La vera comprensione è che non esisti – Sri Ranjit Maharaj

di Isabella di Soragna

Qui sotto traduco e cito qualche frase di Ranjit Maharaj, (n. 1913 – m. 2000) il quale incontrò il maestro di Nisargadatta Maharaj, Sri Siddharamshewar Maharaj, a soli 12 anni, ma lo convinsero a dialogare solo a 70 anni, alla morte di Nisargadatta Maharaj. Le sue parole semplici mi hanno alquanto sollevato da qualsiasi dubbio. Riceveva gli ospiti nella sua stanzetta di Bombay, camera da letto e cucina allo stesso tempo, finché fu messo su un aereo e trasportato in Europa e U.S.A., pur dando l’impressione netta che per lui non cambiava nulla.

Ranjit Maharaj: Per eludere ogni concetto bisogna domandarsi: ”Da dove viene tutto questo pensare?” Si pensa solo di ”altro”. Per vivere la Realtà non c’è bisogno di alcun pensiero. È là, dove non c’è nessun pensiero. Qualunque cosa si pensi, non esiste. Tutto è Realtà: ma qualunque cosa si pensi di QUELLO, lo rende diverso da quello che è. E se finisce il pensiero cosa succede? Ritorni allo zero. Finché il corpo sussiste, anche il realizzato agisce e chiama sua madre “madre” o la moglie “moglie”, se lo chiami per nome, risponde, ma sa bene che NON è quello. Anche se sei in prigione, non ti consideri una vittima.

La paura è sempre presente, finché ti consideri un corpo. La mente crea la paura, ma è solo un tuo concetto, vista l’incertezza del mondo, ma se vai oltre la luce e l’oscurità, la paura scompare. La mente si annulla nella propria sorgente. La Realtà finale non ha inizio né fine, è senza limiti. Non vi è nulla da rifiutare e nulla da guadagnare, poiché tutto è nulla. Sperimentalo! La mente non te lo permette e ti dice che tutto è reale: dille che nulla è reale e sparirà.

Osservi lo spazio, ma la Realtà è oltre lo spazio, dove non vi é né silenzio né stato che sono elementi condizionati. La Realtà è oltre qualsiasi concetto e nulla può toccarla.

Il tuo amore per l’illusione ti allontana dal Sé. Le Scritture ti indicano la Realtà, ma se la scopri esse diventano inutili.

Cosa ottieni dai desideri? Nulla, poiché dimentichi il tuo Sé. Vi sono milioni di bolle e una di quelle è il tuo sé individuale: rompi la bolla e torna alla tua vera natura. La vera comprensione rompe la bolla.

Se vai alla sorgente del fiume troverai forse un fiume? Troverai ghiaccio o neve. Se vai alla sorgente di te stesso sparirai anche tu. C’è solo la sorgente.

Il mondo è solo l’ombra della Realtà. Chi riconosce la Realtà? Colui che non si preoccupa né di Dio, né dell’illusione, né degli altri. Perché? Perché NON esisti. Se non esisti perché preoccuparti degli altri? Anche gli altri non esistono.

Le esperienze sono inutili e false. Solo ciò che NON puoi sperimentare è reale.

Le parole ti hanno reso prigioniero, le parole possono liberarti, l’ignoranza venne ascoltando e se ne andrà con l’ascolto. Le parole sono false, solo il significato che indicano è reale.

Chi ti ha messo in testa tutti quei pensieri? Padre, madre, educatori. Tutti ignoranti. Ogni impedimento è solo mentale, poiché l’hai preso in prestito da qualcun altro. Il denaro che hai preso in prestito non è tuo. Lo stesso dicasi per i pensieri di altri, che hai preso in prestito considerandoli tuoi. Rendi il denaro ai creditori e sii libero dal debito!

Il corpo.

Quando dici ”sono il corpo” sei all’inferno. Quando capisci che non lo sei, realizzi che sei ovunque. Questo è il paradiso.

Eri una goccia quando stavi nel grembo materno e un giorno ridiventerai una goccia di nuovo. Tutto sparisce quando sarai nella tomba. Allora perché amare questo corpo? Ama piuttosto il Sé, che non muore mai.

Ti riduci ad essere un corpo e costantemente ti preoccupi. Perché? Pensando che sei un corpo ti sei ridotto a una minuscola creatura. Il corpo non è nulla: viene da zero e ritornerà presto allo zero.

Come si fa a dire che il corpo è puro? Il corpo è una cosa sporca, che produce urina e feci. È un mulino per feci e tu dici “ sono questo”: lo onori finché la Forza lo mantiene, poi quando questa lo abbandona, ti affretti a liberartene! Non essere il padrone di un mulino di feci, ma dell’Eterna Realtà.

Se hai un ascesso su una gamba che ti duole, chiedi al dottore di toglierlo, perché fa male, anche se è sempre una parte del tuo corpo. Quando capisci che il corpo è solo un ascesso formatosi su di te, sarai molto contento di vederlo sparire. Questo corpo è un ascesso e potrai toglierlo con la giusta comprensione.

L’ego.

La vera comprensione è che non esisti. L’ego è il figlio di una donna sterile: non esiste. È solo una falsa proiezione di una mente ignorante.

Finché credi di fare qualcosa o di ottenere un risultato, significa che sei nelle grinfie dell’illusione. Dimentica l’illusione, sii Quello. Vai in fondo, sempre più in fondo a te stesso, finché sparisci. Quando l’”io” scompare, rimane solo e sempre “Quello”. Perché preoccuparsi?

Si dà un nome al bambino, quando nasce: si attribuisce un nome a ciò che NON esiste!

Non sei mai nato e sei senza nome, allora dove è finito l’ego? Se l’Io non esiste anche il mondo non ha esistenza.

Nulla è tuo, nessuno ti appartiene. L’amore è solo dualità, poiché puoi solo amare “qualcun altro”. Sei la Realtà, allora chi amare o non amare?

Gli eventi sono, a volte, contro la tua volontà, ma la tua volontà non è reale: in questo modo sei libero dalle grinfie dell’ego, altrimenti sei uno schiavo.

I pensieri sorgono dall’ignoranza. Se capisci che sono irreali, tutto si annulla. Allora ogni azione diventa “non-azione”, poiché non appartiene a nessuno.

La gioia dell’onnipotenza è una tromba nel deserto: la felicità è ancora sintomo di illusione.

Il mondo.

Il mondo è solo il riflesso della Realtà e ogni riflesso è irreale. Se ti guardi allo specchio e credi che la tua immagine riflessa sia vera, sei perso. Quanto tempo ci vuole per vedere che il riflesso del mondo è falso? All’istante sei la Realtà. Quanto tempo ci è voluto?

Come fai a dire che il creatore del mondo è grandioso, se la sua creazione è una frode?

Se nel deserto corri verso il miraggio dell’acqua e qualcuno ti dice: ”Non c’è acqua lì!” – tu rispondi che, invece, la vedi e continui a rincorrerla senza esito. Non è mai esistita eppure ci credi.

I tuoi genitori hanno generato il tuo corpo e poi soffri una vita perché lo credi reale.

Lo zero.

Che tu sia povero o un mendicante o seduto su un trono, sei sempre la Realtà. L’apparenza esteriore non ha nulla a che fare con Quello che sei. Questo puoi capirlo intellettualmente, ma non riesci a metterlo in pratica perché ami questo mondo illusorio e ti aggrappi agli oggetti che lo compongono. Collezioni solo degli zeri! Sii nel mondo, ma non nel mondano.

Tutti vogliono sapere e sapere sempre di più. Se il mondo è creato dallo zero, chi è il creatore dello zero? Non potrai mai trovarlo.

Se senti che qualcosa ti tocca o disturba sappi che sei nell’illusione. Come può toccarti un niente?

Il pensiero.

Tutti adorano Dio, ma non sanno cos’è. Dio è solo un pensiero. Se io, la Realtà Ultima, non fossi già lì, come potrebbe esistere Dio?

La mente.

Nulla è buono e nulla è cattivo. Sono solo pensieri, irreali. Se non ascolti la mente, diventi sempre più sottile.

Osservi il film, ma non ne fai parte. Lo schermo è indifferente se si tratta di scene orrende o magnifiche.

Molti stati di coscienza appaiono e scompaiono. Le preoccupazioni sono faccende che riguardano corpo e mente. Non hanno nulla a che vedere con te.

Tutto quello che senti, percepisci o ottieni è un’illusione. Se la mente accetta questo, sarai distaccato durante ogni attività quotidiana.

La mente non potrà mai sperimentare la Realtà. Ciò che puoi sperimentare è “altro”. Finché la mente non si dissolve nella Realtà, avrai esperienze, ma dopo la dissoluzione chi sperimenterà che cosa?

Vera felicità.

Tutti cercano la felicità, ma credono di trovarla per mezzo di oggetti o di persone esterni. La presenza del Sé è la sola, vera felicità.

Il Maestro.

Come fai a sapere che hai trovato un Maestro? Non c’è un test possibile. Le scritture e il maestro ti parlano, descrivono ad esempio il “sale”. Devi metterlo in bocca e verificarlo da te. Tutto ciò che dice il Maestro, se ti dà la giusta direzione, devi verificarlo di persona, assaggiandolo. Ma se l’indirizzo è sbagliato, non giungi al traguardo. Il Maestro deve essere perfetto, solo così può indicarti la via alla Realizzazione. Il vero Maestro è ovunque e mai lontano da te. Tu e Lui siete una cosa sola, non dev’esserci nessuna separazione tra te e il Maestro e nessuna paura dunque.

Il vero Maestro non ha forma, sa che non fa nulla e vede il mondo come non-esistente. Tu hai dimenticato il tuo Sé e lui cerca solo di ricordarti che sei il Sé.

Devi realizzare il Sé a costo della tua vita. Devi morire a te stesso.

Ci vuole fede all’inizio, il Maestro vanifica dubbi e perplessità. Con l’aiuto del Maestro i pensieri dall’esterno si rivolgono all’interno. Quando cessano, dimentica quello che hai imparato finora, Quello (il Maestro) è sempre presente.

Il Maestro è la più grande illusione, poiché le parole sono false, ma le sue parole false ti spingono verso il tuo Sé Reale, dove la comprensione è azzerata. Non vi è alcuna differenza tra il Maestro, il Sé e Quello che sei.

Quando hai realizzato l’Ultima Realtà, finché avrai un corpo, sii grato al Maestro che te l’ha indicata. Tu e il Maestro siete la stessa cosa.

La morte.

La morte non è nulla. Sappi che non sei mai nato e non morirai mai. Gioca con il serpente al quale hai tolto il dente avvelenato. Allo stesso modo gioca con il mondo e l’illusione, non c’è danno. Vivi senza paura di ciò che succederà. Non è mai successo nulla finora e quindi nulla potrà succedere. La spina dell’ego va tolta e sii convinto che non sai nulla, non odi nulla, non mangi nulla, non fai nulla. Allora l’ego deve sparire.

Ranjit Maharaj

Sri Ranjit Maharaj

Fonte: http://isabelladisoragna.com/?s=ranjit

Come liberarsi dall’ego – Sri Ranjit Maharaj

Interlocutore: Come facciamo a purificarci. A liberarci dall’ego nella ricerca della realtà?
Sri Ranjit Maharaj: Si, non rimane più niente. Tutte le immagini sono scomparse. Come mai? Perché non esistevano. Se ci fosse stato qualcosa di reale sarebbe rimasto. Quando ti addormenti sparisce tutto, vero? E quando ti svegli tutto riappare. Da dove viene? E’ la conoscenza che lo riporta. Se vai un poco oltre la conoscenza, lì ci sei tu. E’ facile ma ti rifiuti di attraversare quel limite. La mente non può farlo; deve sempre avere qualcosa da definire, da capire. Quando una persona muore, non rimane più nulla, perché non c’era nulla di vero. Quando nasci, non porti nulla con te. Finché c’è il corpo, dovete lavorare. Il corpo ha le sue necessità. Avete un ruolo da svolgere e dovete fare la vostra parte; ma dite a voi stessi:”E’ tutta una finzione, io non sono questo personaggio.” Nessuno muore, te l’assicuro. I cinque elementi tornano ai cinque elementi. E’ scomparso qualcosa? Si, il nome! Soltanto il nome. Il mondo che vedete voi non è vero per un cieco. Tutto quello che accade dipende da voi. L’aereo è in ritardo: dite che siete voi che avete disposto così. Quello che accade è semplicemente un vostro pensiero!
Esiste davvero il problema di purificare la mente? La mente stessa è un concetto e un concetto potrà mai essere vero? Quello che non è reale sarà sempre impuro. Qualunque cosa voi percepiate, si sovrappone alla vostra natura, che rimane intatta. Voi siete assolutamente chiari e puri. La mente prende per vero tutto quello che percepisce e questo la rende impura. Quando capite che tutto è falso, la mente stessa si dissolve. E’ come svegliarsi da un sogno ed accorgersi di non aver fatto proprio nulla. Tutto comincia da zero. Il mondo è zero. Lo spazio è zero. Tutto proviene dallo zero, ma la realtà è oltre lo zero. Gli scienziati non scopriranno mai Lui, perché è al di là dello zero. Perché non potete avere la sensazione di quel potere così sottile che mette in funzione tutte le cose? Perché è niente. Come potreste sentirlo? Il potere comincia da zero; la realtà è oltre. Per questo potete dimenticare in un attimo tutto ciò che esiste, come se fosse un sogno. Quando siete nati, non sapevate nulla. Vi hanno dato un nome e anche voi avete cominciato a darne, chiamando papà e mamma. Ma che cosa sono papà e mamma? Sono solo vostri pensieri. Avete un ruolo da svolgere e dovete fare la vostra parte, ma dite a voi stesi:”E’ tutta una finzione, io non sono questo personaggio.” Allora fai il tuo lavoro, ma non identificarti col personaggio.

I.: L’idea di nascere e di rinascere non significa nulla vero?
MAHARAJ: Nulla. Nessuno rinasce perché nessuno muore. Nascita e morte non esistono. Immagina di sognare di avere un bambino. Puoi stabilire per lui una data di nascita? Questo mondo non è altro che un lungo sogno. Tu vorresti percepire il reale, ma non è possibile. Vorresti capire il reale ed allora la mente entra in funzione. Ma quando tu sei Lui, cos’altro puoi volere?
Anche l’amore non è vero. Stai dicendo che quando due cose si fondono, c’è amore. Se però non c’è nessuno, dove va a finire l’amore? Perché ci sia amore deve esserci qualcosa da amare: un uomo, una donna, un albero…dicono che bisogna amare tutti gli esseri, ma se io sono tutti gli esseri, resta qualcuno da amare? Se fate l’elemosina ad un povero e pensate di aver compiuto una buona azione, questo è orgoglio. Ma chi siete voi per aiutare gli altri? Per questo il Maestro vi dice che non aiuta mai nessuno. Lui parla semplicemente, sta a voi capire.
Tutti gli scienziati hanno fallito. Hanno scoperto i buchi neri dove non c’è nulla, nemmeno la luce; nessuna macchina può arrivare lì, dove tutto si riduce a zero. Possono avvicinarsi allo zero, ma non possono andare oltre. Molti saggi hanno fallito per la stessa ragione, incapaci di andare oltre lo zero. Ora anche lo zero fa parte della conoscenza. Lo zero è la sorgente della conoscenza; quindi la conoscenza, venendo da zero, non ha consistenza. Se non ci fosse lo zero, non ci sarebbe nemmeno la conoscenza.
“Andate oltre lo zero”. Quando capite che il pensiero è falso, siete la realtà che è oltre il pensiero.

Tratto da “La luce della conoscenza”.Dialoghi sulla Realtà Suprema e la Libertà dall’Illusione – Ranjit Maharaj – Edizioni AEQUILIBRIUM

Sri Ranjit Maharaj

Ranjit Maharaj e Nisargadatta Maharaj hanno avuto lo stesso Maestro Sri Siddharamshewar Maharaj

Al di là del nulla, al di là dello zero – Sri Ranjit Maharaj

Interlocutore: Quando contemplo la mia vera natura e mi immergo nella sensazione di essere, mi sento pervadere da un sentimento d’amore che non ha alcuna causa. E’ qualcosa di reale questo sentimento o è ancora un’illusione?
Sri Ranjit Maharaj: E’ la beatitudine dell’essere. Avverti semplicemente la presenza “Io sono”. Ti sei dimenticato di tutto, di ogni concetto… E’ uno stato non condizionato. Questa sensazione di beatitudine affiora quando l’oggetto viene completamente dimenticato. Tuttavia nell’essere rimane ancora una lieve sensazione, che in fondo è sempre un concetto. Sperimenti uno stato più alto, che tuttavia fa ancora parte della mente. Il Sé non ha nulla a che fare né col piacere né con la sofferenza; non ha alcun senso dell’io. L’illusione c’è ancora, ma non la prendi più per realtà. Se qualcuno ti chiama rispondi: ”Sono qui”. Ma tu ci sei ancora prima di rispondere: ”Sono qui”. La sensazione di essere non è presente, ma affiora spontaneamente non appena qualcuno ti chiama. Voi potete esprimere soltanto qualcosa che avete in qualche modo sperimentato. Non appena avvertite l’esistenza di qualcosa vi state allontanando dalla realtà, vi state allontanando da voi stessi. Non c’è nulla di male a vivere nell’illusione, nel mondo; ma poiché non esiste, non può toccarti… ”sperimentare”non è la parola giusta. Nessuna parola è adatta a esprimere quello che è al di là del nulla, al di là dello zero, dove le parole non possono esistere. Lo stato che descrivi è senz’altro qualcosa di buono, ma devi andare oltre. Tu sei te stesso solo quando la mente accetta che tutto quello che percepisce è illusione.

I.: Vorrei sapere perché certi essere realizzati si reincarnano per aiutare gli altri…
MAHARAJ: Nessuno va, nessuno viene. Chi ti ha detto una cosa simile? Lo hai letto da qualche parte e ora lo ripeti? E’ una sciocchezza dire che ritornano. Nessuno va, nessuno viene. Questo non è altro che un sogno. Nel sogno puoi credere di essere un grande Maestro, ma quando ti svegli torni ad essere quello che sei. Chi è andato e chi è tornato? Non è successo nulla.

I.: Se tutto è un’illusione, anche lei è un’illusione?
MAHARAJ: Oh si! Io sono la più grande delle illusioni! Tutto quello che vi dico con grande passione e franchezza è completamente falso. Ma le falsità che ascoltate dal Maestro possono condurvi alla meta. Quando andate a trovare qualcuno, a voi interessa la persona, non il suo indirizzo. Arrivate a casa di quella persona…a questo punto l’indirizzo non vi serve più. Le parole servono solo ad indicare qualcosa; in se stesse non hanno alcuna realtà. Le parole sono false, ma il significato che esse esprimono è vero… dovete usare l’illusione per capire l’illusione. Quando pensate “io”…dite: ” Questa è casa mia, queste sono le mie cose.” Le cose dal canto loro non diranno mai che vi appartengono… Io insegno, ma non mi aspetto che questa o quella persona debbano capire. Chi è fortunato troverà la chiave…Tutto dipende dalla sua capacità, dalla sua prontezza a capire.

I.: Un essere realizzato vive in uno stato di felicità? E’ così che si esprime la realtà… o anche questa è un’illusione?
MAHARAJ: La realtà è la realtà; è unica, sempre identica a se stessa. Che bisogno c’è di dire che si esprime nella felicità? Se perdete il portafoglio e qualcuno ve lo riporta, siete felici, ma in effetti vi hanno reso qualcosa che vi apparteneva. La vostra è una felicità temporanea, che non ha nulla a che fare con la realtà. Voi credete che si possa perdere la realtà, mentre questo non è assolutamente possibile. Quindi anche quella sensazione di felicità è un’illusione. Chi dovrebbe provare gioia e a chi potrebbe esprimerla? Nella realtà non c’è dualità.

I.: Ho sentito dire che l’evoluzione dell’umanità consisterebbe nel passare dall’”io” al “noi”, cioè la coscienza individuale deve diventare coscienza universale. E’ così?
MAHARAJ: Non avete capito come stanno le cose e credete di essere entità separate. Tutti funzionano nella coscienza; naturalmente anche voi. Se capite di non essere il corpo, la vostra coscienza diventa universale e scompare ogni genere di limitazione Quando rompete il vaso, lo spazio al suo interno diventa una cosa sola con lo spazio dell’intera stanza…ma qui dovete capire che anche questa coscienza è un’illusione, è ancora ignoranza. L’ego divenuto coscienza universale è il peggiore che esista, perché potrà dire .”Io sono il creatore del mondo…” Ma a che serve creare un’illusione? Le persone ignoranti… secondo loro, (i saggi)non dovrebbero sentire alcun dolore. Ma anche un saggio è una persona viva, non è un cadavere, quindi se tocca il fuoco, sente che brucia. Il saggio prova dolore, ma sa che questo riguarda il corpo.

Tratto da “La luce della conoscenza”.Dialoghi sulla Realtà Suprema e la Libertà dall’Illusione – Ranjit Maharaj – Edizioni AEQUILIBRIUM

Ranjit Maharaj

Ranjit Maharaj e Nisargadatta Maharaj hanno avuto lo stesso Maestro Sri Siddharamshewar Maharaj

La meraviglia della totalità • Ella May

Quello che il sé ha sempre cercato è questo, semplicemente questo, non questo al di là di qualche velo spirituale o in qualche sapere o comprensione intellettuale. E’ questo, la vita che sta accadendo. La vita sta semplicemente apparendo, anche l’illusione di un sé che si sente perso e la ricerca per la totalità è la totalità che appare così. Non c’è mai un altrove, un qualcos’altro o qualcun’altro. Nessuno stato in cui arrivare, nessun luogo in cui arrivare.

Ogni cosa che il sé può pensare circa chi o cosa davvero sia, è parte dell’illusione.

Questo è un ritorno alla meraviglia infantile, non sto suggerendo di essere consapevole qui o di essere conscio di qualcosa, non sto prescrivendo una via o un metodo, no. Cosa rimane quando non c’è nessun me? Questo. Semplicemente la vita che accade come è sempre stato e sempre sarà. Sicuramente le apparenze cambiano e non sembrano sempre essere le stesse ma è sempre la stessa energia che appare come questo o quello.

Il me vive in una realtà illusoria e si sente separato, ma non è reale.

La meraviglia infantile è ciò che rimane. Non c’è una persona illuminata, ma solo questa vitalità ed è meraviglioso vederla, nessuno che vede solo vedere. Quanto è meravigliosa la vita che non ha alcuno scopo o obiettivo ed eppure appare e cambia forma nella sua immobilità.

Il sé vuole sempre essere da qualche parte, avere qualcos’altro e fare qualche altra esperienza, non vuole questo.

L’idea che ci sia un qualcuno qui in un corpo che ha il potere sui pensieri è un’illusione. Il pensiero non crea alcunché, infatti nulla crea ogni cosa ed è il nulla che realmente accade. La totalità è intera, non ha bisogno di creare niente di nuovo o cambiare alcunché, aggiungere qualcosa o desiderare di meglio. Quanto arrogante è il sé a pensare di poter fermare le onde!

Questo è già questo ed è già libero. Il fatto è che nessuno guarisce mai la propria vita, tu non arrivi mai in uno stato di libertà, il sé non ottiene mai la totalità, non diventerà mai illuminato o risvegliato o liberato.

Tutto quello che rimane è ciò che è sempre stato. Questo!

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Ella May 

E’ uno scherzo cosmico ~ Tony Parsons

Commento: Qualche volta parli del tempo verticale in opposizione al tempo lineare.

Tony: No, non tempo verticale. Verticalità.

Verticalità. E’ quando quel cambiamento, qualunque cosa sia, apparentemente accade? E’ quella la fine della storia?

E’ vedere che c’è solo questo che è senza tempo, ed è anche il godere della storia del tempo ma vedere attraverso la storia, vedere che la storia è totalità senza significato e non più alcun potere o rilevanza. Solo apparentemente accade nel tempo, è ciò che è.

Ma è visto da?

La storia è vista come nulla che è tutto. Io non cercherei di capirlo.

Quindi è giusto dire, e penso che tu l’abbia detto diverse volte, probabilmente in questo residenziale, che il vedere ordinario, inclusi i pensieri, sono semplicemente normali. Lo facciamo tutti senza realizzarlo. E poi questa sorta di psicologico senso dell’Io, viene come un velo che reclama di possedere attraverso l’abitudine di un vivere prescrittivo.

Sì, quindi quando il risveglio accade dirà, “Oh, è sempre stato così”

Esatto

Quindi effettivamente c’è solo essere. Nella totalità di questa apparenza c’è solo ciò che è. C’è solo questo accadere. E’ inevitabile. E’ tutto ed ogni cosa.

In qualche modo lo psicologico senso dell’Io viene e dice “io”, e blocca come il vedere, è così sottile che copre..

Sì, è il segreto svelato.

Sì esatto.

E’  segreto tutto il tempo che c’è qualcuno che cerca di comprendere. Allora rimane segreto. Ed è quando non c’è più nessuno che vede che diventa svelato e manifesto.

E’ come l’eternità vero?

E’ l’eternità.

Eppure quando parliamo, le persone dicono “Ieri ero illuminato” ma non c’è mai stato uno ieri in cui essere illuminati.

No. E non c’è mai stato uno che sia illuminato.

E’ gentile?

Gentile, sì.

Penso che la mente non può comprenderlo, è incomprensibile.

No non può. Questa è stata la cosa che mi ha colpito davvero dopo il risveglio iniziale, quando non c’era nessuno lì e poi qualcuno torna e lo racconta. Ero interessato alla cristianità in quel periodo e non avevo capito questa stupida idea che tu potevi peccare e poi essere perdonato. Ho improvvisamente visto che il vero significato nel perdono è che non c’è assolutamente nessuno e nulla da perdonare. Non importa quante volte sembra che tu possa sbagliare o qualunque cosa tu faccia, o qualunque cosa tu non faccia. Non importa quanto cerchi o non cerchi, c’è solo questo. E’ amore incondizionato.

Hai sentito un senso di sollievo?

Beh, è semplicemente meraviglia. Il vero significato o qualità dietro le idee che abbiamo creato l’assoluto nonsenso dei dogmi religiosi e dell’idea del peccato originale…

Sentire come parte della gentilezza è un tipo profondo di umorismo.

Sì assolutamente. C’è un profondo reale umorismo in tutto ciò che è. Intendo che in un certo senso è uno scherzo cosmico. E’ lo scherzo cosmico. E’ lo scherzo migliore in circolazione.

L’unico scherzo in circolazione.

L’unico scherzo in circolazione, sì. In altro modo potresti dire che la vitalità è tutto ciò che c’è. E la vitalità è sentita attraverso i cinque sensi ed anche attraverso il sesto e settimo senso delle sensazioni che sorgono e pensieri che accadono. Tutto ciò che c’è è pura vitalità. Non c’è nient’altro oltre che vitalità. E’ tutto ciò che è.

E quello che è meraviglioso riguardo questo è che ognuno in questa stanza pura vitalità. Ciò che sta sedendo in questa stanza è solo semplicemente totalmente vitalità. Ed è l’essere e la fine di tutto. Non c’è bisogno di dire altro, Grazie.

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Tony Parsons

L’essenza della vita ~ Andreas Muller

Qual è il ‘cuore’ o ‘l’essenza’? – Nessuna cosa. Non un qualcosa. Non qualche cosa. L’inconoscibile ed allo stesso tempo ovvio. Inconoscibili perché è nessuna cosa, ovvio perché è ogni cosa. Di solito cuore’ o ‘essenza’ sono parole che si riferiscono alla natura più profonda, più interiore, come se ci fosse un essere all’interno o una natura nascosta, ma è tutto quello che c’è, il cuore o l’essenza è tutto ciò che è. Ciò che è, è l’essenza più profonda, è l’intimità suprema, ogni separazione e ogni distanza è illusoria. Perché tutto quello che c’è, è ciò che è: il cuore, l’essenza, il nulla che appare come ciò che sta accadendo.

Il messaggio della meraviglia senza tempo indica alla realtà naturale ed inseparata.  Una realtà che contiene ogni cosa, che abbraccia tutto ed è tutto. Una realtà apparentemente oltre l’esperienza di ‘ io sono ‘.

L’esperienza di essere ‘qualcuno’ o ‘qualcosa’ somiglia ad una realtà artificiale. Una realtà basata sull’esperienza della realtà e della separazione, del tempo e dello spazio, di essere autori delle azioni e vittima delle circostanze, di giusto e sbagliato, di causa ed effetto, di responsabilità personale e ricerca. L’apparente me non può accedere alla realtà naturale, sebbene anch’esso sia miracolosamente questa realtà.

Sì, l’esperienza ‘io sono’ è l’unità, è l’essenza, è il cuore, che rimane nascosto all’interno della sua esperienza. Ecco perché ricerca. E ricerca qualcosa che non può trovare: la totalità, la libertà, illuminazione, pace, comprensione, saggezza, se stesso o la sua assenza. Il dilemma è: ricerca ‘qualcosa’. Una cosa, una sensazione, uno stato. Eppure tutto ciò che esiste, è nessuna cosa, è nulla. Essenza inseparata. Quello che appare.

La liberazione è la fine improvvisa e senza causa dell’esperienza di ‘ io sono ‘ – un’esplosione, un ricadere nella realtà naturale, inseparata, sebbene non ci sia qualcuno che ci ricada. Perché nel cadere indietro, esplode quello che non era mai esistito. ‘Io’, ‘ io sono’, realtà e separazione, ‘ vivere nella realtà artificiale ‘ non sono reali. Non hanno una loro propria realtà e possono svanire come una bolla di sapone.

Ciò che rimane è questo: nulla che appare come ogni cosa che sta apparendo. Leggere queste righe, pensieri, sensazioni, respirare, il sottofondo. E’ questo! Questo è lo sconosciuto. Questo è essenza. Questo è il cuore. La naturale, inseparata realtà, senza tempo, senza spazio, senza confini. Senza difetti e senza macchie. Questo è questo, ciò che appare è il miracolo.

Andreas Muller

~ Andreas Muller

Sono l’onda o l’oceano? ~ Ella May

Il sé sente di essere un’onda che rotola in un oceano, sente di essere separato, e poi arriva il messaggio che tutto è uno e allora il sé sente che ha un nuovo luogo dove riposare, “io sono ogni cosa, sono l’oceano” dice.

Ma non pensare neanche di essere l’oceano, questo è semplicemente qualcos’altro che pensi di essere. Questo messaggio non riguarda una trasformazione, un cambiamento nel pensare o nell’esperienza o nell’essere tutto o nulla. Quello che siamo davvero è ciò da cui l’oceano sorge. Questo è immobilità, pace, una pace che supera ogni comprensione. Non è conosciuto né comprensibile. Questo è ciò che davvero siamo. Ma non è un’identità. Non c’è un vero sé. Quello che è già questo è questo.

 Senza fine, libero e onnipresente è la pace che supera ogni comprensione, sembra che il cercatore ne sia consapevole a qualche livello ma passa perché non è qualcosa che può afferrare o trattenere e tanto meno comprendere.

L’apparizione di questo corpo/mente può cambiare in qualcos’altro in ogni istante, la vita sta sempre cambiando ed apparendo, sta sempre apparendo in questo. Questo rimarrà, la vita che il me pensa sia me, sé, io prenderà un’altra forma, non è personale. Tutto è vita, anche quando non ci sarà nessuna Terra e ogni cosa che pensiamo di conoscere passerà, qualcosa sorgerà in questo nulla, in questa pace sconosciuta.

Il sé non arriva mai ad una realizzazione o comprensione. Non è un un momento in cui dici”aha!” o una comprensione che improvvisamente arriva. La totalità è riconosciuta ed in essa non c’è separazione e la ricerca non può esistere se non come una illusione che appare in questa spaziosa energia libera.

L’illusione del sé svanirà nel momento della morte del corpo oppure prima. Ma il sé non muore. Perché come può, qualcosa che non non è mai esistito, andarsene?

Ella May 4

~ Ella May

La storia di come sono svanita nel silenzio ~ Bernadette Roberts

La mia passata esperienza mi aveva portato a conoscere intimamente vari tipi  e livelli di silenzio. C’è un silenzio interiore; c’è un silenzio che discende  dall’esterno; un silenzio che ferma l’esistenza e un silenzio che inghiotte  l’universo intero. C’è un silenzio del sé e delle sue facoltà: volontà, pensiero,  emozione. C’è un silenzio in cui non c’è nulla, un silenzio in cui c’è qualcosa; c’è  infine il silenzio del non-sé e il silenzio di Dio. Se esistesse un sentiero su cui  poter segnare le tappe della mia esperienza contemplativa questo sarebbe il  sentiero sempre più vasto e profondo del silenzio.

In un’occasione, tuttavia, è sembrato che questa strada fosse giunta al termine: è stato quando sono penetrata in un silenzio da cui non sarei mai  totalmente riemersa. Ma, prima di iniziare il racconto, devo fare una  premessa: in precedenza, in alcune occasioni, ero sprofondata in un silenzio  che pervadeva ogni facoltà in maniera così assoluta da provocarmi una sottile sensazione di paura. Era la paura di essere inghiottita, di perdermi, di essere annullata e cancellata, forse per sempre. In quei momenti, per tenere lontano  il terrore, con un movimento interiore abbandonavo il mio destino a Dio. Era  come un pensiero, un atto di volontà, una sorta di proiezione. E ogni volta che  facevo questo, il silenzio si rompeva e io gradualmente tornavo al mio sé  abituale e alla sicurezza. Finché un giorno le cose andarono diversamente.

Nella strada in cui abitavo, poco oltre casa mia, c’era un monastero sul mare,  e i pomeriggi in cui potevo liberarmi e uscire mi piaceva trascorrere qualche  ora da sola nel silenzio della sua cappella. Quel pomeriggio non era diverso  dagli altri. C’era come ogni volta un silenzio diffuso, tentacolare, e come ogni  volta io attesi che l’affacciarsi della paura lo rompesse. Ma in quest’occasione  la paura non venne. Forse per l’abitudine dell’attesa o perché la paura era  sotto controllo, per qualche secondo provai un senso di suspense, di tensione,  quasi in attesa che la paura mi toccasse. Durante quei secondi di attesa, provai  la sensazione di essere in bilico sull’orlo di un precipizio, o in equilibrio su una  corda sottile, avendo il noto (me stessa) da un lato e l’ignoto (Dio) dall’altro.

Un movimento di paura avrebbe voluto dire piegare verso il sé e il conosciuto.  Sarei passata, questa volta, o sarei ricaduta nel mio sé, come sempre? Dal  momento che non era in mio potere muovermi o scegliere, capii che la decisione  non era mia; dentro di me era tutto calmo, silenzioso e immoto. In questa  calma, non avvertii il momento in cui la paura e la tensione dell’attesa mi  abbandonarono. Immobile, continuai ad aspettare un movimento proveniente  dall’esterno e quando questo non venne restai semplicemente in una grande  calma.  La suora stava agitando rumorosamente le chiavi della cappella. Era l’ora di  chiudere, e l’ora di andare a casa, a preparare la cena ai ragazzi. In passato,  era sempre stato difficile dovermi improvvisamente strappare a un silenzio  profondo: le mie energie in quel momento erano al loro minimo e muovermi  richiedeva altrettanto sforzo che sollevare un peso morto. Questa volta  invece improvvisamente mi accadde di non pensare ad alzarmi ma di farlo,  semplicemente. Penso che non fu una cosa da nulla quello che imparai, perché  lasciai la cappella come una foglia portata dal vento. Ero sicura che una volta  fuori avrei ritrovato le mie normali energie e il controllo della mia mente, ma  quel giorno la cosa fu problematica: ricadevo continuamente nel grande  silenzio. Andare verso casa fu una costante lotta contro la completa  incoscienza, e quando cercai di approntare la cena fu come voler smuovere una montagna.

Per tre logoranti giorni, non feci che lottare per rimanere sveglia e tenere a  bada il silenzio che a ogni secondo minacciava di sopraffarmi. L’unico modo in  cui riuscii a sbrigare un minimo di faccende domestiche fu tenendo  ostinatamente in mente quello che stavo facendo: adesso sbuccio le carote,  adesso le taglio, adesso prendo una pentola, adesso metto l’acqua nella  pentola, e così via, fino a quando ero così esausta che dovevo correre a letto. Non facevo in tempo a mettermi giù che sprofondavo nel vuoto.

A volte mi  sembrava di essere stata fuori di coscienza per ore, quando invece erano  passati solo cinque minuti: altre volte avrei giurato che fossero passati solo cinque minuti quando invece si era trattato di ore. In quel vuoto non c’erano  sogni, né la coscienza di ciò che mi circondava, non c’erano pensieri né  esperienze: non c’era assolutamente nulla.

Il quarto giorno, sentii il silenzio alleggerirsi, così che potei stare sveglia con  minore sforzo e, di conseguenza, trovai il coraggio di andare a fare la spesa.  Non so come accadde, fatto sta che a un tratto mi trovai a essere scossa da una signora che mi chiedeva se stessi dormendo. Le sorrisi, cercando di  orientarmi, poiché sul momento non avevo la più pallida idea di come fossi finita in quel negozio o di cosa stessi facendo. Per cui, dovetti ricominciare tutto da capo: adesso spingo il carrello, adesso devo prendere delle arance, e via dicendo.

La mattina del quinto giorno, non riuscii a trovare le pantofole in  nessun posto, ma, al momento di preparare la colazione per i ragazzi, aprii il  frigo e ci trovai qualcosa di decisamente assurdo.

Al nono giorno, il silenzio era talmente diminuito d’intensità che mi sentii  sicura che, ancora un po’, e tutto sarebbe tornato normale. Ma, via via che  passavano i giorni e mi riscoprivo in grado di funzionare come al solito, notavo  contemporaneamente che c’era qualcosa che mancava, per quanto non riuscissi  a toccarlo con mano. Qualcosa, o meglio una parte di me, non era tornato. Una  parte di me era ancora in silenzio. Era come se un pezzo della mia mente  avesse definitivamente calato la serranda. Me la presi con la memoria, che era  l’ultima a tornare; quando questa infine tornò, mi accorsi che era diventata  piatta e spenta, come la sbiadita pellicola di un vecchio film. Era morta. Non soltanto il passato lontano, ma anche quello di pochi minuti prima, si erano come svuotati.

Ora, quando qualcosa è morto, si rinuncia presto a volerlo risuscitare; allo  stesso modo, quando la memoria si è spenta, uno impara a vivere come non  avesse un passato, impara a vivere nel momento presente. Che questo ora potesse avvenire senza sforzo, e non per disperazione, era il risultato positivo  di un’esperienza altrimenti massacrante. E anche quando riconquistai la memoria pratica, la capacità di vivere nel presente rimase. Con il ritorno della memoria pratica, tuttavia, ridimensionai la passata nozione di ciò che mancava e decisi che l’aspetto silenzioso della mia mente era in realtà una sorta di  ‘assorbimento’, un assorbimento nello sconosciuto, che per me naturalmente era Dio. Era come una continua contemplazione del vasto, silenzioso Inconoscibile, una contemplazione che nessuna attività poteva interrompere.

Questo fu un altro gradito risultato dell’esperienza iniziale.  L’interpretazione dell’aspetto silenzioso della mia mente come un ‘essere  assorti’ sembrò bastare, come spiegazione, per circa un mese, quando cambiai  di nuovo idea e decisi che l’assorbimento era in realtà consapevolezza, un particolare tipo di ‘vedere’; per cui quanto era realmente accaduto non era  affatto una chiusura, ma piuttosto un’apertura; non era venuto a mancare nulla, era invece stato aggiunto ‘qualcosa’. Dopo un certo tempo, tuttavia, anche questa idea sembrò inadeguata; in un modo o nell’altro non mi soddisfaceva più; era accaduto qualcos’altro, per cui decisi di andare in  biblioteca, per vedere se potevo risolvere il mistero con l’esperienza di qualcun altro.  A questo punto scoprii che, se non fossi riuscita a trovare quanto cercavo nelle opere di san Giovanni della Croce, probabilmente non lo avrei trovato in  assoluto. E sebbene le opere del Santo mi fossero familiari, non riuscii a trovarvi nessuna spiegazione della mia specifica esperienza; né mi riuscì di  trovarla in un solo libro della biblioteca.

Ma fu tornando a casa quel giorno, mentre scendevo giù per la collina, avendo di fronte la vista della vallata e dei monti all’intorno, che a un tratto rivolsi lo sguardo al mio interno: e ciò che  vidi mi fece fermare di colpo. Al posto del familiare, seppure non localizzato, centro di me stessa, non c’era nulla: c’era il vuoto. Nello stesso momento in cui vidi questo, fui invasa da un flusso di calma gioia e seppi, finalmente, cos’era ciò che mancava: era il mio ‘sé’.

Fisicamente, fu come se mi fosse stato tolto un grande fardello di dosso; mi  sentivo così leggera che lo sguardo mi corse ai piedi, sembrava che non  poggiassero a terra. In seguito riflettei sull’esperienza di san Paolo: “Ora non  io, ma Cristo vive in me”, e mi resi conto che, nonostante il vuoto, nessun altro era entrato a prendere il mio posto; per cui decisi che Cristo era la gioia, il vuoto stesso; Egli era tutto quanto rimaneva di questa esperienza umana.

Per giorni mi portai dentro questa gioia, così grande, in certi momenti, che mi stupivo della solidità della diga e mi chiedevo per quanto tempo ancora avrebbe retto. Considero quest’esperienza il culmine della mia vocazione contemplativa.

Era la conclusione di una domanda che mi aveva assillato per anni: dove finisco ‘io’  e comincia Dio? Anno dopo anno, il confine che ci separava era diventato così sottile e vago che per la maggior parte del tempo non riuscivo a vederlo,  eppure la mia mente continuava a voler sapere: che cosa è Suo e che cosa mio?  Ora il problema era superato. Non c’era più ‘il mio’, c’era soltanto il Suo.

Avrei  potuto vivere in questo stato di gioia per il resto della vita, ma non era scritto  così nel Grande Piano. Sarebbe stata questione di giorni, forse una settimana,  e la mia intera vita spirituale – il lavoro, il travaglio, le esperienze e i traguardi  d’una vita – sarebbe improvvisamente esplosa in un milione di pezzi mai più recuperabili: senza lasciare nulla, assolutamente nulla.

Bernadette-Roberts

Bernadette Roberts

Tratto dal primo capitolo del libro L’esperienza del non-sé di Bernadette Roberts

(la versione italiana pubblicata dall’Astrolabio-Ubaldini è fuori catalogo ma è possibile acquistare la versione inglese The Experience of No-Self: A Contemplative Journey; nei prossimi articoli pubblicherò gli altri capitoli. Ringrazio Fiorenzo per avermi fornito il materiale)

Questo universo ha origine dalla tua mente ~ Robert Adams

Nulla esiste di per sé. Tutto in questo universo ha origine dalla tua mente. Non è reale di per sé, è come un sogno. Credi a quello che vedi con i tuoi occhi, a quello che ascolti con le tue orecchie, a quello che dici con la tua bocca, a quello che odori con il tuo naso. Credi che tutte queste cose sono reali. Non sono reali. Sono una bugia.

Credi di esistere come un essere umano e di compiere delle decisioni, di fare delle scelte. Sei artefice di alcune cose in questo mondo. Questo non è vero. E’ la coscienza che fa ogni cosa. Tu sei come una marionetta manipolata dalle leggi del karma. E ogni cosa che fai è il risultato di quel karma.

E’ una menzogna. Perché in verità il karma non esiste e in verità tu non hai mai fatto niente perché non sei mai nato. Non c’è assolutamente niente che tu possa mai fare. Sei spirito! Pervadi ogni cosa! Onnipresente! Non un piccolo corpo come sembra e appare.

Per quanto i tuoi problemi ti possano preoccupare dimenticali. Per quanto la tua vita ti preoccupi dimenticala. Per quanto il passato ti preoccupi, esso non esiste. Per quanto il futuro ti possa preoccupare non ci sarà mai un futuro. C’è solo questo momento e in questo momento tu sei nulla, puro vuoto. Nulla è ogni cosa e ogni cosa è nulla.

Crediamo di essere qualcosa. Anche quando dici di essere nulla, pensi che sei qualcosa. E se questo nulla non viene realizzato, non viene realizzata la vera natura che è già.

Questo messaggio non aggiunge nulla al tuo sapere ma anzi è un processo di svuotamento, non di accumulo. Non pensare di dover conoscere qualcosa di molto profondo per diventare liberato. E’ in realtà quando non sai che diventi liberato. Il sapere ti rende umano, un enciclopedia parlante. E’ solo quando cominci a svuotare te stesso che trovi te stesso. C’è solo tutto che è nulla.

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Robert Adams

L’illusione delle esperienze mistiche e della conoscenza ~ U. G. Krishnamurti

Per me non esiste la mente per nulla. La mente è la totalità — non che stia dando una descrizione peculiare della mente –, la totalità delle vostre esperienze, e la totalità dei vostri pensieri. Come stavo dicendo ieri, non ci sono pensieri che potete rivendicare come vostri. Non ci sono esperienze che potete indicare come vostre. Senza la conoscenza voi non potete avere esperienze. Ogni volta che sperimentate qualche cosa, attraverso queste esperienze la conoscenza cresce ed è fortificata. È un circolo vizioso. Va avanti all’infinito. La conoscenza vi dà esperienze, e le esperienze fortificano la conoscenza che avete. Le vostre domande sono frivole, perché ogni domanda è nata dalla conoscenza. Se c’è una risposta alla domanda, non è necessariamente la vostra risposta. Tutte le risposte sono le risposte che sono state accumulate attraverso i secoli. C’è la totalità della conoscenza che è stata accumulata. L’accumulo di conoscenza, l’accumulo di esperienze, sono tutti là presenti. Voi li state usando per comunicare con voi stessi e per comunicare con gli altri.
Non esiste una cosa come la mia mente o la vostra mente. Ma c’è una mente che è la totalità di tutti i pensieri e le esperienze di tutti gli esseri umani che sono esistiti fino a questo momento.
Se vi viene fornita una risposta ad una domanda, questa risposta dovrebbe mettere fine alla domanda stessa. Il fatto è che le risposte datevi dagli altri, quelle che vi siete fabbricati da voi, e le risposte date da quegli uomini saggi che ci sono in questa sorta di mercato dello spirito oggi, o che sono esistiti nel passato, non sono realmente le risposte.
Ogni risposta che vi do non è la vera risposta, perché la risposta dovrebbe porre fine alla domanda. Se la domanda è frantumata, anche tutta la conoscenza che è responsabile per la domanda deve andarsene. Chi fa la domanda non ha reale interesse in nessuna risposta, perché la risposta farebbe esplodere tutto quanto, non solo le poche cose che avete conosciuto in questi 30 o 40 anni, ma tutto quello che è stato accumulato fino ad oggi, ogni cosa che ogni uomo ha pensato e sentito e sperimentato fino a questo punto dove la domanda finisce. La risposta, se c’è una risposta, spazzerebbe via ogni cosa.

La gente viene e mi parla delle proprie esperienze spirituali. Cosa si aspettano da me? Vogliono che io li conforti e gli dica che stanno facendo bene. Andate avanti così e raggiungerete la vostra destinazione. Io non posso farlo. Io enfatizzo che quelle esperienze che voi considerate straordinarie sono totalmente non collegate a ciò che voi siete realmente. Questo è molto difficile da capire. Io do sempre l’esempio del tremore. Un tremito non sottintende che un giorno ci sarà un terremoto…. Questi tremiti non hanno nulla a che vedere con i terremoti. Il terremoto avverrà da un’altra parte non nel luogo nel quale voi pensate che debba succedere. Quando raggiungerete il vostro stato naturale, vi renderete conto che i fremiti che voi avete sperimentato durante quello che chiamavate “sadhana” sono totalmente estranei ad esso.. (lo stato naturale). Questo è molto difficile da capire. Ecco perché tutti quelli che sono sul cammino spirituale mi pongono la domanda: “come fai a sapere che tutta la tua ricerca non è stata responsabile di ciò che sei oggi?” Io posso dire che questo stato naturale, non è per nulla collegato a ciò che ho fatto o ciò che non ho fatto. In questo stato vedete che tutti i concetti collegati al cammino spirituale sono inutili, dato che il cammino spirituale è in relazione agli obiettivi che voi avete.

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U. G. Krishnamurti