuna direzione. Stiamo semplicemente compiendo l’azione pura.

Se d’altra parte vogliamo agire con l’idea che in seguito a tale azione arriveremo in qualche posto, in cui tutto sarà perfetto, ecco che siamo ricaduti nella ruota della gabbia dello scoiattolo: condannati senza speranza a ciò che nel buddhismo prende il nome di samsara, la ruota, o rincorsa, della nascita e della morte. È questa la conseguenza del pensare di arrivare da qualche parte. Ci siamo già, e solo una persona che ha scoperto di esserci già è davvero in grado di agire. Una persona del genere non agisce in modo convulso con l’idea di arrivare da qualche parte. Non si può agire creativamente se non sulla base della più assoluta calma, con la mente capace di tanto in tanto di smettere di pensare.

La parola tathata, che è il termine sanscrito per ‘talità, quiddità,’ o ‘vastità, in realtà significa qualcosa del tipo: ‘da-da-da’, sulla base della parola tat, che in sanscrito vuol dire ‘quello’. Sempre in sanscrito, l’esistenza viene descritta come ‘tat tvam asi’, ‘quello voi siete’, ovvero, in un linguaggio corrente, ‘tu sei quello’. Però da-da-da è il primo suono che viene emesso dal neonato, allorché si guarda intorno e dice proprio: “Dada-da-da-da , ovvero Quello, quello, quello, quello, quello! . I padri se ne compiacciono, pensando che il piccolo con quel ‘da-da’ voglia dire ‘daddy’, invece, secondo la filosofia buddhista, tutto l’universo è da-dada, vale a dire diecimila funzioni, diecimila cose, ovvero una talità, nella quale ci ritroviamo tutti.

La forza della liberazione fa esplodere il mondo: è una corrente troppo forte, che un semplice cavo elettrico non può reggere finché pensate di stare per uscire di testa, e all’improvviso diventa… sì, tutto ciò che è, noi, seduti qui in questa stanza. Grazie, grazie di cuore.

Alan Watts

Alan Watts

Il Tao
La via dell’acqua che scorre

Voto medio su 4 recensioni: Buono

Il Significato della Felicità
La ricerca della libertà dello spirito nella psicologia moderna e nella saggezza dell’oriente

Smettere di pensare ~ Alan Watts

Per capire a che cosa si riferisce tutto ciò di cui parlo, in verità, un solo prerequisito è assolutamente necessario, ossia smettere di pensare. Ora non dico questo con spirito antintellettuale, perché io stesso penso molto, parlo molto, e sono una specie di mezzo erudito. Ma proprio come parlando sempre non udrete mai ciò che gli altri hanno da dirvi e perciò finirete per parlare solo del vostro argomento, lo stesso vale per quelli che pensano per tutto il tempo. Quando adopero la parola «pensare», intendo il dialogo interno, il chiacchiericcio mentale, la continua rincorsa d’immagini, simboli, discorsi e parole dentro il cranio. Ora, se ciò va avanti in continuazione, capite anche voi che non si può pensare ad altro che a questi pensieri.

Perciò, come dovete smettere di parlare per ascoltare quel che ho da dirvi, cosí dovrete smettere di pensare per scoprire che cos’è tutta questa faccenda della vita. E, nel momento in cui smetterete di pensare, entrerete in immediato contatto con ciò che Korzybski chiamò, in modo suggestivo, «il mondo impronunciabile», ossia il mondo non-verbale (qui c’è un gioco di parole tra word, parola e world, mondo, ndt). Alcuni lo chiameranno mondo fisico, ma tutte queste parole, «fisico», «non-verbale» ecc. sono tutte concettuali e «ciò» non è un concetto, è (batte col bastone). Perciò, quando vi risveglierete a quel mondo, vi renderete improvvisamente conto che tutte le cosiddette differenze fra io e l’altro, la vita e la morte, il piacere e il dolore, sono tutte concettuali, e non esistono affatto. Non esistono in quel mondo che è (batte ancora il bastone). In altre parole, anche se colpiti abbastanza forte, la botta non farà male, se sarete in uno stato di non-pensiero. Ci sarà una certa esperienza, mi capite?, ma non la chiamerete «male».

Quand’eravate piccoli e venivate picchiati e piangevate, i grandi vi dicevano «non piangere» perché non volevano farvi male e farvi piangere nello stesso tempo. In certi casi la gente si comporta in modo davvero strano. Ma, voi lo sapete bene, in realtà volevano farvi davvero piangere. Lo stesso quando vi capitava di vomitare. Vomitare va bene se avete mangiato qualche schifezza, ma vostra madre diceva «Gesummaria!» e cosí voi vi reprimevate, imparando che vomitare non è una bella cosa. E, ancora, quando avete visto morire qualcuno e tutti intorno a voi hanno cominciato a piangere e a lamentarsi, voi avete imparato che morire è una cosa tremenda. E quando qualcuno s’ammalava, tutti diventavano ansiosi, cosí voi avete imparato che ammalarsi è una cosa terribile. L’avete imparato da un concetto.

Prima dell’inizio di questa conferenza, abbiamo praticato lo Za-zen, lo Zen seduto. Incidentalmente, vi dirò che ci sono altre tre specie di Zen, oltre lo Za-zen: lo Zen in piedi, lo Zen camminato e lo Zen sdraiato. Nel buddismo si parla di quattro dignità dell’uomo: in cammino, in piedi, seduto e sdraiato. E si dice:«Quando siedi, siedi; e basta. Quando cammini, cammina; e basta. Ma, qualunque cosa tu faccia, non tentennare». In effetti, però, potete tentennare, se sapete tentennare bene…

Quando chiesero al vecchio maestro Hiakajo che cosa fosse lo Zen rispose:«Quando ho fame mangio, quando sono stanco dormo». Obiettarono:«Ma non è questo quel che fan tutti?».«Oh, no!» rispose«Niente affatto. Quando hanno fame non mangiano e basta, bensí pensano a un mucchio di cose. Quando sono stanchi non dormono e basta, ma sognano un mucchio di cose».

Alan Watts

Alan Watts

Come definiamo noi stessi ~ Alan Watts

Questo fluire ininterrotto è il Tao ~ Alan Watts

Non cercate di liberarvi dalla sensazione dell’io: consideratela, finché dura, un aspetto o un gioco dell’intero processo, come una nuvola o un’onda, il sentir caldo o freddo e come qualsiasi cosa che accade da sola.

Il cercare di liberarvene finirebbe col rafforzare la realtà di quella sensazione.

Liberarsi dal proprio io è l’ultima possibilità che rimane all’invincibile egoismo.

Quando la sensazione di essere separati è vissuta come tutte le altre, svanisce dimostrandosi il miraggio che è in realtà.

Quando gli “esercizi spirituali” sono praticati con lo scopo di raggiungere il risveglio spirituale, rafforzano l’illusione che l’io possa essere strappato e gettato da qualche parte.

Non esiste un sé (soggetto) separato che possa fare o non fare cosa alcuna in merito a questo problema. Così può apparire evidente che se non c’è un io soggettivato ad essere perplesso la corrente dell’esperienza può semplicemente fluire da se stessa senza ostacoli. Da questa consapevolezza il verso:

Le montagne blu sono da se stesse montagne blu
Le bianche nubi sono da se stesse bianche nubi.

Questo fluire ininterrotto è il Tao, la via o il corso della natura.

Perché guardare le stelle o guardare le nubi? Perché veleggiare senza destinazione? Nulla è veramente spiegato dalla sua causa o dalla sua motivazione, perché noi troviamo solo cause dopo cause finché non possiamo più inseguirle.

Io ho compreso che il passato ed il futuro sono vere illusioni, che essi esistono nel presente, che è quello che c’è ed è tutto quello che c’è.

Alan Watts 2

Tratto da Il tao. La via dell’acqua che scorre e La saggezza del dubbio. Messaggio per l’età dell’angoscia di Alan Watts

C’è semplicemente tutto questo ~ Alan Watts

Un giovane alla ricerca della saggezza spirituale si era posto sotto l’insegnamento di un famoso santone. Il saggio lo prese al proprio servizio personale, ma dopo qualche mese il giovane si lamentò di non avere ancora ricevuto alcun insegnamento. «Che dici mai!», esclamò il santo, «Quando mi portavi il riso, forse non lo mangiavo? Quando mi portavi il tè, forse non lo bevevo? Quando mi salutavi, non rispondevo al tuo saluto? Quando mai ho trascurato di impartirti il mio insegnamento?». «Temo di non capire», rispose il giovane completamente sconcertato. «Quando vuoi studiare la cosa», rispose il saggio, «studiala direttamente. Se cominci a pensarci sopra la perdi affatto di vista».

Quando capiamo realmente che siamo ciò che vediamo e sappiamo, non ce ne andiamo in giro per la campagna pensando: «Io sono tutto questo». C’è semplicemente tutto questo.

Possiamo solo tentare una filosofia razionale e descrittiva dell’universo, basata sul presupposto che siamo completamente separati da esso. Ma se noi e i nostri pensieri siamo parte di questo universo, non possiamo starne fuori e descriverli. Ecco perché è inevitabile che tutti i sistemi filosofici e teologici finiscano con l’andare in frantumi. Per ‘conoscere’ la realtà non puoi starne fuori e definirla; devi entrarci dentro, esserla, sentirla.

La filosofia speculativa, quale la conosciamo in Occidente, è quasi interamente un sintomo della psiche divisa, del tentativo dell’uomo di uscire da se stesso e dalla propria esperienza per verbalizzarla e definirla.

Ma la psiche indivisa è libera da questa tensione dovuta al tentativo di uscire sempre da se stessi e d’essere altrove dal qui e ora.

Se invece capiamo che viviamo in questo istante, che siamo davvero questo istante e nessun altro, è una danza e quando danziamo non abbiamo intenzione di andare in alcun luogo. Continuiamo a girare, ma senza l’illusione di inseguire qualcosa.

Scopo e significato del danzare è la danza. Non si esegue una sonata per raggiungere l’accordo finale

Alan Watts

Tratto da La saggezza del dubbio. Messaggio per l’età dell’angoscia
di Alan W. Watts

La realtà non esiste ~ Alan Watts, Stephen Jourdain e Michael Talbot

Il testo seguente è tratto da un discorso di Alan Watts nel 1965, intitolato ‘’Nuotando senza testa’’. E’ stato stampato nel libro ‘’Talking zen’’ e faceva parte di un seminario sul taoismo a Big Sur in California.

L’arte di vivere è di agire nel mondo come se foste assenti: questa situazione è realmente costruita nella fisiologia stessa del nostro corpo. Vi faccio una semplice domanda: -Che colore ha la vostra testa dal punto di vista dei vostri stessi occhi?

Percepite che la vostra testa è scura o che non ha un colore definibile; all’esterno poi vedete il vostro campo visivo come fosse un’ovale, poiché i vostri occhi funzionano come due centri di un’ellisse. Cosa c’è tuttavia al di là del campo visivo? Di che colore è il luogo in cui non potete vedere nulla?…

Non c’è affatto colore al di là del campo visivo e il carattere cinese hsuan (profondo, oscuro) si riferisce a questo tipo di ‘’non-colore’’ che è il colore della vostra testa, dal punto di vista dei vostri occhi. Forse potremmo dire che l’invisibilità della propria testa, in un certo senso la mancanza di una testa è il segreto dell’essere vivi.

Essere senza testa (non avere una testa nel senso a cui mi riferisco ora) è il nostro modo di parlare dell’espressione cinese wu hsin ossia ‘senza mente’.

Infatti se volete vedere l’interno della vostra testa, tutto quello che dovete fare è tenere gli occhi ben aperti, perché tutto quello che esperimentate nel campo visivo esterno è uno stato del vostro cervello.

Tutti i colori e le forme che voi vedete, sono il modo in cui i neuroni del cervello traducono gli impulsi elettrici nel mondo esterno, fuori dall’involucro corporeo, all’esterno cioè della nostra pelle. Essi producono ciò che avviene in impulsi che a noi appaiono come forme e colori. Forme e colori sono dunque stati dei nostri neuroni, quindi ciò che vedete quando i vostri occhi sono aperti è quello che succede all’interno della vostra testa. (N.d.T. Pribram grande neurofisiologo, afferma che il mondo è nelle nostre retine, non al di fuori). Voi non vedete il vostro cervello come una struttura ondulatoria interna, vedete il vostro cervello in cio’ che appare come esterno a voi!

In tal modo il ‘’vuoto’’ della vostra testa è la condizione per vedere qualcosa e la trasparenza del cristallino degli occhi è la condizione per vedere colore e forma.

Il mistico del 13 °secolo Meister Eckart diceva: “Poiché il mio occhio non ha colore, può discernere il colore”. Questa è una riaffermazione dell’idea fondamentale taoista dell’essere assenti come condizione dell’essere presenti.

Quello che segue è tratto da ‘Misticismo e nuova fisica ’ di Michael Talbot

Secondo la nuova fisica non esiste un mondo ’’là fuori ’’. La coscienza crea tutto questo. Non c’è limite ai meccanismi di coscienza che strutturano una realtà. Cosi’ come la mente puo’ alterare il super-ologramma (vedi paradigma olografico) della realtà, così puo’ anche creare realtà interamente nuove. Il meccanismo che struttura la realtà è associato al sistema nervoso umano e cio’ si effettua considerando il cervello umano come se fosse un biocomputer. Cosi’ anche vari metodi di yoga o controllo mentale sono viste come dischetti usati per raggiungere porzioni del sistema nervoso umano che struttura la realtà.

Keith Floyd in ’’Of time and mind’’ asserisce:- E’ assai plausibile che un neurochirurgo non possa mai trovare la sede della coscienza, poiché essa non implica uno o piu’ organi, ma l’interazione di campi d’energia all’interno del cervello. I neurofisiologhi non troveranno quello che cercano al di fuori della loro coscienza, poiché quello che cercano è cio’ che sta cercando. –

Come in un ologramma la coscienza contiene in ogni singola parte il programma del tutto.

K. Floyd propone che un modello olografico di coscienza possa spiegare chiaramente i processi di memoria, percezione e immaginazione. Se questo ologramma organico non puo’ processare percezioni in 3D creerà la propria realtà da percepire/concepire.

Individui posti in camere, private totalmente dalle sensazioni, cominciano ad allucinare e sintetizzare le loro realtà interne. Se la mente umana è tagliata fuori dal cosiddetto mondo fisico, ha la proprietà notevole di creare il proprio mondo. Come dice John Lilly, l’universo è soltanto un pacco di moduli di energia neuronale accesi nella nostra testa.

Quindi non c’è molta differenza tra queste allucinazioni e cio’ che percepiamo come realtà esterna.

Cio’ vale a dire che tutti i mondi sono nella mente.

Il neurofisiologo Karl Pribram di Stanford ipotizza anch’egli un modello olografico di coscienza. Le rappresentazioni olografiche sono incredibili meccanismi associativi.

K. Floyd pensa che l’area immediatamente posteriore al chiasma ottico sia la sede della placca olografica neuronale. La ghiandola pituitaria, il talamo, l’ipotalamo e la ghiandola pineale sono associate al senso di essere coscienti. La ghiandola pineale, sensibile alla luce è simile alla retina dell’occhio e sembra servire a costruire percezioni e memoria.(il ‘terzo occhio ’ della tradizione orientale). Tuttavia se si recide questa ghiandola ad un topo, questo fa solo spostare il suo orologio biologico, niente di piu’. Quindi questa placca olografica che egli credeva fosse un organo è invece solo una funzione. Di qui la comprensione che la coscienza è interazione di campi d’energia all’interno del cervello.

Il filosofo Charles Muses conclude: -Viviamo in un mondo proiettato di solidi ologrammi neuro-elettrici, un mondo di simulacri… le foglie, la montagna… sono configurazioni di microscopiche, turbolente particelle/onde. –

Se vogliamo capire il fenomeno della visione collettiva, dobbiamo esaminare le nostre nozioni di realtà oggettiva. Fin dall’infanzia ci insegnano che c’è un consenso alle nostre percezioni. Se uno vede qualcosa come albero, un altro lo vedrà come tale: se c’è discordanza tra due osservatori sospettiamo giustamente che qualcosa non va. Questo perché crediamo che vi sia un universo fisico ’’là fuori’’.

Perché quest’urgenza di conformità di percezioni? Perché l’abbiamo insegnato a noi stessi. Uno scienziato, J.R. Smithies fa notare che l’universo del neonato è quasi allucinatorio, ma quando cresce egli impara ad ignorare alcune realtà, considerate allucinatorie dagli adulti. Secondo Piaget (‘Il bambino e la realtà’) la percezione è imparata, egli impara a vedere le forme geometriche, egli impara a vedere in 3D. L’abilità di percepire puo’ essere innata, ma è chiaro che impariamo cosa percepire.

La mente umana non percepisce quello che è là, ma quello che crede sia là. Vediamo perché la retina assorbe la luce e porta segnali al cervello e cosi’ per altre sensazioni. Le retine non vedono i colori. Là fuori non ci sono né luce, né colore, solo onde elettromagnetiche; là fuori non c’è né suono né musica, solo variazioni di pressione periodiche. Non siamo nati nel mondo, siamo nati in qualcosa che creiamo come mondo- dice von Foerster.

L’ambiente che percepiamo è la nostra invenzione.

Nella speranza di trovare elettroni i fisici hanno trovato quello che la coscienza voleva trovare.

Alexandra David-Neel, scrittrice inglese che visse in Tibet all’inizio del sec. XX, racconta di studenti tibetani trovati morti dopo la cerimonia di visualizzazioni del chöd.

Ne chiese la ragione ad un lama che le spiego’:-Quelli che sono morti furono uccisi dalla paura. Le loro visualizzazioni erano la creazione della loro immaginazione. Colui che non crede nei dèmoni non sarà mai ucciso da essi. Uno studente domando ’: – Allora se un uomo non crede nell’esistenza delle tigri non sarà mai divorato da una di esse? –

Il lama replico’: – Le visualizzazioni o forme mentali volontarie o meno, sono un processo misterioso. Cosa diventano queste creazioni? Forse che – come bambini nati dalla carne- questi bambini della nostra mente, si separano da noi, fuggono dal nostro controllo e recitano la propria parte? –

Lo scopo delle visualizzazioni della scuola tibetana vajrajana è di diventare abili nel creare costruzioni mentali e poi farle sparire nel vuoto, …in modo che la manifestazione non-duale della realtà sia trasformata da concetto intellettuale in esperienza. La non-dualità non è solo creduta, ma sentita, vissuta.

J.C. Pearce dice:-La nostra realtà è costruita da parole, perché la coscienza crea la realtà e la coscienza come ce l’hanno insegnata a conoscerla, è inizialmente sperimentata linguisticamente.

Le nostre menti creano una stabile somiglianza dei fatti e poi trovano conforto in questa stabilità. Sri Aurobindo dice:- L’apparente stabilità dei fenomeni è data dalla costante ripetizione delle stesse vibrazioni e formazioni. –

Satprem (discepolo di Aurobindo) conferma che sono sempre le stesse lunghezze d’onda a cui ci agganciamo inconsciamente, secondo le leggi (abitudini) del nostro ambiente, della nostra educazione… ma in realtà tutto è un costante flusso d’energia.

J.C. Pearce afferma che la nostra costruzione della realtà diventa un uovo cosmico che ci protegge dall’arbitrarietà delle nostre regole, essa è contingente al fatto che noi la crediamo… ma non dobbiamo forzarci a non considerare altre uova cosmiche. Il malinteso è credere che vi sia solo un uovo cosmico giusto.

Come ci insegnano gli yogi vajrajana, nessun uovo è migliore di un altro. Tutti i valori sono creati dalla mente. Per evitare un collasso emozionale dobbiamo prendere la posizione dello yogi e sinceramente né credere né non credere in ogni insieme di leggi.

Quali cambiamenti cio’ potrebbe produrre nel mondo da noi creato? Un gruppo di storici potrebbe decidere quale genere di storia vuole trovare e poi farne la scoperta. Forse un giorno la storia invece di essere scientifica, farà parte della letteratura fantastica.

Come dice don Juan (nei libri di Castaneda):- Le cose sono reali solo dopo che si è imparato a mettersi d’accordo sulla loro realtà.

Abbiamo sognato il mondo e forse un giorno si scioglierà davanti a noi e diventerà altrettanto allucinatorio quanto le prime percezioni di un neonato.

Satprem dice:-Ci sono due vie per uscire da questo uovo che ci opprime…dormire( che equivale anche ad andare in estasi, meditare, ecc. ) o morire. Ma c’è una terza via, quella di svegliarci dal nostro sogno . –

Il noto fisico J. Wheeler è d’accordo sul fatto che la mente è la forza operante che rende il mondo manifesto… ed ha la capacità di trascendere il tempo per cui l’atto di osservare puo’ alterare eventi che sono accaduti milioni di anni prima.

Quello che segue è tratto da alcuni dialoghi di Stephen Jourdain.

Stephen Jourdain:-Prima del risveglio ero rinchiuso in un’identità, quella del soggetto interno che sta pensando a questo o a quello. Dopo il risveglio, il sogno si è dissolto ed ho scoperto che quello che ero realmente non era mai riducibile ad una qualunque identità.

Quest’affermazione porta lontano: si tratta del rifiuto di dare una realtà oggettiva a qualunque situazione in cui venga a trovarmi. Non è poco. Cio ‘equivale a trattare l’ ‘io’ che pensa a questo o a quello – che sia una questione filosofica o un pensiero banale – come scevro di realtà intrinseca in relazione a quello che sono veramente. Non c’è pericolo che mi chiuda in una qualsiasi identità. –

Domanda: Cos’è per te la morte?

S.J.: – La morte è un pensiero. Quando hai svuotato la morte da qualsiasi substrato oggettivo, da qualunque realtà, non può farti molta paura. E la morte fisica? Idem. Non credo all’esistenza di una realtà fisica. Né intellettualmente, né filosoficamente e soprattutto nelle mie sensazioni. Ignoro cosa sia il corpo fisico. –

– Ma – mi dirai – avrai pure un corpo, degli organi! –

– No! Sono solo del ‘ sapere ’, (delle conoscenze) dei pensieri che si devono cancellare – cosi’ come il cuore e la pallottola che lo trafigge, la mia morte, l’universo. Tutto questo va sradicato e cosi’ la lavagna dov’è notato, deve essere cancellata.

Gli occhi del pensiero sono occhi di vetro che non hanno mai visto nulla, poiché non esistono. Si deve portare l’interlocutore davanti a questa percezione del nulla. Un colpo di sciabola che poi deve essere esso stesso incluso in quello che viene sciabolato. Allora si elimina tutto: l’essere, il nulla, il domani, l’ieri, l’universo, dio, la storia. Purtroppo capirà intellettualmente, non con la propria vita. –

Da un incontro di Stephen Jourdain con Roger Godel (autore di un libro sull’esperienza della liberazione).

S.J.: -Abbiamo cominciato a parlare delle sigarette ‘gauloises’ esposte nella tabaccheria di St. Cloud, (nei pressi di Parigi) la loro esistenza e non-esistenza. Godel rifiutava l’esistenza oggettiva di quei pacchetti di sigarette, il che era sorprendente nel dire di uno scienziato (era cardiologo) come lui. Non credeva ad un substrato oggettivo. Il virus allucinatorio dello stato di coscienza abituale consiste inoltre nel credere ad una realtà oggettiva. Dunque Godel non credeva né a de Gaulle, né alla sfericità della terra.

Tutto ciò è puro pensiero, nulla, un po’ dei propri pensieri che portano la maschera della realtà. Rifiutare l’esistenza di un pacchetto di sigarette significa annientare tutto. –

-Tutto questo è un sogno. Ogni istante, quello che designiamo all’esterno della nostra coscienza e che ci appare cosi’ reale, dotato di una realtà autonoma, quello che percepiamo fuori di noi attraverso la finestra del nostro pensiero, tutto cio’ è allucinatorio. Non c’è un atomo di realtà. E’ un fenomeno immaginario. Sono effetti soggettivi a cui la tua coscienza addormentata, subdolamente, dà il marchio di una realtà autonoma e separata da te. Ecco la caratteristica dell’allucinazione.

Sentire reale il tuo passato, l’avvenire, Parigi, come realtà separate da te è essere allucinati, come il pazzo che cammina per strada e parla con un interlocutore inesistente! Una volta fatta questa conversione enorme, non c’è nulla di male se agiti le marionette e ti diverti.

Tuttavia si deve assolutamente percepire che la mia morte, io che produco questi pensieri, il diplodocus, Carlo Magno, sono solo marionette agitate dalla mia mente, ma in virtu’ di un’orribile malattia spirituale abbattutasi miliardi di anni fa, cioè adesso, subito, su di me, la mia mente non sente più le proprie dita che agitano la marionetta e la considera una realtà estranea a se stessa. La distruzione deve essere enorme. Non si puo’ attaccare il sogno solo per frammenti. Cosi’ come al mattino, il sogno sparisce totalmente, quando si è svegli.

Il cosmo è una bolla che la nostra mente mantiene soffiandola. Bisogna far scoppiare la bolla.

La vita dell’uomo nello stato di cose ordinario, si snoda in seno ad una bolla soggettiva che egli contiene ed alimenta, una contraffazione dell’universo che include un soggetto pensante. Quando si produce il clic!, la bolla scoppia, poiché lo stato abituale di coscienza non ha alcuna solidità e puo’ scoppiare da un momento all’altro.

Il nucleo dell’allucinazione è solo la credenza assoluta nel fatto che io produco un pensiero e, pur avendo l’intuizione che non sono miei i pensieri, conferisco loro uno statuto oggettivo, reale.

Tutto è Tao ~ Alan Watts

Che la nostra vita sia un istante di dissolvimento, in cui non c’è nulla e nessuno da afferrare, è il modo negativo di esprimere qualcosa che può essere anche espresso positivamente. Ma il modo positivo di esprimere questo concet­to non è affatto così efficace e potente, e può portare facil­mente a malintesi. La sensazione che ci sia qualcosa da af­ferrare riposa sull’apparente dualità di ‘Io’ ed esperienza. Ma la ragione per cui non c’è nulla da afferrare sta nel fat­to che questa dualità è solo apparente, cosicché il tentativo di “mordere” la realtà è paragonabile a quello di mordersi un dente con un altro dente. Una volta compreso questo fatto, si può comprendere altresì che il soggetto e l’oggetto, il sé e il mondo, sono un’unità o, più precisamente, una “non-dualità”, dato che la parola “unità” potrebbe essere intesa come esclusione della diversità.

Scompare così il senso dell’abissale distanza tra l’Io e il mondo, e la propria vita, intima e soggettiva, non sembra più separata e lontana da tutto il resto, dall’esperienza complessiva del flusso della natura. Diventa semplice, evi­dente, che “tutto è Tao”, un processo integrato, armonioso e universale dal quale è assolutamente impossibile devia­re. La sensazione è a dir poco meravigliosa, sebbene non ci sia una ragione logica per questo, salvo che essa non si debba ricercare, forse, nel sollievo connesso al sentirsi li­beri dall’esigenza cronica di doversi “confrontare” con la realtà. Da quel momento in poi, infatti, non ci si confronta più con la realtà. Semplicemente la si è.

Quando gli uomini giungono a provare questa sensazione, in modo spesso del tutto inaspettato, sono ten­tati immediatamente di attendersi da essa ogni genere di risultati, un atteggiamento che spesso fa sì che la sensazio­ne svanisca con la stessa rapidità con cui è comparsa. Gli uomini si aspettano che questa sensazione cambi loro il carattere, li renda migliori, più forti, più saggi, più felici. Poiché credono di aver afferrato qualcosa di inestimabile, se ne vanno in giro soddisfatti quasi avessero ereditato una fortuna.

A un maestro zen fu chiesto, un giorno: “Qual è la cosa più preziosa al mondo?”. Ed egli rispose: “La testa di un gatto morto”. “Perché?” “Perché nessuno può attribuirle un prezzo.” La comprensione dell’unità del mondo è come la testa di quel gatto morto. È la cosa più inestimabile, più inconseguente di tutte. Non dà risultati, non ha implicazio­ni né senso logico. Non se ne può ricavare alcunché, poiché è impossibile assumere una posizione al di fuori di essa da cui sporgersi ed estrarre qualcosa. L’intera nozione di “ac­quisizione”, “guadagno”, sia che si tratti di ricchezza, di saggezza o di verità, si rivela un circolo vizioso, come cer­care di placare i morsi della fame divorando se stessi a par­tire dalle dita dei piedi. E del resto, è proprio quello che facciamo comunque, dato che in realtà non c’è diffe-renza alcuna tra le dita dei nostri piedi e un’anatra arrosto: la soddisfazione è in ogni caso momentanea.

Ecco perché il Buddha disse al suo discepolo Subhuti: “Non ho guadagnato assoluta­mente nulla dal perfetto e insuperato Risveglio”. D’altro canto, però, se non vi è nessuna attesa, nessuna ricerca di risultati, e non si ottiene nulla oltre a questa “testa di gatto morto”, ecco che, improvvisamente e gratuitamente, mira­colosamente e senza ragione alcuna, scopriamo esserci molto più di quanto ciascuno abbia mai cercato.

Non è questione di rinunciare e di reprimere il desiderio – quelle sono le trappole con cui gli astuti cercano di catturare Dio. Non si può rinunciare alla vita, per la stessa ragione per cui non si acquisisce nulla da essa. Come vien detto nel Cheng-tao Ke:

Non puoi prenderne possesso,
ma non puoi perderlo.
Nel non poterlo prendere, lo prendi.
Quando tu taci, esso parla.
Quanto tu parli, esso tace.

Del resto, anche ciò che spesso si dice, ovvero che cer­care il Tao è perderlo, dato che il cercare pone una distan­za tra chi cerca e l’oggetto cercato, non è del tutto vero, co­me balza all’occhio quando cerchiamo spasmodicamente di non cercare, non desiderare, non afferrare. Nei confron­ti del Tao, molto semplicemente, non c’è atteggiamento sbagliato, poiché non c’è un punto al di fuori di esso da cui prendere un atteggiamento. L’apparente separazione del sé soggettivo è anche questa un’espressione del Tao, chiara e netta come il contorno di una foglia.

Alan Watts 2

Alan Watts

Il segreto della vita ~ Alan Watts

E che cosa riguarda tutto questo? Diciamo che uno deve vivere. E’ necessario sopravvivere. Vedi, davvero devi andare avanti. E’ tuo dovere. Noi pensiamo, in altre parole, è parte della nostra filosofia occidentale che pensiamo di avere una spinta per sopravvivere, che dobbiamo continuare a vivere perché qualche grande papà ci ha detto: “Tu devi continuare a vivere! Ed è meglio che tu lo faccia altrimenti…”

Non c’è davvero alcuna necessità di continuare a vivere. La paura della morte è completamente assurda perché se sei morto non hai niente da preoccuparti quindi sarai ok. Allo stesso modo, questa cosa qui, questa pianta, sono piuttosto sicuro che non dice a se stessa: “Tu devi continuare a vivere” Tu hai un istito a sopravvivere, che è qualcos’altro da te cui devi obbedire. Ora vedi, vivere, come questa pianta è qualcosa di spontaneo. In Cinese, la parola “natura”, si dice zìràn che significa “Ciò che accade da sé”, non sotto il controllo di un boss là fuori. E quindi tu fermi questo fiorire spontaneo della natura completamente se le dici: “Devi farlo”. E’ come dire a qualcuno: “Tu devi amarmi” Beh è ridicolo. Se io chiedessi a mia moglie: “Tesoro, tu mi ami davvero?” e lei dice: “Sto provando a fare del mio meglio” Non è la risposta che voglio. Io voglio che lei dica: “Non posso fare l’amarti, ti amo così tanto che ti potrei mangiare” E questo è ciò che la pianta sente nel crescere. Non sente che DEVE crescere. Non è sotto gli ordini. Non è una catena militare di comandi. Fa questo spontaneamente. Così che quando cerchi di comandare questo processo spontaneo lo interrompi.

Ciò che in fondo sei, molto in profondità, è semplicemente il tessuto e la struttura dell’esistenza stessa. La Realtà in sé è meravigliosa. E’ il plenum, la pienezza della gioia totale. E tutte queste stelle, se guardi fuori nel cielo, è uno spettacolo pirotecnico come vedi il 4 di luglio, che è una grande occasione per celebrare. L’universo è una celebrazione, è uno spettacolo pirotecnico per celebrare che l’esistenza è. Vedi questo è il vero segreto della vita: essere completamente coinvolto con quello che stai facendo nel qui e ora, e invece di chiamarlo lavorare realizza che questo è giocare.

Alan Watts

Alan Watts, trascrizione di un discorso tratto da Work as Play

Il Vero Te ~ Alan Watts

Se sei pronto a svegliarti, ti sveglierai e, se non sei pronto, tu continuerai a presumere di essere solo un povero uomo.

E, dato che siete qui, e avete intrapreso questo tipo di ricerca e state ascoltando questo tipo di letture, posso assumere che siete tutti sulla strada per il risveglio. Oppure stai stuzzicando te stesso con una qualche sorta di flirt verso il risveglio al quale non sei veramente dedito. Ma assumo che forse tu, anche non essendo dedito, sei sincero, che sei pronto a svegliarti. Quindi, quando sei sulla via del risveglio e stai scroprendo chi sei realmente, ciò che fai è ciò che l’intero universo sta facendo nel posto che tu chiami “QUI E ORA”.
Tu sei qualcosa che l’intero universo sta facendo come l’onda è qualcosa che l’intero oceano sta facendo. Il vero Te non è un pupazzo comandato dalla vita; il vero, più profondo Te, è l’intero universo.

Per cui, quando muori, non farai i conti con una non-esistenza eterna, perchè non è un’esperienza.
Tante persone hanno paura che quando muoiono, resteranno per sempre intrappolate in una stanza oscura e subiscono questo.
Ma una delle cose più interessanti in questo mondo; e questo è una specie di yoga, una via della realizzazione…prova e immagina come sarebbe andare a dormire e non svegliarsi più.
Pensa questo. I bambini pensano questo.
E’ una delle più grandi meraviglie della vita.
Come sarebbe andare a dormire e non svegliarsi più?
E se pensi abbastanza a questo qualcosa accadrà.
Scoprirai, fra le altre cose, che una nuova domanda nascerà in te:
Come è stato svegliarsi senza essere mai andati a dormire?
E’ ciò che è successo quando sei nato.
Vedi, non puoi avere un esperienza del nulla; la natura detesta il vacuo.

Per cui, una volta morto, l’unica cosa che può succedere è la stessa esperienza, o qualcosa di simile, di quando sei nato. In altre parole, noi tutti sappiamo molto bene che alcune persone muoiono e altre nascono; e loro sono tutti te, solamente che tu puoi sperimentare un’unica esperienza per volta.
Tutti sono Io, voi tutti sapete che siete voi, e dovunque esistano esseri attraverso tutte le galassie, questo non farebbe alcuna differenza, tu sei anche loro.
E quando loro diventano coscienti, anche tu lo diventi, lo sai molto bene; solo non devi ricordare il passato proprio come non pensi a come funziona la tua ghiandola tiroidea, o qualsiasi altra cosa nel tuo organismo; non hai bisogno di sapere come splende il sole.
Semplicemente lo fa, proprio come respiri.
Non sei realmente stupito di quanto tu sia meravigliosamente complesso e di come tu stia facendo tutto questo senza aver mai ricevuto nessuna educazione su come farlo?

Alan Watts 2

Alan Watts, estratto da “Does it do you, or do you do it”

Essere consapevoli ~ Alan Watts