Come fare l’esperienza di essere nessuno? ~ Karl Renz

Domanda: Certi risvegliati dicono che il risveglio arriva nonostante e mai a causa di una qualunque disciplina spirituale.

Karl Renz: Significa che il tu sei non può essere influenzato da alcuna azione o non-azione. Tu sei, malgrado ogni avvenimento e mai a causa di qualunque cosa sia. Tutto ciò che avviene in questo mondo di sensazioni non può cambiare ciò che gli è “anteriore”. Vedi totalmente che tu sei, malgrado qualsiasi cosa, che tu sei senza causa, che tu non sei qualcosa che ha una causa e un effetto. Si chiama risveglio, ma io parlerei semplicemente di un’altra “tazza di caffè”. Non è né un’esplosione di fuochi d’artificio, di luci né di scosse di un terremoto spettacolare. Non è niente di speciale.

D: Come arriva il risveglio nella vita di qualcuno?

K.R.: Il risveglio non arriva mai nella vita di qualcuno. Per ciò che tu sei, non c’è né prima né dopo. Non puoi far entrare ciò che tu sei in una storia. Non è mai in qualche cosa. Come non c’è né prima né dopo il risveglio. Questo non è mai arrivato a nessuno, nemmeno a questo qui (si indica col dito). In ogni caso, non è mai successo niente. Anche il risveglio non accade.

D: Ma, prima, aspettavi qualcosa?

K.R. Anche prima, non c’era nessuno con delle attese, ma se si vuole stabilire una qualunque differenza, prima, c’era l’intenzione di “fare” e l’intenzione è un altro nome per colui che fa ora, c’è semplicemente fare o non fare, e tutto ciò che c’è, è meditazione.

Ma non c’è né prima né dopo, è sempre la meditazione. Quando la meditazione è intenzionale, c’è una persona che fa qualcosa, un meditante. Ora, c’è la meditazione senza l’intenzione di ottenere una qualsiasi cosa. In questa azione di meditazione, non c’è attesa. C’è sempre un’azione, ma niente ne può derivare. Vedendo totalmente che niente può essere dato né tolto, c’è quello che si chiama la pace immensa, che è sempre stata presente. La coscienza, che andava verso il movimento dell’attesa, è ora lì dove deve essere, da nessuna parte.

D: E’ allora un movimento impersonale. E il soggetto che agisce non ha niente a che vedere lì dentro.

K.R.:E’ sempre stato un movimento impersonale. Colui che fa non ha mai fatto niente. E’ solo un’idea. Ogni azione è compiuta dalla totalità dell’esistenza stessa. Qui-ora non c’è che la Coscienza. Ogni parola è detta da quella Coscienza e chi ascolta non è differente da chi parla. Non c’è che la Coscienza.

D: Come un individuo, che, come me, fa l’esperienza di esistere, può in seguito dire “non sono colui che fa”?

K.R.: E’ ancora un concetto. Hai solo cambiato concetto. Dapprima dici:” Io sono colui che fa”, poi hai una percezione della realtà: “Io non sono colui che fa”. Ma chi dice questo? Queste due dichiarazioni hanno bisogno di una persona per esprimerle. Le due esperienze, personale, poi impersonale, hanno bisogno di colui che le vive. Ma quello è già sperimentato da Quello che gli è anteriore e che non ha nessuna idea di personale o impersonale. Colui che definisce si definisce nel personale e l’impersonale, o nel vuoto e la pienezza, ma Quello è l’assenza assoluta di ogni definizione, perché non esiste nemmeno qualcuno per definire. Non sapendo assolutamente ciò che tu sei o che non sei, sei Quello.

D: Ma c’è la sofferenza.

K.R.: No, c’è il dolore, ma non è la sofferenza. La sofferenza dipende da una psiche, da una storia di sofferenza. S’inscrive  nel tempo. Il dolore è come un’esperienza in questo adesso infinito. Se, più tardi, pensi a quel dolore, tu crei la persona poi la distruggi, ma lei non è mai stata reale. Se ti risvegli, non lo prendi personalmente, perché ci sono molte persone che cadono nel trabocchetto di credersi risvegliate. Eccone una dichiarazione!

D: Molti maestri propongono di offrire la sofferenza.

K.R.: No, no, offrirei colui che soffre. Ramana diceva di offrire la devozione, di rinunciare alla rinuncia. Offrendo la devozione, offri il devoto, colui che fa l’offerta. Infatti ti rendi conto che è una impossibilità assoluta, perché ciò che non hai, tu non lo puoi offrire. Tu non possiedi assolutamente niente. Dico spesso che mia nonna è stata il mio più grande maestro. Quando cercavo i miei  giocattoli, mi diceva sempre: “Chiudi gli occhi, cosa vedi adesso?” “Niente” “Questo, proprio questo ti appartiene”.

Non si può aggiungere niente. E’ come essere nel sonno profondo, perfetto, assoluto, senza conoscere niente né non conoscere, anche senza conoscere cos’è la perfezione. E’ la bellezza stessa, assoluta, senza alcuna idea né di bellezza né di bruttezza. E’ la libertà stessa, nell’assenza totale di ogni idea di libertà o non libertà.

D: Ma quando soffro?

K.R.: Soffri unicamente perché hai l’illusione che la sofferenza potrebbe avere una fine. Tu soffri per un’attesa, pensi che imparare dal passato ti porterà qualcosa nel futuro. Infatti vuoi evitare te stesso, perché il dolore fa parte della realizzazione e ogni esperienza è un’esperienza di te stesso. Non puoi evitare te stesso, perché sei Quello. Tu SEI Quello!

D: La realizzazione del corpo-organismo Renz è la stessa di quella di Ramana, di Budda, di Nisargadatta, dei grandi maestri tibetani?

K.R.: Ramana direbbe che la forma che vedi davanti a te non può mai realizzare il Sé. Ciò che è il Sé è sempre realizzato e non ha mai bisogno della realizzazione di un qualunque contenitore. La forma che tu chiami Ramana è semplicemente un’espressione di Quello, non può mai realizzare là dove viene. Ma ciò che è Ramana, il Sé, è sempre realizzato e non è mai, mai stato non realizzato. Questa realizzazione non è mai nuova, non è mai prima né dopo, e non ci sono vie verso Quello.

Ciò che è anteriore anche alla luce deve essere  presente in  ogni circostanza, essendo ciò che sono le circostanze. Ciò che è la soddisfazione stessa non può essere soddisfatto né dalla forma, né dal vuoto, nemmeno dalla luce. Pertanto, tutti e tre promettono ciò che puoi chiamare libertà, ma una promessa di libertà non può soddisfarti, perché tu sei la soddisfazione stessa e nessuna luce, nessun vuoto, nessuna forma possono aggiungere alcunché alla tua natura.

Sono seduto qui per dirti che, se ciò che è, l’esistenza assoluta, avesse bisogno di una situazione speciale di luce o di vuoto o di qualche specie, non sarebbe un’esistenza assoluta, perché dipenderebbe da qualche cosa. Qualificare l’esistenza come assoluta significa semplicemente che l’esistenza è quella che è. Ciò che tu sei non ha assolutamente bisogno di nessun cambiamento. E ciò che ha bisogno fa parte di questa terra di ombre effimere, di impressioni sensoriali e instabili.

Perfino la prima luce non è il sole stesso, essa ha bisogno di lui per rispendere; ma, tu non sei né la luce né ciò che ne deriva, tu sei Quello che è il sole.

Quello è presente qui-ora. Niente deve andare né venire per Quello. Nessuna circostanza particolare può portarti più qualità; nessuna identificazione o disidentificazione, nessuna disciplina o non disciplina, nessuna credenza, nessuna fede.

Tu sei la qualità dell’esistenza stessa, lo stesso vivente, tutto quello che puoi immaginare. La prima immaginazione è la luce ed essa non può che essere presente  se tu la immagini. Ma chi l’immagina non può mai immaginare se stesso. Così, tutto ciò che deriva da quella prima immaginazione, sono i riflessi infiniti di quella luce. E tu non puoi diventare più o meno di ciò che sei per la loro presenza o la loro assenza. E ti dico, quella totale assenza di scappatoia, è la pace. Se puoi vedere totalmente che ogni circostanza che si presenta non può essere che una conoscenza o una realizzazione relativa, essa non ti soddisferà mai.

Tu ti preoccupi di ciò che arriva solo perché aspetti un sollievo, una soluzione, ma non succederà mai per questo problema che non è mai esistito. Per trovare una soluzione, bisogna dapprima trovare un problema.

 

D: Allora, continuo a vivere come vivo?

K.R.: Niente continua, niente arriva, niente se ne va. La coscienza non fa che prendere un’altra forma, poi un’altra, poi un’altra ancora nella totalità dell’esistenza, ma anche questo non si muove. Infatti tu guardi la scena seguente del film che è già stato girato. La manifestazione dell’esistenza non appare né dispare mai. Tu non puoi cambiare il minimo dettaglio.

 

D: Ma, per un qualsiasi cammino spirituale, devo almeno credere che c’è un libero arbitrio.

K.R.: Il libero arbitrio è un’esperienza che non puoi decidere di fare. C’è un’esperienza sia di libero arbitrio che di non-libero arbitrio e queste due esperienze fanno parte della realizzazione di ciò che tu sei. Ma nei due casi, non c’è nessuno per avere un libero arbitrio o no.

Un giorno, fai l’esperienza del libero arbitrio e, il giorno dopo, del contrario. Ma guarda, colui che fa l’esperienza, è quello che sei? In realtà è già un personaggio di sogno.Dire che non c’è libero arbitrio è ancora un’idea e questo non aiuterà. Ma il più bello è che tu non hai bisogno di alcun aiuto da nessuno. Ogni conoscenza o chiarezza cui puoi aspirare è in ogni caso effimera, ma la conoscenza che tu sei non può essere né data né ripresa, essa è assolutamente indipendente da ogni idea di libero arbitrio o no. Le due cose sono dei concetti che non possono cambiare ciò che sei. Volontà di Dio o no, trova anzitutto Dio e poi se ne potrà parlare.

 

D: Ho cercato tutta la vita e non l’ho mai trovato. Ho bisogno d’aiuto.

K.R.: D’aiuto? No, non posso aiutarti. Tu non hai bisogno d’alcun aiuto e quello che ha bisogno d’aiuto non mi interessa. Io ti aiuto forse a scoprire che non hai bisogno di nessun aiuto.

 

D: Quando rispondi alle mie domande, hai l’intenzione di essere compreso?

K.R.: No, ciò che dico è una mancanza totale di pertinenza. E’ il divertimento del Sé senza alcun necessità, un divertimento automatico, una realizzazione spontanea. Qui, non c’è nessun aiuto.

 

D: Le tradizioni religiose come le si conoscono danno l’impressione di cosificare il reale.

K.R.: Nel buddismo si chiama “preservare il dharma”, il dharma degli insegnamenti o del mondo, mantenere il samsara in vita. E’ il dovere del funzionamento di questa religione, un funzionamento di sopravvivenza, perché la manifestazione in quanto tale deve continuare. Tuttavia, non è né bene né male. Conservare gli insegnamenti o ciò che può essere insegnato in vita non è che un puro sistema di sopravvivenza, però puoi vedere che nessun insegnamento  o nessun metodo può farti raggiungere ciò che sei, ed è per scoprire questo che esistono metodi ed insegnamenti.

 

D: Quale sarebbe il buon metodo?

K.R.: Non importa quale. Non ci sono metodi speciali, certi dicono che “nessun metodo” sarebbe il metodo migliore, ma neanche questo può aiutarti.

 

D: Se penso che sono la pace, vuol dire che non lo sono.

K.R.: Tu sei ancora e sempre la pace. Non puoi lasciare ciò che sei, non ha importanza se cadi nella separazione o no. Lasciare ciò che sei e ritornare a ciò che sei non è che un sogno. I sogni non possono né farti né disfarti. Non hai mai lasciato la casa, tu sei quello che è la casa. Che tu sogni di essere un affittuario o no, tu sei sempre quello che è la casa. Per te, per ciò che sei, non c’è necessità che cambi qualcosa. Non c’è andare e venire.

D: Tu ti ricordi del tuo stato prima dell’esperienza?

K.R.: Posso solo dire che, per ciò che sono, non c’è né prima né dopo. Questo era non importa quando ciò che era, ciò che sono. E per Quello non c’è né prima né dopo.

 

D: Allora questa esperienza non ha in se stessa né data né ora?

K.R.: Non ha impatto. E’ questo l’impatto. Che niente abbia impatto è un impatto assoluto per ciò che sei. Tu non puoi “impacchettare” niente, lasciando tutto, non puoi far sparire niente. Niente è dovuto partire. Niente è mai stato là, dunque niente deve andar via.

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Dalla rivista 3ème Millenarie n. 74 – Traduzione di Luciana Scalabrini

Sii ciò che non puoi non essere ~ Karl Renz

Quella pace è imperturbabile. Non arriva attraverso un silenzio o delle parole. Anche solo l’idea che un “io” relativo possa creare “Quello”!
Lì, nessuno può esistere. È la bruciatura più fredda che tu possa ricevere. A nessuno importa se esisti o no; se hai capito qualcosa oppure no. Tutte le esperienze di risveglio che hai avuto non interessano assolutamente nessuno, neanche i cani. Anche solo immaginare che l’Essere abbia bisogno del risveglio di questa scoreggia qua, che idea!

Sii ciò che non puoi non essere. Tutto il resto, sono trucchi di magia. Posso solo ripeterti continuamente: “Guarda, non è poi così terribile; è peggio. Ma la cosa non ha alcuna importanza.”
Posso solo mostrarti la mia stessa impotenza : non posso darti nulla né toglierti nulla.
La pace è eternamente presente, in un modo che non è neanche più visibile. Posso solo indicarlo.

Sai assolutamente che non puoi mai raggiungere ciò che sei. Ma ci provi comunque, e non ha la minima importanza. Non si può fare nulla di sbagliato. Dunque neanche nulla di giusto. Ad ogni modo non si fa mai nulla, e non fa nulla.

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Karl Renz

Preparazione al risveglio ~ Karl Renz

Domanda: A volte lascio fluire i pensieri come una folla umana. L’uno guarda, l’altro no. Questa è meditazione. Con questo giungo ad uno stato meravigliosamente rilassato. Potrebbe essere questa una preparazione al Risveglio?

Karl: Ci può essere solo una preparazione che riguarda te stesso. Non appena appari sulla scena del mondo, già provi nostalgia per te stesso. Finché la tua realtà è l’idea di vita, ti struggi dal desiderio di quello che aldilà di essa. Di qualcosa che non sia condizionato dallo spazio-tempo, di una vita che è libertà Questa nostalgia compare appena apri gli occhi. La nostalgia della beatitudine ha
guidato ogni tuo passo. E ogni passo è una preparazione all’ultimo passo che porta al nulla, all’Abisso, in questo Mistero.

D.:Ma ci sono forse passi che portano in modo più diretto a quello?

K.: Esistono vie o passi speciali? No. Ogni passo è un passo speciale verso te stesso. Ogni respiro, fino all’ultimo, finché l’Io cessa di respirare, ma si lascia respirare. Ci sono passi ma non hanno un carattere speciale. Confida semplicemente in quello che fai, poiché questa nostalgia ti condurrà in
un modo o in un altro. Il Sé sa come trovarsi, meglio di qualunque altro maestro o di qualunque altra cosa. E non c’è scappatoia. Non puoi sfuggire a te stesso!

D.: Ma la lettura di certi libri o il fatto di venire qui possono aiutarmi?

K.: Non credere che un’azione abbia più valore di un’altra. E’ solo la parte qualitativa del Sé che porta a se stessi.

D.:Ma il fatto che legga certi libri o che venga qui avviene a causa del desiderio di ritrovarmi o di ritrovare il Sé.

K.: Il Sé nella sua aberrazione, nel suo piccolo “io”, cerca quello che è nella sua totalità. Ma non può far nulla, poiché non si è mai perso! Puoi solo trovare quello che hai perso. E puoi solo ricordarti di qualcosa che hai dimenticato. Ma tu non hai perso nulla e per questo non troverai mai niente. E non hai dimenticato nulla e per questo non puoi ricordarti di nulla. Ogni tentativo di poter giungere al sapere assoluto tramite il sapere relativo rimane un pio desiderio. Tutto quello che fai è meraviglioso, ma non porta a nulla. Eppure ogni passo compiuto dal Sé porta inevitabilmente al Sé! Ad un certo momento uscirà dal suo torpore e vedrà che non si era mai smarrito. Ecco tutto. Non si tratta di scoprire qualcosa, ma piuttosto di costatare che colui che cerca non troverà mai qualcosa, perché è egli stesso l’oggetto della ricerca.

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Tratto da Il miraggio dell’illuminazione e altri errori concettuali di Karl Renz

Ciò che sei è ‘neti neti’ ~ Karl Renz

“Nella presenza hai infinite idee a proposito di chi sei, e nell’assenza non c’è alcuna idea di chi sei. Ma non sei né la presenza delle idee di immaginazione né l’assenza di immaginazione. Ciò che sei viene chiamato ‘neti neti’ [espressione sanscrita che significa ‘né questo né quello’].”

“Gesù disse: ho incendiato il mondo e veglierò su di esso finché brucia.

Parlare di Quello ascoltare a proposito di Quello. Ramana lo chiamava il più supremo dei tapas ( esercizi spirituali) semplicemente ascoltando parlare di ciò sei nelle fauci della tigre. E quello ti porterà via tutto. Tutte quelle bellissime comprensioni verranno consumate dalla grazia, che non mostra alcuna pietà. La grazia non conosce la grazia, e non ha bisogno di alcuna grazia. Distruggerà tutte le tue perle preziose, tutte le tue ginnastiche intellettuali, pff finzione. Gioca con te come con un topo, ma non ha fame, se ti ammazza è solo per caso. Oh scusa.”

“Chiamo tutto mente , qualsiasi cosa possa essere chiamata nominata è mente. Tutto, tutto quanto. E’ tutto mente, Parte della mente ? Tutto è mente. Perfino non-mente è mente. Dunque non ti preoccupare. Ma lui vuole trovare un qualcosa che non sia mente. Ed è realmente disturbato preoccupato dalla mente. Preoccuparsi a proposito della mente per forse trovare nella mente qualcosa che non è mente. (risate) Il minatore e la mente. Che poi è la mente disturbata dalla mente. Creare problemi che non ci sarebbe senza la mente.”

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Karl Renz, estratti da discorsi

La consapevolezza è la radice della separazione ~ Karl Renz

Fino a quando “l’io” crede nel “io”, ci sono due. E quando un “io” crede in un ”non-io”, ci sono ancora due. La speranza, l’idea che possa rimanere un “io” che sia senza “io” è assurda.

Sta di fatto che la coscienza si realizza nel esplorazione di se o nella crisi esistenziale che consiste nel volere conoscersi. Questa è la sua motivazione. Dunque la fonte di tutte le paure di quel “piccolo io” è questa prima consapevolezza dell’esistenza.

Questo non inizia con il corpo, ma molto prima. Già con la prima esperienza esistenziale dell’Essere, della consapevolezza, ha inizio questo essere separato. Poiché già qui, c’è un qualcuno che è cosciente di se stesso. Già ci sono due. È la prima idea di Dio, un Dio Padre –consapevolezza, che diventa l’idea radice. Tutto il resto non sono altro che riflessi, conseguenze di questo primo incidente.

Dunque attenti agli inizi! O piuttosto torniamo all’inizio, e così alla prima o ultima cosa che può essere sperimentata, che è la radice di qualsiasi altra esperienza. Dunque ritorniamo al soggetto che appare in quanto “io” della consapevolezza. A quel punto la domanda si pone: la prima consapevolezza soggettiva ha una qualche realtà? E finalmente la domanda neanche più si pone. Più nessun ritorno all’inizio, più nessun ritorno alla fonte. Rimane la fonte che sgorghi o no.

Togli tutto e rimani in quanto ciò che sempre rimane. Ma di ciò che rimane tu non potrai mai fare l’esperienza. E’ la non sperimentabilità di ciò che sei. Tutto quello che puoi conoscere, puoi anche perderlo. Ma non ciò che ne fa l’esperienza.

Quando dico tu, intendo Tu. Parlo sempre da un io assoluto ad un tu assoluto.
Di più non esiste, e allora? E con ciò ? Non c’è né uno né due. C’è solo l’Essere. E l’Essere non conosce né uno ne due. Dunque non è neanche l’essere Uno. L’essere è perfino quando c’è il due. Allora è l’esser due, essere tre o essere quattro o essere cinque o essere ubriaco o essere sobrietà, o essere bellezza, o essere bruttezza. L’essere è l’essere, poco importa quale sia il suo attributo. Rimane ed è ciò che è. Non ha alcun bisogno di essere uno, seno sarebbe di già un essere condizionato.

Maggioranza, molteplicità, semplicità, complicazione: l’Essere rimane l’Essere.

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Karl Renz

Totale assenza di sforzo ~ Karl Renz

Domanda: Conosci la paura?
Karl: Il corpo conosce la paura.

Domanda: Quale corpo?
Karl: Qui, questo meccanismo corpo-mente. Se questo qua dovesse buttarsi da una torre di dieci metri, non lo farebbe poiché avrebbe paura. Cosa c’è di male in questo? La paura non è nulla di sbagliato. Chi ha paura della paura e chi ne ha bisogno? La paura è un esperienza all’interno dell’Essere.

Il neonato non ha alcun problema con lo strillare. Non ha neanche problemi con l’avere freddo, o fame, o l’essere spaventato. Ci vogliono anni per convincerlo che c’è un problema con questo o con quello. Deve prima di tutto imparare che qualcosa deve essere evitato e qualcosa altro desiderato. Quando impara questo, allora ha un problema. Ciononostante ciò che egli è mai cambia. Ciò non ha mai – tu non hai mai – un problema con il fatto di avere un problema. Questo è lo scherzo nella sua interezza.

Fino a l’età di tre anni, non c’è ancora la nozione di “mio corpo”, “mio giocattolo”. E’ solo una cosa che ti hanno raccontato. E’ un informazione di seconda mano alla quale un bel giorno hai iniziato a credere.

Domanda: Hai semplicemente buttato via tutte le tue credenze fuori dalla finestra?
Karl: Si puf ! Una bolla di sapone è scoppiata !

Domanda: E’ stata una bella sensazione?
Karl: No, ne bella ne brutta. Tu semplicemente sei. Non ti è mai successo nulla. Ciò di cui parlo è il più sottile dei “Aha!” che si accorge che non è mai accaduto nulla. Tutto qua.
Essere è una totale assenza di sforzi. Per essere, nulla deve venire. Per essere, non devo neanche conoscere qualcosa. Non devo neanche essere consapevole di me stesso per esser ciò che sono. E’ realmente naturale. La naturalezza stessa. E’ anteriore all’idea stessa di natura.
E’ la pace che non può essere turbata da nulla.

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Esperienza di illuminazione ~ Karl Renz

Domanda: Ho già fatto l’esperienza, del fatto che l’io non esisteva più. Non c’era più nessuno, nessun “io-sono”. Non c’era nessuno che potesse riferire a se stesso in quanto io. Tutto se ne era andato.

Karl Renz: Stupendo! Ma nonostante ciò, si trattava pur sempre ancora di una circostanza. La puoi descrivere. Non è ciò di cui parlo. Parlo di ciò che non conosce alcuna circostanza.
Preferiresti quella circostanza di non-essere al esistenza, giusto ? La cosa ti è piaciuta , era veramente piacevole oppure no ? Ciò nonostante, nell’assenza di un “io” , c’era ancora qualcuno che ha registrato la cosa. Non importa quanto vago e distante. Quello lì è ancora uno di troppo. Perfino quel non definito è ancora qualcosa di definito.
Quando parlo di ciò che è la tua natura, la natura del essere, intendo ciò che in tutte le circostanze è ciò che esso è. E’ ciò che è la consapevolezza. Quando c’è l’io-sono è l’io-sono. Quando c’è il mondo è il mondo. Quando me ne sto seduto qui e dico “Sono Quello” sono sempre quello che c’è. Non c’è nessuno che fa esperienza di se stesso come qualcosa di speciale per via del assenza di un io.
Ciò che può essere descritto, esplorato, vissuto, sperimentato non può esserLo,

Ciò che è La tua natura non può essere trovato. Qualsiasi cosa tu possa trovare, tu la perderai di nuovo. Ma la cosa bella a proposito della tua natura è che perdendola, non l’hai mai persa e allo stesso modo non la ritrovi, ritrovandola. L’idea di “averla persa” è sogno. E il trovarla , per quanto bello e fantastico possa sembrare , è anche esso solo sogno. E’ semplicemente un matrimonio nel sogno. E in tutto questo sognare, tu rimani la sostanza della quale sono fatti i sogni. E buona fortuna nel trovare ciò.

karl renz