Scopri ciò che non sei ~ Nisargadatta Maharaj

I.: Sono pieno di desideri, e ci tengo a soddisfarli. Come posso ottenere ciò che
voglio?
M.: Sei certo di meritarlo? In un modo o nell’altro, devi impegnarti per appagare i
tuoi desideri. Mettici energia e attendi i risultati.
I.: Da dove prendo l’energia?
M.: Il desiderio stesso è energia.
I.: E perché ci sono dei desideri inappagati?
M.: Forse perché non sono stati abbastanza forti e tenaci.
I.: Sì, questo è il mio problema. Voglio le cose, ma sono pigro.
M.: Se il desiderio non è limpido e forte, non può prendere forma. Se poi i desideri sono in vista della tua privata soddisfazione, l’energia che dai loro è necessariamente limitata. Non può essere più di quella che hai.
I.: Eppure le persone comuni ottengono ciò che vogliono.
M.: Ma dopo aver desiderato molto, e molto a lungo. E anche le loro conquiste sono limitate.
I.: E i desideri non egoistici?
M.: Quando desideri il bene comune, tutto il mondo vuole con te. Fa’ tuo il desiderio dell’umanità e agisci per esso. Lì non puoi fallire.
I.: L’umanità è opera di Dio, non mia. Io bado a me. Non ho il diritto di soddisfare i miei desideri? Posso garantire che non feriranno nessuno: sono legittimi. Sono giusti; perché non si avverano?
M.: I desideri sono giusti o sbagliati a seconda delle circostanze. Dipende da come li valuti. La distinzione tra giusto e ingiusto è solo umana.
I.: Con quali criteri si distingue? Come faccio a sapere quale dei miei desideri è
giusto e quale no?
M.: Nel tuo caso, i desideri che portano al dolore sono sbagliati, e quelli che portano alla felicità, giusti. Ma non devi dimenticare il tuo prossimo. Il dolore e la felicità degli altri, contano.
I.: I risultati sono nel futuro. Come posso sapere come saranno?
M.: Usa la mente. Ricorda. Osserva. Non sei diverso dagli altri. La maggior parte
delle loro esperienze sono anche le tue. Pensa con chiarezza e profondità, penetra nella struttura dei desideri e delle loro ramificazioni. Sono la parte più importante del tuo sistema mentale ed emotivo, e influenzano profondamente i tuoi atti. Non puoi abbandonare ciò che non conosci. Per superarti, devi conoscerti.
I.: Che significa conoscere se stessi? Che cosa esattamente vengo a conoscere?
M.: Tutto ciò che non sei.
I.: E non quello che sono?
M.: Ciò che sei, lo sei già. Conoscendo ciò che non sei, te ne liberi, e rimani nel tuo
stato naturale. Tutto accade spontaneamente e senza sforzo.
I.: E che cosa scopro?
M.: Che non c’è niente da scoprire. Sei ciò che sei, e questo è tutto.
I.: Ma infine chi sono?
M.: L’ultima negazione di tutto ciò che non sei.
I.: Non capisco!
M.: È la tua idea fissa di dover essere questo o quello, che ti acceca.
I.: Come me ne libero?
M.: Se hai fiducia in me, credimi: tu sei la pura consapevolezza che illumina la
coscienza, e il suo infinito appagamento. Perciò vivi in conformità. Oppure, se non mi credi, scava dentro di te con la domanda “Chi sono?”, oppure concentra la mente sull'”io sono”, che è essere puro e semplice.
I.: Da che dipende la mia fiducia in voi?
M.: Dal tuo scrutare nel cuore degli altri. Se non sai leggere nel mio, guarda nel tuo.
I.: Non mi riesce.
M.: Purìficati con una vita equilibrata e fruttuosa. Osserva i tuoi pensieri, sentimenti, parole e azioni. La tua visione si schiarirà.
I.: Non devo rinunciare subito a tutto, e fare il randagio?
M.: Non puoi rinunciare. Puoi materialmente abbandonare la tua casa e mettere in difficoltà la famiglia, ma gli attaccamenti sono nella mente, e non ti lasceranno fin quando non conoscerai la tua mente dentro e fuori. Per prima cosa conosci te stesso, tutto il resto seguirà.
I.: Ma se sono la realtà suprema – come dite – non ho già l’autoconoscenza?
M.: Certo che lo sei! Ma che parte di essa? Ogni granello di sabbia è Dio; saperlo è
importante, ma è solo l’inizio.
I.: Vi credo: sono la realtà suprema. E poi?
M.: Te l’ho già detto. Scopri tutto ciò che non sei. Corpo, sentimenti, pensieri, idee,
tempo, spazio, essere e non-essere “questo” o “quello” – niente di concreto o astratto che tu possa indicare – è te. Asserirlo, non serve. Puoi ripeterlo all’infinito senza che accada nulla. Invece, osserva senza intermissione, soprattutto la mente – momento per momento -, senza che nulla ti sfugga. Questa testimonianza è essenziale per separare il sé dal non-sé.
I.: La testimonianza, non è la mia vera natura?
M.: La testimonianza implica un testimone. Ancora in due!
I.: E che significa testimoniare il testimone: la consapevolezza della consapevolezza?
M.: Accostare parole non porta lontano. Va’ dentro, e scopri ciò che non sei. Il resto non conta.

Nisargadatta Maharaj 2

Tratto da “Io Sono Quello“, Sri Nisargadatta Maharaj

Di fronte alla morte ~ Nisargadatta Maharaj

Visitatore: Il mio unico figlio è morto pochi giorni fa in un incidente automobilistico. Trovo quasi impossibile affrontare questa morte con fortezza filosofica. Io so di non essere la prima persona che affronta un lutto del genere. So anche che ognuno di noi dovrà morire un giorno. Ho cercato sollievo mentale con tutte le manovre usualmente utilizzate da chi cerca consolazione per se e per gli altri quando si è in questi difficili frangenti. Ma ancora ritorno al fatto tragico che un destino crudele abbia privato mio figlio di ogni cosa agli inizi della sua vita. Continuo a chiedermi: perché? Perché? e non posso eliminare il mio dolore.
Maharaj: (Dopo essere rimasto seduto in silenzio con gli occhi chiusi per qualche minuto) E’ inutile e vano dire che sono dispiaciuto perché in assenza di un “io” (di un “me” come individuo) non ci sono “altri”, ed io vedo me stesso rispecchiato in tutti voi. Ovviamente non sei venuto da me per ricevere delle condoglianze, perché le avrai certamente già ricevute in abbondanza da parenti e amici. Ricordati che si va attraverso alla vita, anno dopo anno, godendo dei soliti piaceri e soffrendo le solite pene, senza mai vedere una volta la vita nella sua giusta prospettiva. E qual’è la giusta prospettiva? E’ questa: Non c’è un “io” né un “tu”, tali entità non potranno mai esistere. Ogni uomo dovrebbe comprendere questo ed avere il coraggio di vivere la vita con questa comprensione. Hai questo coraggio amico mio? Oppure devi impantanarti in ciò che chiami il tuo dolore?

Visitatore: Perdonatemi Maharaj, non comprendo pienamente quanto avete detto, ma mi sento interdetto e scosso. Voi avete mostrato l’essenza del mio essere, e ciò che avete detto con tanta compassione mi appare come la chiave d’oro della vita. Per favore elaborate quanto avete detto. Che cosa esattamente dovrei fare?
Maharaj: Fare? Fare? Non devi fare assolutamente nulla: solo guarda ciò che è transitorio come transitorio, l’irreale come irreale, il falso come falso, e realizzerai la tua vera natura. Hai menzionato il tuo dolore. Hai mai guardato il tuo dolore in faccia e cercato di comprendere che cosa sia veramente?
Perdere qualcuno o qualcosa che hai amato teneramente è di sicuro causa di dolore. E poiché la morte è il totale annientamento e la fine assoluta, il dolore che essa provoca non è mitigabile. Ma anche questo dolore insopportabile, non può durare a lungo se lo analizzi con intelligenza. Di che cosa esattamente stai soffrendo? Torna all’inizio: Tu e tua moglie avevate preso un accordo con qualcuno perché vi nascesse un figlio ­p; con un corpo particolare ­p; che avrebbe dovuto avere un destino particolare? Non è un fatto che il suo stesso concepimento fu un caso? Che il feto abbia sopravvissuto a molti rischi mentre era nel ventre è anche questa una situazione del caso. Che il neonato fosse maschio è anche questa un’altra combinazione. In altre parole ciò che tu chiamavi “tuo figlio” era solo un “evento casuale” un accadimento sul quale non avevi alcun controllo in nessun attimo del tempo, ed ora quell’evento ha avuto fine. Per che cosa davvero soffri? Soffri per le poche esperienze piacevoli e le molte esperienze dolorose che tuo figlio ha perduto negli anni a venire? Oppure veramente e profondamente soffri per i piaceri e il tornaconto che non potrai più ricevere da lui?
Pensaci, tutto questo è dal punto di vista della falsità! Tuttavia mi hai seguito fin qui?

Visitatore: ho paura di essere ancora frastornato. Certamente seguo quanto avete appena detto. Solo non capisco che volete dire affermando che tutto questo è dal livello del falso?
Maharaj: Ah! Adesso arriveremo alla verità. Per favore comprendi che al livello di verità tu non sei un individuo una “persona”. Quella persona che crediamo di essere è solo un prodotto dell’immaginazione ed il Sé è vittima di tale illusione. La persona non può esistere indipendentemente, è la consapevolezza del Sé che erroneamente crede che ci sia una persona e crede di essere lei identificandosi. Cambia il tuo punto di vista. Non guardare al mondo come a qualcosa di esterno a te. Guarda la persona che immagini di essere come parte del mondo ­p; davvero un mondo di sogno ­p; che percepisci come un’apparizione nella consapevolezza, e guarda a tutto lo spettacolo dal di fuori. Ricordati che non sei la mente, che non esiste nulla se non il contenuto della coscienza. Fino a quando ti identifichi con il corpo-mente sei vulnerabile alla sofferenza e al dolore. Fuori dalla mente c’è soltanto l’Essere, non l’essere padre o figlio, questo o quello.
Tu sei oltre lo spazio tempo, e sei in contatto con loro solo nel punto del qui e ora, ma altrimenti sei oltre il tempo, oltre lo spazio, invulnerabile da qualunque esperienza. Comprendi questo e non soffrire più. Una volta che avrai compreso che non c’è nulla in questo mondo che tu puoi aver bisogno di chiamare tuo, guarderai ad esso dal di fuori, come guardi a una commedia sul palcoscenico, godendo, forse soffrendo, ma nel profondo del tutto imperturbato.

Nisargadatta Maharaj 3

Nisargadatta Maharaj

Non sei solo un corpo ~ Nisargadatta Maharaj

Fintanto che ti prenderai per una persona, un corpo-mente separato dal flusso della vita, che ha una volontà propria e persegue le proprie mete, starai vivendo solo in superficie, e qualunque cosa tu faccia sarà di breve durata e di poco valore. Mera paglia per alimentare le fiamme della vanità.

Non è forse importante per te sapere se sei solo un corpo o qualcos’altro? O niente del tutto? Non vedi che tutti i tuoi problemi derivano dal tuo corpo, il cibo, il rifugio, la famiglia, il nome, la fama, la sicurezza, la sopravvivenza? Tutto questo perde significato il momento che tu realizzi che non sei solo un corpo.

Sei rimasto inchiodato al racconto dei tuoi genitori: tutto sul concepimento, la gravidanza e il parto, il bambino, I’adolescente, il giovanotto, e via dicendo. Per disancorarti dall’idea di essere il corpo, devi ricorrere all’idea opposta: non sei il corpo. E proprio perché è un’idea come I’altra, trattala come qualcosa da gettare dopo l’uso.

Le parole sono sia barriere che ponti . È l’unica realtà che il corpo abbia.

Vi identificate con il corpo e vi limitate, e tuttavia ricordate: non trascurate questo corpo, è la casa di Dio, prendetevene cura. Dio può essere realizzato soltanto in questo corpo. E’ solo per una comprensione analitica che Dio, il vostro corpo, il vostro Sé, sono stati divisi, ma è tutto un solo Sé, tutto è intimamente collegato.

Che il corpo-mente faccia il suo lavoro, ma comprendi che ciò che sta facendo il lavoro non sei tu; tu sei il senso della presenza.

Ovviamente il tuo corpo resta nel mondo e del mondo, ma non ti inganna più.

Quando la “persona” non c’è più il Sé è realizzato. Quando non c’è “persona” la questione di andare o venire non si pone più. Il corpo è un’apparizione nel Sé. Quando il corpo sparisce, il Sé rimane com’era e com’è sempre.

D.: Perché negate il mondo?

M.: Non nego il mondo. Lo vedo apparire nella coscienza, che è la totalità del conosciuto nell’immensità dell’ignoto. Ciò che incomincia e finisce è pura apparenza. Del mondo si può dire che appare, non che è. L’apparenza può durare molto a lungo su una certa scala di tempo, ed essere molto breve su un’altra, ma alla fine il risultato non varia. Tutto ciò che è legato al tempo è momentaneo e irreale.

Nisargadatta Maharaj 2

Nisargadatta Maharaj, estratti

Alla sorgente dell’Essere ~ Sri Nisargadatta Maharaji

Questo senso di essere sia la tua casa! Impregnati di questa certezza e poi torna ad occuparti delle tue attività necessarie per vivere, ma lasciati prendere completamente da questa rivelazione, da questo fatto.
Questo fatto “Io-sono” sarà il tuo maestro. Finché ci sarà luce, finché in te ci sarà questa scintilla, saprai di esserci, saprai che tu “sei”.
Ma se tuttavia continui a desiderare di ottenere per questo qualche vantaggio, ecco cosa ti dico: al di là di questa realizzazione “Io-sono” non esiste alcun Dio, non esiste nulla. Tutto è qui, in questa presenza cosciente.
Va avanti nella tua vita con questa ferma convinzione : “Io-sono, non sono altro che questo”.
Non criticare, non combattere le altre religioni, non disturbare la fede degli altri. Se hanno una convinzione da cui traggono conforto, lasciali stare. Non parlare di queste cose, a meno che non ti vengano poste delle domande.
Finché vive in base all’idea del bene e male, giusto o ingiusto, continuerai a seguire una religione e a obbedire ad un cerimoniale. Quando te ne sarai reso conto, sorpasserai tutti questi concetti e soltanto allora ti stabilizzerai nell’essere.

Proprio prima di lasciare il suo corpo, il mio guru mi disse: “Abbi fede in me; tu stesso sei l’Assoluto, lo stato più alto. Non mettere in dubbio queste parole; abbi fede in questa rivelazione, che esprime unicamente verità. Agisci di conseguenza.”
Visitatore: “Allora lei che cosa ha fatto, in pratica?”

Non molto. Ho continuato a vivere la mia vita di tutti i giorni, compiendo il mio lavoro, ma in ogni momento libero, quando la mente era sgombra, avevo l’abitudine di ricordarmi in continuazione le parole del mio Maestro. Nel mio caso questo bastato. Tutto è germogliato spontaneamente attraverso la mia comprensione, ottenendo così la conoscenza della verità.

Nisargadatta Maharaj

Sri Nisargadatta Maharaji

E’ indescrivibile ~ Sri Nisargadatta Maharaji

Visitatore: Ti ho sentito dire: “Io sono fuori dal tempo, sono ciò che non muta al di là degli attributi”. Come puoi conoscere queste cose?.
Maharaj: Io sto solo cercando di spiegare lo stato che precede la comparsa dell’Io-sono. Ma quello stato in sé, essendo al di là della mente e del suo linguaggio, è indescrivibile. […] Io so una sola cosa: che tutto ciò che dipende non è reale. La realtà è intrinsecamente non-dipendente. Dato che l’esistenza della persona dipende da quella del mondo e ne è circoscritta e definita,la persona non può essere reale.
V.: Ma nemmeno può essere un sogno.
M.: Anche il sogno esiste, quando è conosciuto, goduto o alimentato. Qualunque cosa tu pensi o senta, esiste. Ma può non essere ciò che credi che sia. Quella che credi una persona, può essere tutt’altro.
V.: Sono quello che so di essere.
M.: Non puoi proprio dirlo! Le tue idee su di te mutano di giorno in giorno,e di momento in momento. La tua immagine è quanto di più mutevole tu abbia. È vulnerabilissima, alla mercé di chiunque. Un lutto, la perdita di un lavoro, un’offesa, e l’immagine di te, che chiami persona, cambia radicalmente. Per sapere chi sei, devi prima indagare e sapere che cosa non sei. E per saperlo, devi osservarti attentamente, e respingere tutto ciò che non s’attaglia al fatto fondamentale: “Io sono”.
Le idee del tipo: sono nato in un certo tempo e luogo dai miei genitori, e ora sono il tal dei tali,non riguardano l'”Io sono”. Il nostro atteggiamento usuale è di affermare “Sono questo”. Prova a separare l'”io sono” dal “questo”, e cerca di avvertire che significa essere, essere soltanto, senza “questo” o “quello”.Tutte le tue abitudini vi si oppongono, e la lotta contro di esse è lunga e difficile, ma una chiara comprensione è del massimo aiuto.Quanto più ti rendi conto che al livello della mente puoi solo essere descritto in termini negativi, tanto più in fretta verrai a capo della tua ricerca, e coglierai il tuo essere illimitato.

Nisargadatta Maharaj 2

Sri Nisargadatta Maharaj, estratto da “Io Sono Quello

Nessuno è nato ~ Sri Nisargadatta Maharaji

Una volta che il corpo giunge a termine, si mischia con i cinque elementi, il respiro vitale si mischia con l’aria e la coscienza si mischia con la coscienza universale.
Allora la coscienza che nel corpo era soggetta ai tre guna, ne diventa libera, diventa Nirguna.
L’idea della rinascita è un concetto, perché affinché qualcosa rinasca, qualcosa deve morire. Che cos’è morto? Nulla è morto. Chi deve rinascere? Nessuno era nato.
Qualunque educazione abbiate ricevuto è stata sulla base del corpo-mente; così, qualunque concetto abbiate, rimane soltanto un concetto.
Ma una volta che il corpo si mischia con i cinque elementi, che il respiro si mischia con l’aria e che la coscienza diventa coscienza universale, i concetti non hanno sostegno, non hanno supporto. Perciò, dove vanno?
La coscienza universale non viene da nessuna parte; è universale. Esiste in forma latente nella totalità del cibo. Non viene da nessuna parte, è già latente e non appena la forma viene creata, automaticamente la forza vitale e la coscienza si esibiscono in essa simultaneamente.
In un seme infinitesimale, l’intero albero è già presente allo stato latente e a tempo debito crescerà e si riprodurrà. Questo seme, questa chimica, questa esistenza, contiene il tuo intero universo.
Poni domande da questa tua esistenza e non da ciò che hai udito o raccolto.
Questa esistenza ha le sue latenti qualità per manifestarsi in questa manifestazione. Come di comporta nel mondo? Attraverso proprietà meccaniche; ha il suo modo meccanico di agire nel mondo. Queste proprietà sono latenti nel principio chimico.
Prendete un verme o un insetto o un topo: fanno i loro buchi in cui vivere. Similmente gli esseri umani lavorano a modo loro. Da dove viene? Viene dalla loro esistenza. Al momento del concepimento, questo principio esistenza, questa chimica, fa una fotografia della situazione. Quella emulsione chimica che è sulla pellicola fotografica riceve le impressioni.
Quel principio ha inconsciamente fatto la fotografia. A quello stadio non ha intelligenza, poi il principio diventa sufficientemente maturo e consegue il suo scopo, lo scopo del feto. Qual è lo scopo? Conoscere se stesso come “Io-sono”.
Vi sto esponendo la vostra vera natura; siete Nirguna, come il Signore Krsna. Il Signore Krsna era il Non-Nato, il principio Nirguna, proprio come voi.
Chi è completamente liberato dal venire e andare e alla fine è completamente liberato dl suo concetto “Io-sono”, è completamente liberato.

Nisargadatta Maharaj 3

Sri Nisargadatta Maharaji, estratto da Semi di Consapevolezza

Il mondo dura solo un momento ~ Sri Nisargadatta Maharaji

Visitatore: Ci sono molti libri interessanti, scritti da persone apparentemente molto esperte, che negano l’illusorietà del mondo, ma non la sua transitorietà. Secondo questi testi, esiste una gerarchia tra gli esseri viventi, dagli inferiori ai superiori. A ogni livello, la complessità degli organismi rende possibile e riflette la profondità, l’ampiezza e l’intensità della coscienza, senza un limite visibile o conoscibile. Un’unica legge suprema regola tutto: l’evoluzione delle forme per la crescita e l’arricchimento della coscienza, e la manifestazione delle sue infinite potenzialità.

Maharaj: Potrebbe essere così, oppure no. Anche se lo fosse, lo sarebbe solo dal punto di vista della mente, ma in realtà l’intero universo {mahadàkàsa) esiste soltanto nella coscienza (cidàkàsa), mentre io risiedo nell’Assoluto {paramàkàsa). La coscienza sorge nel puro essere; il mondo appare e scompare nella coscienza. Tutto ciò che è è me, tutto ciò che è è mio. Prima di ogni inizio e dopo ogni fine, Io sono. Tutto ha la sua esistenza in me, nell’fio sono’ che risplende in ogni essere vivente. Persino il nonessere è impensabile senza di me. Qualunque cosa accada, devo esserci io a testimoniarla.

V. Perché neghi l’esistenza del mondo?

M. Non nego il mondo. Lo vedo apparire nella coscienza, che è la totalità del conosciuto nefl’immensità dell’ignoto. Ciò che ha un inizio e una fine è soltanto apparenza. Del mondo si può dire che appare, ma non che è. L’apparizione può durare molto a lungo secondo una determinata scala temporale e molto poco secondo un’altra, ma alla fine il risultato è lo stesso. Tutto ciò che è legato al tempo è momentaneo e non ha realtà.

V. Di certo tu vedi il mondo che adesso ti circonda se, come sembra, ti comporti in modo assolutamente normale!

M. È a te che sembra così. Ciò che nel tuo caso occupa l’intero campo della coscienza, nel mio è soltanto un puntino. Il mondo dura, ma solo un momento. È la tua memoria a farti pensare che è continuo. Io, invece, non vivo di ricordi. Io vedo il mondo così come è, una momentanea apparizione nella coscienza.

V. Nella tua coscienza?

M. Ogni idea di ‘me’ e ‘mio’, persino l’‘io sono’, è nella coscienza.

V. Quindi il tuo ‘essere assoluto’ (paramàkàsa) è uno stato di non-co- scienza?

M. L’idea di non-coscienza esiste soltanto nella coscienza.

V. Allora come fai a sapere che sei nello stato supremo?

M. Perché ci sono. E l’unico stato naturale.

V. Puoi descriverlo?

M. Solo per negazione, come non-causato, indipendente, senza rapporti, indiviso, non-composto, incrollabile, indiscutibile, irraggiungibile con lo sforzo. Ogni definizione positiva proviene dalla memoria e, quindi, non fa al caso. Eppure il mio stato è assolutamente vero e, dunque, possibile, realizzabile, raggiungibile.

V. Non è che sei perennemente immerso in un’astrazione?

M. L’astrazione è mentale e verbale e scompare durante il sonno, o quando perdi i sensi, e riappare nel tempo. Io sono nel mio stato (svampa), perennemente nel presente. Passato e futuro sono solo nella mente: io sono adesso.

V. Anche il mondo è adesso.

M. Quale mondo?

V. Il mondo intorno a noi.

M. Tu hai in mente il tuo mondo, non il mio. Cosa sai di me, se anche il mio dialogo con te è soltanto nel tuo mondo? Non hai alcun motivo di credere che il mio mondo sia identico al tuo. Il mio mondo è reale, vero, così come è percepito, mentre il tuo appare e scompare, a seconda del tuo stato mentale. Il tuo mondo è qualcosa di alieno e ne hai paura. Il mio mondo è me stesso. Io sono a casa mia.

V. Se tu sei il mondo, come puoi esserne cosciente? Il soggetto della coscienza non è differente dal suo oggetto?

M. La coscienza e il mondo appaiono e scompaiono insieme, quindi sono due aspetti dello stesso stato.

V. Durante il sonno io non ci sono, ma il mondo continua.

M. Come lo sai?

V. Vengo a saperlo quando mi sveglio. Me lo dice la memoria.

M. La memoria è nella mente. La mente continua nel sonno.

V. E in parte sospesa.

M. Ma la sua immagine del mondo non ne è influenzata. Finché c’è la mente, c’è il tuo corpo e anche il tuo mondo. Ma il tuo mondo è mentale, soggettivo, racchiuso nella mente, frammentario, temporaneo, personale, attaccato al filo della memoria.

V. Anche il tuo è così?

M. Oh, no! Io vivo in un mondo di realtà, mentre le tue realtà sono immaginarie. Il tuo mondo è personale, privato, non condivisibile, intimamente tuo. Nessuno può entrarci, vederlo come lo vedi tu, sentirlo come lo senti tu, provare le tue emozioni e pensare i tuoi pensieri. Nel tuo mondo sei veramente solo, intrappolato nel tuo sogno che cambia in continuazione e che tu scambi per la vita. Il mio è un mondo aperto, comune e accessibile a tutti. Nel mio mondo c’è comunanza, introspezione, amore, vera qualità; l’individuale è il totale, la totalità è nell’individuo. Tutti sono uno e l’Uno è tutti.

V. Il tuo mondo è pieno di cose e di persone come il mio?

M. No, è pieno di me stesso.

V. Ma tu vedi e senti come tutti noi?

M. Sì, in apparenza sento, vedo, parlo e agisco, ma per me sono solo cose che accadono, come per te la digestione o la sudorazione. Se ne prende cura la macchina del corpo-mente, e me ne lascia fuori. Come tu non hai bisogno di preoccuparti della crescita dei capelli, così io non devo occuparmi delle parole e delle azioni. Semplicemente accadono e mi lasciano indisturbato, perché nel mio mondo non c’è mai niente di sbagliato.

Nisargadatta Maharaj

Sri Nisargadatta Maharaj, estratto da “Io Sono Quello

Tu sei il Sé, qui e ora ~ Sri Nisargadatta Maharaji

Visitatore: Da bambino ho provato abbastanza spesso stati di completa felicità che sfioravano l’estasi, poi sono passati. Ma, da quando sono venuto in India, sono riaffiorati, specialmente dopo averti incontrato. Eppure, per quanto siano meravigliosi, non sono duraturi. Vanno e vengono, e non so mai quando torneranno.

Maharaj: Come può esserci qualcosa di stabile in una mente che è la prima a non esserlo?

V. Come posso renderla stabile?

M. Come fa una mente instabile a rendersi stabile? Ovvio che non può. La natura della mente è quella di vagabondare da una parte e dall’altra. L’unica cosa che puoi fare è spostare l’attenzione della coscienza al di là della mente.

V. E come faccio?

M. Rifiuta tutti i pensieri tranne uno: il pensiero “io sono”. All’inizio la mente si ribellerà ma poi, se avrai pazienza e perseveranza, cederà e si manterrà calma. Quando sarai calmo tutto comincierà ad accadere spontaneamente e in modo naturale, senza alcuna interferenza da parte tua.

V. Posso evitare questa lunga battaglia con la mia mente?

M. Sì che puoi. Ti basta vivere la vita come viene, rimanendo però attento e vigile, lasciando che tutto accada come deve accadere, facendo cose naturali in modo naturale, soffrendo e godendo i momenti di gioia così come la vita dispensa. Anche questa è una via.

V. Be’, allora posso anche sposarmi, avere dei figli, mettermi in affari… essere felice.

M. Certo! Potresti essere felice, ma anche il contrario: prendila come viene, senza il minimo sforzo.

V. Però io voglio essere felice.

M. Non è possibile trovare la vera felicità in cose che cambiano e passano. Piacere e dolore si alternano inesorabilmente. La felicità proviene dal Sé e puoi trovarla solo nel Sé. Scopri il tuo vero Sé (svarūpa) e tutto il resto verrà di conseguenza.

V. Se il mio vero essere è pace e amore, perché è così irrequieto?

M. Non è irrequieto il tuo vero essere, è il suo riflesso nella mente che appare irrequieto perché la mente è irrequieta. E come il riflesso della luna sull’acqua increspata dal vento. Il vento del desiderio agita la mente e il ‘me’, che è solo un riflesso del Sé nella mente, appare incostante. Ma le idee di movimento e irrequietezza, di piacere e dolore, sono tutte nella mente. Il Sé è al di là della mente: consapevole, ma non coinvolto.

V. Come ci arrivo?

M. Tu sei il Sé, qui e ora. Lascia perdere la mente, sii consapevole e non coinvolto, e realizzerai che rimanere attento ma distaccato, mentre osservi gli avvenimenti che vanno e vengono, è un aspetto della tua vera natura.

V. Quali sono gli altri aspetti?

M. Sono innumerevoli. Realizzane uno e li realizzerai tutti.

V. Dimmi qualcosa che mi sia di aiuto.

M. Sai meglio di ogni altro cosa ti manca!

V. Mi sento irrequieto. Come posso trovar pace?

M. A che ti serve la pace?

V. A essere felice.

M. Non sei felice adesso?

V. No.

M. Cosa ti rende infelice?

V. Ho ciò che non voglio e voglio ciò che non ho.

M. Perché non fai il contrario? Tieni a ciò che hai e non curarti di ciò che non hai.

V. Io voglio il piacere e non il dolore

M. Come fai a sapere ciò che è piacevole e ciò che non lo è?

V. Dalle mie esperienze passate, chiaramente.

M. Guidato dalla memoria, hai tentato di inseguire il piacere e di evitare il dolore. Ci sei riuscito?

V. No, affatto. Il piacere non dura e il dolore ritorna.

M. Quale dolore?

V. Il desiderio del piacere e la paura del dolore sono entrambi stati che provocano tormento. Non esiste uno stato di piacere inalterabile?

M. Ogni piacere, fisico o mentale, ha bisogno di un mezzo. Sia i mezzi fisici che quelli mentali sono materiali, si logorano e si esauriscono. Il piacere che arrecano è necessariamente limitato quanto a intensità e durata. Il dolore sta alla base di tutti i tuoi piaceri, e tuoi desideri perché soffri. D’altra parte, la ricerca stessa del piacere è fonte di dolore. E un circolo vizioso.

V. Riesco a vedere il meccanismo della mia confusione, ma non vedo vie d’uscita.

M. Il fatto stesso di esaminare il meccanismo ti mostra la via d’uscita. Dopotutto, la confusione è solo nella tua mente, che finora non si è mai ribellata alla confusione e non l’ha mai tenuta in pugno. Si è ribellata soltanto al dolore.

V. Quindi non posso far altro che rimanere confuso?

M. Sii attento. Mettiti in questione, osserva, indaga, impara tutto ciò che puoi sulla confusione, studiane i meccanismi e guarda che effetti ha su di te e sugli altri. Quando hai ben chiaro cos’è la confusione, te ne sei liberato.

V. Quando mi guardo dentro, scopro che il mio desiderio più forte è quello di erigere un monumento, costruire qualcosa che mi sopravviva. Anche quando penso a una casa, una moglie e un figlio, è perché rappresentano una testimonianza solida e duratura di me stesso.

M. Bene, costruisciti un monumento. Come proponi di farlo?

V. Ha poca importanza ciò che costruisco, sempre che sia permanente.

M. Ma lo vedi da te che niente è permanente. Tutto si logora, crolla e si dissolve. Anche le stesse fondamenta sulle quali costruisci si sgretoleranno. Puoi costruire qualcosa che sopravviva a tutto?

V. Dal punto di vista intellettuale, verbale, sono consapevole che tutto è transitorio. Eppure, in un modo o in un altro, il mio cuore vuole la permanenza. Voglio creare qualcosa che duri.

M. Allora devi costruirlo con un materiale durevole. Ma tu, cos’hai di durevole? Né il corpo né la mente. Devi cercare altrove.

V. Desidero fortemente la permanenza, ma non la trovo da nessuna parte.

M. Ma tu, tu stesso, non sei permanente?

V. Io sono nato e morirò.

M. Puoi dire per certo che non c’eri prima di essere nato? E, quando sarai morto, potrai dire: “Adesso non ci sono più”? Non puoi dire, in base alla tua esperienza, che non sei. Puoi soltanto dire: “Io sono”. Anche gli altri non possono dirti che “tu non sei”.

V. Non c’è nessun ‘io sono’ durante il sonno.

M. Prima di fare affermazioni tanto radicali, esamina attentamente il tuo stato di veglia. Scoprirai ben presto che è pieno di vuoti, quando la mente è assente. Nota quanto poco ricordi anche quando sei complemente sveglio. Non puoi dire che non eri cosciente mentre dormivi. E solo che non telo ricordi. Un vuoto di memoria non è necessariamente un vuoto di coscienza.

V. Posso fare in modo di ricordare lo stato di sonno profondo?

M. Certamente! Eliminando gli intervalli di disattenzione nelle ore di veglia, gradualmente eliminerai il lungo intervallo di assenza mentale che chiami sonno. Sarai consapevole di essere addormentato.

V. Però il problema della permanenza, della continuità dell’essere, non è risolto.

M. La permanenza è soltanto un’idea nata dall’azione del tempo. E il tempo, a sua volta, dipende dalla memoria. Per permanenza tu intendi una memoria infallibile in un tempo infinito. Vuoi rendere eterna la mente, il che è impossibile.

V. Allora, che c’è di eterno?

M. Ciò che non cambia nel tempo. Non puoi rendere eterna una cosa transitoria. Soltanto l’immutabile è eterno.

V. A grandi linee, ciò che dici mi è familiare. Ma non ho un ardente desiderio di maggiore conoscenza. Voglio soltanto la pace.

M. Puoi avere tutta la pace che vuoi, basta che tu la chieda.

V. Ma la sto chiedendo!

M. Devi chiederla con tutto il cuore, e vivere una vita integra.

V. In che modo?

M. Distaccati da tutto ciò che rende irrequieta la mente. Rinuncia a tutto quanto disturba la pace mentale. Se vuoi la pace, meritala.

V. Di sicuro tutti la meritano.

M. Solo chi non la disturba.

V. In che modo disturbo la pace?

M. Essendo schiavo dei tuoi desideri e delle tue paure.

V. Anche quando sono giustificati?

M. Le reazioni emotive, nate dall’ignoranza o dalla disattenzione, non sono mai giustificate. Cerca di avere una mente chiara e un cuore puro. Ti basta rimanere tranquillamente attento, mentre indaghi sulla tua vera natura. Questa è l’unica via che porta alla pace.

Nisargadatta Maharaj 2

Sri Nisargadatta Maharaj, estratto da “Io Sono Quello

Una mente calma ~ Sri Nisargadatta Maharaji

Visitatore: Tutti i maestri consigliano di meditare. Qual è lo scopo della meditazione?

Maharaj: Conosciamo il mondo esterno, fatto di sensazioni e azioni, ma sappiamo ben poco del nostro mondo interiore di pensieri e sentimenti. Il primo scopo della meditazione è diventare coscienti della nostra vita interiore ed entrare in intimità con essa. Il fine ultimo è raggiungere la sorgente della vita e della coscienza. La pratica della meditazione influisce profondamente sul nostro carattere. Siamo schiavi di ciò che non conosciamo, ma padroni di ciò che conosciamo. Ogni volta che scopriamo in noi stessi vizi o debolezze e ne comprendiamo le cause e i meccanismi, li superiamo per il semplice fatto di averli riconosciuti; l’inconscio si dissolve quando è portato a livello della coscienza. La dissoluzione dell’inconscio sprigiona energia, la mente si sente adeguata e si calma.

V. A che serve una mente calma?

M. Quando la mente è calma riusciamo a riconoscerci come puri testimoni. Ci ritiriamo dall’esperienza e da chi la fa per rimanere in disparte, nella pura consapevolezza che è nel mezzo e al di là di entrambi. La personalità (che si basa sull’autoidentificazione, sull’immaginazione di essere qualcosa: “Io sono questo, io sono quello”), continua, ma solo come parte del mondo oggettivo. L’identificazione con il testimone si interrompe di colpo.

V. Per quanto ne capisco, io vivo su vari livelli e su ogni livello la vita richiede energia. Il Sé, per sua natura intrinseca, si compiace di tutto e fa fluire le sue energie verso l’esterno. Lo scopo della meditazione non è forse quello di fermare le energie ai livelli superiori, o di trattenerle e spingerle verso l’alto in modo da rinvigorire anche i livelli superiori?

M. Non è tanto una questione di livelli, quanto di guna (qualità). La meditazione è un’attività ‘sattvica’ e mira alla completa eliminazione del tamas (passività) e del rajas (passionalità). Il puro sattva (armonia) è perfetta libertà dall’indolenza e dall’irrequietezza.

V. Come rafforzare e purificare il sattva?

M. Il sattva è sempre puro e forte. E come il sole. Può sembrare oscurato dalle nuvole e dal pulviscolo, ma solo dal punto di vista di chi l’osserva. Occupati delle cause dell’oscuramento, non del sole.

V. A che serve il sattva?

M. A che servono la verità, la bontà, l’armonia e la bellezza? Sono fine a se stesse. Si manifestano spontaneamente e senza sforzo, quando le cose sono lasciate a se stesse, senza interferenze, e non vengono evitate, volute o concettualizzate, ma semplicemente percepite in piena consapevolezza.

Nisargadatta Maharaj 3

Sri Nisargadatta Maharaj, estratto da “Io Sono Quello

Nulla può renderti più felice di come sei ~ Sri Nisargadatta Maharaj

Domanda: Se non sono umano, quale essere sono?

Nisargadatta: Ciò che ti fa pensare di essere umano non è umano. E’ un punto inesteso di coscienza, un nulla cosciente, “Io sono”: è tutto ciò che puoi dire di te. Sei puro essere consapevolezza beatitutine. Comprenderlo è il fine di ogni ricerca, quando scopri che tutto ciò che pensi di essere è mera immaginazione, e ti fai da parte, consapevole che il transitorio è transitorio, il’immaginario, immaginario,l’irreale, irreale.

Non è difficile ma ci vuole distacco. E’ l’attaccamento al falso che rende così ardua la visione del vero. Una volta capito che il falso ha bisogno di tempo e che ciò che richiede tempo è falso, sei più prossimo alla realtà, che è fuori dal tempo, sempre “ora”.
L’eternità nel tempo è pura iterazione, come il movimento di un orologio che scorre senza fine dal passato al futuro.

La realtà è ciò che rende il presente così vivo e diverso dal passato e dal futuro, inevitabilmente mentali.
Se ti occorre tempo per ottenere un risultato, questo non potrà che essere falso. Il reale è sempre con te; non devi attendere per essere ciò che sei, né permettere alla mente di “uscire” a cercare. Quando vuoi qualcosa domandati: ne ho davvero bisogno? Se la risposta è no, lascia perdere.

Domanda: Non devo essere felice? Può darsi che una cosa non mi sia necessaria; tuttavia se può rendermi felice, perché non ottenerla?

Nisargadatta: Nulla può renderti più felice di come sei. Ogni ricerca di felicità è un patimento che accresce se stesso. La sola felicità degna di nome è la schietta naturalezza di un essere consapevole.

Domanda: Ma non occorre una grande esperienza per raggiungere un tale livello di consapevolezza?

Nisargadatta: L’esperienza semina ricordi e accresce il fardello che è già pesante. Non ti occorrono esperienze. Le passate bastano. E se ti sembra di volerne di più, scruta nei cuori della gente intorno a te. Troverai una grande varietà di esperienze che ne avresti d’avanzo per mille anni. Impara dai dolori altrui e risparmia i tuoi. Non hai bisogno di esperienze, ma di libertà da tutte le esperienze.

Domanda: E voi non attraversate delle esperienze?

Nisargadatta: Le cose avvengono intorno a me, ma io non partecipo. Un fatto diventa un’esperienza solo quando mi coinvolge emotivamente. Sono in uno stato di completezza che non cerca miglioramento. L’esperienza a che mi serve?

Nisargadatta Maharaj

Sri Nisargadatta Maharaj, estratto da “Io Sono Quello