E’ solo un giro di giostra ~ Bill Hicks

Il mondo è come un giro di giostra in un parco giochi. Quando scegli di salirci pensi che sia reale, perché le nostre menti sono potenti. La giostra va su e giù, e gira intorno, ti fa tremare e rabbrividire, ed è coloratissima e rumorosa, ed è divertente per un po’.

Alcuni ci sono su da tanto tempo e cominciano a chiedersi: “È la realtà o è solo un giro di giostra?”

Altri si sono ricordati e vengono da noi per dirci: “Ehi, non vi preoccupate, non abbiate paura, mai, perché questo è solo un giro di giostra.”

E noi… uccidiamo quelle persone. “Fatelo tacere! Abbiamo investito un sacco in questo giro di giostra. Fatelo tacere! Guardate le mie rughe di preoccupazione, guardate il mio grosso conto in banca, e la mia famiglia. Questo deve essere reale.”

È solo un giro di giostra. Ma uccidiamo sempre quella brava gente che tenta di dircelo, l’avete mai notato? E lasciamo che i demoni si scatenino. Ma non ha importanza perché… è solo un giro di giostra. E possiamo cambiare le cose in qualunque momento. È solo una scelta. Niente sforzi, niente lavoro, niente occupazioni, niente risparmi o denaro. Una scelta, proprio ora, fra paura e amore.

Gli occhi della paura vogliono che voi mettiate serrature più grandi alla vostra porta, che vi compriate delle armi, che vi isoliate. Gli occhi dell’amore, invece, ci vedono tutti come una cosa sola. Ecco che cosa possiamo fare per cambiare il mondo, proprio adesso, in un giro di giostra migliore. Prendiamo tutti i soldi che spendiamo in armi e nella difesa ogni anno e spendiamoli invece per cibo, vestiti ed educazione per i poveri nel mondo, e basterebbero a farlo molte volte, nessun essere umano escluso, e potremo esplorare lo spazio, insieme, sia interiore che esteriore, per sempre, in pace.

Bill Hicks, Finale dello spettacolo Revelations (1993)

Vita ~ Jeff Foster

Vita,

Lascia che si sfiniscano nel tentativo di capire fino a che non ci sia solo confusione, e al centro di quella confusione mostra loro la propria intrinseca chiarezza.

Rendili coraggiosi attraverso il portarli via tutte le loro speranze, e lasciali lì a singhiozzare fino a che farà loro male lo stomaco, fino a che le lacrime non si scioglieranno in una risata. Amali attraverso il distruggerli.

E quando sono più soli che mai, mostra loro una intimità che non riescono neppure ad immaginare.

Falli soffrire fino a che non saranno esausti di combatterTi, rendi il loro dolore grande abbastanza da ridurre tutti i loro concetti in cenere.

Non lasciare che sappiano mai ciò che stanno cercando, ma lascia che continuino a cercare, come se la loro vita dipendesse da questo.

Dalli il tempo di leggere i loro libri e di ascoltare i loro insegnanti, dalli il tempo di costruire montagne di conoscenza, dalli la certezza e l’orgoglio e un senso di sicurezza.

E poi lascia che i loro libri marciscano, e trasforma i loro insegnanti in ipocriti, e rendili dubbiosi così che si scordino tutto quello che hanno imparato. Ogni cosa.

E falli stare da soli, lì ad affrontarTi, nudi e senza protezione, e lasciali tremare, lascia che se la facciano addosso per la paura, lascia che tutte le loro facciate cadano.

E poi dona loro il grande segreto, che sono amati oltre ogni immaginazione, nella loro nudità, nel loro fallimento, nella loro ignoranza, in ogni cosa da cui stanno scappando via. Che loro sono te.

Che il tuo volto è il loro volto.

Che nulla è in realtà mai accaduto.

Jeff Foster

Jeff Foster

La Storia del Me ~ Tony Parsons

Tutto ciò che c’è è totalità, interezza.. energia sconfinata che appare come ogni cosa… il cielo, gli alberi, le emozioni, i pensieri e qualsiasi cosa. E’ il mistero del nulla che allo stesso tempo è il tutto.

Non c’è nulla al di fuori della sconfinata immensità ma nonostante questo, visto che è libera, può apparire come fosse separata da se stessa…può apparire come fosse la storia del me. Non c’è nulla di giusto o sbagliato in questa apparizione che è la totalità nella sua apparente manifestazione.

L’energia contratta sembra sorgere nell’essere umano e creare un senso di separazione dal quale nasce il senso d’identità… la coscienza di sé. Il me è nato e la storia del me pare cominciare. Il me è la storia e la storia è il me, e uno non può esistere senza l’altro. Tutti e due si manifestano e funzionano in una realtà dualistica come soggetto e oggetto. Ogni cosa sembra essere personalmente esperita come una serie di eventi che stanno accadendo in un tempo reale a un me reale. All’interno di questa storia, il viaggio, lo scopo e il libero arbitrio sembrano essere reali.

Questo senso di separazione non è solo un’idea, un pensiero o una credenza. E’ un’energia contratta incorporata nell’intero organismo che influenza ogni esperienza. Come conseguenza il me esperisce un albero, il cielo, un’altra persona, un pensiero o un sentimento attraverso un velo di separazione. E’ come se il me fosse un qualcosa e tutto il resto tante altre cose separate che accadono proprio al me. Ciò che sorge da questa sensazione è una sottile percezione d’insoddisfazione. Come se qualcosa fosse stato perso o nascosto.

Per la maggior parte delle persone questo senso d’insoddisfazione non è così evidente, e dato che credono di essere individui con libertà di scelta e di volontà sembrano motivati a provare a creare una storia di successo…buone relazioni, buona salute, benessere, potere personale e qualsiasi altra storia.

Invece per altri esiste una mggiore sensibilità rispetto al fatto ci sia qualcosa che sembra essere andato perso. Questa sensazione produce un desiderio per un più profondo senso di appagamento. Da qui può nascere una ricerca nella religione, nella terapia o nel significato dell’illuminazione. E dato che il me si è convinto di avere i mezzi per influenzare la sua storia, inizia anche a presupporre di potere trovare un maggiore appagamento attraverso le proprie scelte, la propria determinazione, le proprie azioni.

Il me potrebbe, ad esempio, recarsi da un prete o un terapista o un insegnante d’illuminazione per trovare quello di cui pensa di avere bisogno.

Spesso, dato che il me sente di avere perso qualcosa, ci può essere un senso di inadeguatezza e quindi viene ricercato un insegnamento che soddisfi la necessità di fare qualcosa che porti a una trasformazione personale e faccia sentire degni di essere soddisfatti. Tutta quest’attività accade in apparenza all’interno della storia del me la quale funziona in una realtà artificialmente dualistica. In questo modo il me cerca nel mondo del ‘finito’ quello che è infinito. E’ un qualcosa che cerca un altro qualcosa, e quello cui veramente anela rimane irraggiungibile essendo già ogni cosa. E’ come cercare di catturare l’aria con una rete da farfalle. Non è difficile, è meravigliosamente impossibile. L’essenziale futilità di questa ricerca inevitabilmente nutre un senso del me che si sente ancora più inadeguato e separato.

Inoltre, nell’attività di ricerca ci possono essere esperienze lungo il cammino che incoraggiano il me a cercare ulteriormente e a provarci con rinnovato vigore. La terapia può portare un temporaneo senso di equilibrio personale nella storia. Pratiche come la meditazione possono portare a uno stato di pace e di silenzio. L’autoinvestigazione può portare a un’apparente progressiva esperienza di comprensione e rafforzata consapevolezza. Ma affinché la consapevolezza lavori necessita di qualcosa di separato di cui essere consapevole. La consapevolezza semplicemente nutre la separazione, e uno stato di distacco può sorgere ed essere scambiato per illuminazione. Tutti questi stati vanno e vengono all’interno della storia del me.

Alla base di tutti gli insegnamenti su come diventare illuminati sta l’idea che un cambio di convinzione o d’esperienza possa portare a una conoscenza personale dell’essere uno, dell’autorealizzazione o della scoperta della propria vera natura. Tutto l’investimento in un percorso che prosegue nutre la storia di un me che può ottenere qualcosa. Anche la suggestione di un arrendersi o di un’accettazione personale può all’inizio essere molto attraente e portare a uno stato di soddisfazione…per un po’. Ci sono tanti cosiddetti insegnanti non-duali che nutrono la storia del me che diventa liberato.

In ogni caso, l’unità a cui aneliamo è senza confini e gratuita. Non può essere afferrata e nemmeno avvicinata. Non esiste nulla che dovrebbe essere fatto o cambiato o fatto meglio di qualcosa che è già tutto.

L’esperienza del me può sembrare molto convincente perché ‘il mondo’ in cui vive sembra dominato da molti di questi me in molte storie. Ma il costrutto del me è incostante e senza fondamenta. Tutta le storia del me è solo una danza senza alcun significato o scopo.

Un’esposizione profonda e senza compromessi del costrutto artificiale del senso di separazione e della storia del me può allentare la presa che li tiene saldi al loro posto e rivelare il modo in cui la ricerca può solo rinforzare il dilemma. L’apparente senso di separazione, comunque, è nella sua essenza energia contratta che nessuna quantità di chiarezza concettuale potrà mai disfare.

Quando però esiste un’apertura verso la possibilità di un qualcosa che esiste oltre la ricerca, allora sembra che l’energia contratta possa dissolversi nella libertà sconfinata che già è. E comunque questa è un’altra storia che cerca di indicare e descrivere un totale paradosso…l’apparente fine di qualcosa che non è mai stato reale…la storia del me.

Tutto quello che c’è, è libertà senza limiti.

Tony Parsons 2

Tony Parsons

Capitolo 48 ~ Tao Te Ching

Nella ricerca della conoscenza, ogni giorno qualcosa è acquisito.

Nella ricerca del Tao, ogni giorno qualcosa è lasciato andare.

Sempre meno e sempre meno è fatto,

Fino a che la non-azione è raggiunta.

Quando nulla è fatto, non c’è nulla che resti incompiuto.

Il mondo è governato dal lasciare che le cose prendano il loro corso.

Esso non può essere governato dall’interferire.

Tao Te Ching, Lao Tsu

La ricerca ~ Avasa

Come ricercatori spirituali stiamo cercando, perché c’è la sensazione che qualcosa manchi nell’esperienza del corpo/mente. È questo senso di mancanza che dà luogo alla ricerca, l’azione della ricerca non è in alcun modo personale. In essa non c’è alcun ricercatore in quanto tale, ma semplicemente l’azione di ricerca causata dalla sensazione di una mancanza di qualcosa. Non si riconosce ciò che è già presente e ciò che è trascurato è allora cercato, come se si trovasse altrove. Ciò che è presente è il nulla, che è la sorgente di tutte le cose, ma poiché la sua natura è priva di ogni descrizione, quando lo si cerca lo si fa come se fosse un qualcosa e quindi non lo si riconosce per ciò che veramente è. Il nulla, quando cercato come un qualcosa, viene ignorato anche se è sempre presente.

C’era un tempo per ognuno e ciascuno di noi in cui questa azione di ricerca non sorgeva perché non c’era alcun senso di mancanza. Il motivo per cui non c’era alcun senso di mancanza era perché c’era un riposare nell’Unità. Da bambini piccoli questo era vero di ciascuno di noi e fino a tale momento – prima che si affermasse nella mente l’idea che ci fosse un agente delle azioni eseguite tramite il corpo – quest’Uno era conosciuto in modo diretto. La ricerca è cominciata nel momento in cui questo senso di Unità andato perduto. Si è perso nell’istante in cui la mente è riuscita ad individuare un essere immaginario all’interno del corpo, responsabile di ciò che il corpo faceva e dei pensieri che apparivano in quanto mente. Prima della formulazione di questo concetto non c’era nessuna idea che qualcuno fosse presente come autore di ciò che stava accadendo. La creazione di questo personaggio immaginario all’interno della mente segna il momento della separazione all’interno di ciò che è essenzialmente un’Unica Coscienza ininterrotta.

Questo essere immaginario non è altro che questo, immaginazione. Quando l’Unità stessa ha perso di vista se stessa si è cominciato a creare un’identificazione con ciò che è presente e dato che il corpo/mente è presente in tutte le circostanze dell’esperienza umana è del tutto naturale che ci si identifichi con esso e si reclami di essere il corpo/mente. Ciò che sta compiendo quell’identificazione è la Coscienza impersonale stessa. Una volta che la realizzazione avviene e l’attenzione si riposa nel vedere l’Uno, allora la ricerca volge al termine.

Ci sono molti suggerimenti su come arrivare a questa realizzazione che è in realtà il nostro stato naturale, ma tutti essi sono destinati a fallire in quanto presumono fin dall’inizio che ci sia qualcosa a cui arrivare e un qualcuno a compiere quell’arrivare, quindi tali sforzi rafforzano proprio ciò che affermano di voler rimuovere, il senso di un “me” personale. Fintanto che il ‘me’ resta presente mentre cerca di rimuovere se stesso per raggiungere questa unicità onnipresente – che non può essere vista a causa dell’identificazione con il concetto del ‘me’ – questo concetto continuerà ad esistere e così anche l’azione di ricerca continuerà a sorgere. Il riconoscimento che ciò che è cercato è sempre presente e non riposa in un momento futuro mina alla base l’idea di un obiettivo o un percorso da compiere. L’attenzione allora inizia a passare sempre più tempo semplicemente nell’essere presente a ciò che è, invece di proiettarsi in un immaginario altro momento nel futuro.

In questo modo l’energia, che in precedenza era stata proiettata fuori, inizia a passare più tempo a riposare nel presente e quando tutta l’energia cessa di alimentare l’idea di un futuro o passato, allora tutto quello che rimane è l’eterna presenza, che è colta come ciò che era stato cercato tutto il tempo. Non c’è assolutamente nulla che possa essere fatto per realizzare tutto questo, esso giunge se o quando l’azione della coscienza sorge in tal modo. Smettere volontariamente di cercare è anch’esso inutile, in quanto anche tale azione avrebbe un’intenzione dietro di sè e quindi non potrebbe portare al riconoscimento di una presenza che è senza causa e non intenzionale.

Una volta però si è visto chiaramente che tutta la ricerca è semplicemente un’azione della coscienza – che si è identificata con l’idea di essere un qualcosa e si ignora dunque in quanto sempre presente nulla, e quindi non si riconosce in quanto tale – allora inizia la dis-identificazione con l’essere un ricercatore e si dissolve l’idea di un autore delle azioni. Ciò che si è cercato non è una cosa, non è un’esperienza di qualunque tipo, ma l’Uno che vede la comparsa e scomparsa di ogni e qualsiasi esperienza all’interno di se stesso. Quest’Uno è sempre presente al di fuori del gioco del tempo e osserva l’andirivieni delle cose nel tempo. Questo è quello che è stato cercato ed è ciò che si è. Quest’Uno solo si manifesta come tutte le forme e tutte le esperienze. Esso non può essere trovato attraverso la ricerca, dato che l’identificazione con l’azione presuppone che ci sia qualcosa da essere cercato e trovato, e che ci sia un qualcuno a fare la cerca, ed è proprio questo ciò che impedisce il vedere ciò che si è.

Ciò che rimane quando tutta l’energia proiettata nella ricerca finisce è questo nulla, che esisteva già prima della comparsa di ogni energia. Questo nulla è alla base di tutto ed è la risposta ricercata, da solo è in grado di riconoscere se stesso direttamente, non richiede alcun intermediario o mezzo o sforzo di qualunque tipo. L’Amore non ha bisogno di oggetto. L’Amore è ciò che non conosce alcun senso di dualità. Nessun senso di alterità. Quando l’Amore è vero di noi allora tutto è visto essere Uno e in questo riconoscimento la ricerca finisce.

Avasa

La Sorgente ~ Tony Parsons

Solo la Sorgente appare. Tutto ciò che si manifesta è sempre e unicamente una espressione della Sorgente: l’universo visibile, il mondo, la storia della vita, il corpo-mente, le sensazioni, il senso di separazione, la ricerca dell’illuminazione.
E’ l’Uno che si manifesta come due, la nessuna-cosa che appare come ogni cosa. Il teatro della ricerca è assolutamente senza significato né scopo; è un sogno da svegli, non c’è un’intelligenza più fondamentale che tesse il destino, né scelta che si presenti a un qualunque livello. Niente nasce e niente muore. Non sopraggiunge niente. Ma questo, così com’è, invita il ricercatore apparente a scoprire la sua origine. Quando l’invito non è accolto da nessuno, allora si è visto che solo la sorgente è, stato di quiete senza causa, immutabile, impersonale a partire dal quale sorge in celebrazione un amore incondizionato. E’ il prodigioso mistero.

Domanda: Sono stato molto colpito quando avete detto che ogni cosa può semplicemente essere quello che è perché nessuno è lì a prendere decisioni o scegliere una cosa diversa. Quando questo è visto chiaramente, una incredibile quantità d’elementi mentale diventa, in modo evidente, senza oggetto. Infatti nell’idea stessa di scegliere si nasconde quella del bene e del male, di me che fa meglio o peggio, di qualcun altro che non agisce correttamente, e la mente si perde in queste idee. E, mi sembra, una visione chiara che questo porta una semplificazione nel corpo-mente verso un pensiero giusto, perché ogni pensiero o resistenza a ciò che è appare chiaramente ridicolo. Potete confermare nella vostra esperienza questa semplificazione della mente?

Tony Parsons: Si, assolutamente; è una maniera rivoluzionaria e fondamentalmente naturale di vedere la realtà. E’ ciò che la realtà è veramente. Il nostro condizionamento è credere che, da qualche parte, non vado per niente bene, che anche il mondo non va, e che dobbiamo fare qualcosa per cambiare tutto questo. E’ il condizionamento totale: le cose devono cambiare, migliorare e io devo diventare migliore. E’ rivoluzionario arrivare a vedere che, in realtà non capita niente, niente è mai cambiato, e che è sempre la stessa cosa. Solo i colori cambiano. Non c’è da andare da nessuna parte e niente da fare. Non c’è da andare da nessuna parte perché non c’è nessuno che va da qualche parte, non c’è nessuna parte dove andare perché il paradiso è proprio qui. Il paradiso è sempre, continuamente, proprio qui. E’ una presa di coscienza rivoluzionaria che si situa così al di là del tempo e dello spazio e li ingloba totalmente. E’ incredibilmente semplice, e tutto si dissolve: tutte le nostre opinioni, le nostre concezioni su come dovremmo essere e cos’è l’illuminazione. Tutto questo si dissolve semplicemente.

D: Si, allora vedo proprio una grande semplificazione. Tuttavia dite che l’impulso della mente a funzionare prosegue anche dopo il risveglio o l’illuminazione, anche se sapete che questa sostanza mentale non siete voi. Può sorgere la collera ma vedete chiaramente che non c’è nessuno per essere in collera, allora si dissipa come fumo; perché, per un risvegliato, non c’è né attaccamento né identificazione. Così, dopo la vostra esperienza, testimoniereste che rimane un movimento di resistenza residua a ciò che è?… Lo comprendete meglio, ma l’impulso è lì, lo vedete, va, viene e continua ad apparire. Quell’impulso attraverso cui vedete, si dissipa nel corso del tempo manifestandosi sempre meno?

T.P.: Si, e’ quel che succede, durante quello che a noi sembra essere del tempo: Tutto diventa più armonioso e rallenta. Tutta quell’ansia, quell’angoscia, quelle enormi energie s’appianano. “Solleverò le montagne e alzerò le vallate”, diceva Cristo. Il risveglio, sono tutti quegli estremi che si riducono e si riducono. Quello non può vivere nella luce. Può sorgere la collera ma non può mantenersi in quella luce, non c’è più nessuno ad abboccare all’amo, a mostrare un qualunque interesse. Non può dunque vivere sotto quella luce particolare.

D: Mi è sembrato, osservando la vita stessa, la manifestazione, che non è veramente altro se non impulso e resistenza. Questa è la manifestazione; però ciò che è veramente, non resiste assolutamente a niente. Questo è un po’ sorprendente. All’infuori di quella resistenza assoluta, o neutralità assoluta o amore assoluto, il fatto che la manifestazione dia impulsi e resistenze è fondamentalmente la vita.

T.P.: Si, è ciò che sembra. Ma l’insieme della vita emana dall’amore incondizionato, che è totalmente neutro, completamente neutro.
La manifestazione parrebbe portare energie positive e negative in conflitto permanente.
Ma in effetti si equilibrano sempre esattamente. La totalità delle cose si equilibra. Tutto ciò che fa l’esistenza sembra solo essere in cambiamento e in progressione, ma, in realtà, tutto è totalmente neutro e in quiete. E’ un mistero.

D: Una comprensione intellettuale prende forma in me nei termini della necessità d’un sistema di credenza in un’esistenza separata che si scioglie perché sopravvenga il risveglio. Da un’altra parte, ciò che sembra aggrapparsi più forte o manifestarsi come più intimo, è la paura. La paura di lasciar andare o della morte psicologica. Potete dirci qualcosa di più?

T.P. : Questo non si deve produrre. In qualche modo la mente cerca ancora un processo temporale. Tony Parsons stesso spiega che il ricercatore deve lasciar andare e che la nube deve svanire perché il sole sia presente. La mente interpreta immediatamente questo in termini di processo che deve arrivare. ( Prima che arrivi, il risveglio non può esserci. Pertanto la mente elabora sempre una lista di cose; anche due o tre tappe devono compiersi prima che quello arrivi.) In effetti non deve arrivare proprio niente. Ma in un modo o nell’altro la mente inganna la coscienza dicendo: “Bene, ciò deve arrivare; di conseguenza dobbiamo mettere una sorta di paura su tutto quello per evitare quell’uscita”.
Per la mente ci sono molti modi di trovare una soluzione o un problema che riguarda il risveglio, perché non può capire il risveglio. Ciò che vede chiaramente, è che il risveglio la caccerà dal suo trono. Perciò, non resistete all’idea che si devono superare delle tappe. E se si presenta la paura, Questo è l’invito. L’invito si manifesta attraverso i sensi, e non parlo di un racconto sul risveglio, ma della sensazione corporea della paura, che è ciò che è.

D.: E’ in certo modo il genio dell’ego che fa il suo lavoro, suppongo.

T.P.: Si. Il guru mentale, come io lo chiamo. La mente che vi convincerà che vi condurrà là farà di tutto; è così brillante che vi convincerà che vi condurrà là, ma vi sta conducendo sempre. Quello non arriva mai, ma si avvererà sempre domani.

D.: Vivo con un uomo che mi sembra essere nel deserto, e in quel deserto la sua sensibilità si esacerba. Il mondo diventa per lui sempre più fonte di sofferenza. E’ arrivato al punto della vostra transizione tra essere una persona e essere?

T.P.: Ah, si. Non era in quel modo per Tony Parsons. Per molti quello non deve essere un deserto.
Non dovete passare per la notte oscura dell’anima perché questo si produca. La gioia può passare ad una gioia maggiore.
Fu così per Tony Parsons. Ed è così per altri e ci sono persone che conosciamo a Londra che non sono più persone – per certi tra loro era una gioia in una più grande gioia, e per altri il deserto.
Ce ne sono alcuni per i quali la comunicazione con persone apparenti a Londra, che sono nel deserto e il mondo, diventa più insopportabile perché la sensibilità si affina. La sensibilità cresce e tutto sembra diventare sempre più spiacevole o più che minaccioso per un momento, si. Evidentemente un altro effetto sorge tra la lotta sempre più violenta delle apparenze di stati nevrotici in questa apparenza corpo-mente. La mente non vuole che quello arrivi e attaccherà certuni con tutto ciò che possiede; ma altri no.

D.: Potete dirci qualcosa in più sull’invito?

T.P.: D’accordo. Prima che questa grande avventura sia cominciata benché non sia in effetti mai cominciata e non finirà mai, ma per la mente questa è una storia da dormirci sopra. Dunque, prima di ogni inizio, ci siamo riuniti. Noi, puri esseri, ci siamo riuniti in comitato e abbiamo deciso di giocare al gioco della manifestazione. Beninteso, vi abbiamo incluso in totalità l’idea illusoria della separazione. Così abbiamo deciso di dividerci in piccoli pezzi, poi di pretendere che saremmo esseri separati non avendo più contatto con la sorgente. Però, fu anche deciso che a partire da un certo punto in quella avventura, desiderassimo tornare a casa. Abbiamo perciò pensato: “bene, come torneremo a casa, qual è il modo migliore di darci un passaporto per tornare a casa?” E abbiamo convenuto che tutto ciò che si manifestava sarebbe stato un invito al ritorno a casa.
Sto facendo un lungo giro per esprimere il fatto che ciò che guardate in questo momento è la sorgente di tutto ciò che è. E non è solo questo, è quello, è il muro, il pianoforte, tutto viene dalla sorgente dell’essere, dall’assoluto. Tutto viene dall’amore incondizionato, tutto è “ Un essere due”.
Tutto ciò che è manifestato proviene dalla sorgente della luce o dall’amore e di conseguenza, nella sua natura originale, è la nostra casa. E’ la sorgente, è ciò che siete. E dunque ciò che vedete siete voi stessi che vi manifestate come un fiore o un muro. E nella separazione, se diventate intimi con quello, qualunque cosa sia, siate ora il vostro posteriore sulla poltrona, il gusto del tè, l’auto che passa. L’intimità con quello è la dissoluzione del sé separato, illusorio. Può morire in quell’intimità, è come fare l’amore. Possiamo fare l’amore e sparire, si, può succedere. Ed è la stessa intimità con ogni cosa, col muro, il suolo, un rumore, e le sensazioni nel corpo. Tutte sono come l’invito dell’innamorato: ritorna a casa. Tutto è semplicemente l’innamorato e la sua ragione d’essere è quella d’invitare il separato in apparenza a ritornare a casa…
Così, viviamo in un invito totale! Poco importa la sua natura. Può essere una sofferenza emozionale, un pensiero non necessariamente spirituale, uscito dalla mente.
Tutto è sacro, tutto è invito, non c’è niente che non sia invito, che non sia l’innamorato.
Perciò non potete sfuggire alla vostra liberazione, sfuggire all’unità, perché è ciò che voi siete. Evidentemente, il ricercatore è invitato, ma quando il ricercatore non c’è più, l’invito non è più necessario.
Allora tutto è celebrazione.

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Sutra del Cuore

O Shariputra, la forma è vuoto

il vuoto è forma.

La forma altro non è che vuoto,

il vuoto altro non è che forma.

O Shariputra, tutto ciò che esiste

è espressione del vuoto;

non è nato né distrutto,

né macchiato, né puro,

senza perdita e senza guadagno.

Poiché nel vuoto non c’è forma,

né sensazione, concetto, distinzione, consapevolezza.

Non occhio, né orecchio, naso, lingua, corpo, mente.

Non c’è colore né suono, odore, gusto, tatto, né alcuna realtà esistente.

Non c’è il regno della vista, né quello della coscienza.

Non c’è ignoranza, né fine dell’ignoranza,

non c’è vecchiaia né morte.

Non c’è sofferenza, né causa o fine della sofferenza.

Non c’è via, né sapienza, né accrescimento.

Dal momento che non si ha nulla da conseguire, si è un Bodhisattva.

Nel perfetto intendimento, senza più alcun ostacolo alla mente;

senza più ostacolo e dunque senza più paura.

Molto al di là dei pensieri illusori,

e questo è il Nirvana.

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L’insegnamento del Sutra si propone sotto forma di discorso che il mitico bodhisattva Avalokitesvara, simbolo cosmico della compassione, indirizza a Sariputra, discepolo storico di Gautama Buddha.

“Così udii.

Una volta il Bhagavan dimorava sul Picco dell’Avvoltoio vicino alla città di Rajgir. Egli era accompagnato da un gran numero di monaci e Bodhisattva. In quell’occasione, il Bhagavan era immerso in una particolare concentrazione, chiamata «Profonda Apparenza». Nello stesso momento il Bodhisattva, il Grande Essere, il Nobile Avalokiteshvara contemplava la pratica profonda della Perfezione della Saggezza. Egli vide che i cinque costituenti psicofisici sono privi di una loro propria intrinseca natura.

Poi, tramite il potere del Buddha, il Venerabile Shariputra si accostò al nobile Avalokiteshvara e gli chiese: «Come deve procedere il figlio di un Nobile Lignaggio che desideri seguire la pratica della Perfezione della Saggezza?».” Il testo sopra è la risposta.

La naturalezza dell’Essere ~ Yang Chu

A cosa serve l’esistenza umana?
Che gusto c’è in essa?
Si tratta di bellezza e di ricchezza?
Di musica e colori?
Giunge un tempo in cui bellezza e ricchezza non corrispondono più alle esigenze del cuore,
e in cui suoni e colori diventano causa di stanchezza per gli occhi e le orecchie.
Gli antichi sapevano che la vita giunge e svanisce senza preavviso.
Non negavano le loro inclinazioni naturali e non reprimevano le loro necessità corporali.
Non sentivano l’impulso di conquistare la fama.
Passeggiavano nella vita cogliendone i piaceri e gli impulsi.
Dato che la fama perde utilità dopo la morte,
si ponevano al di là di simili illusioni.
Titoli e lodi,
una vita lunga o breve,
alla fine erano concetti di ben poca importanza.

Yang Chu (IV secolo aC)

Il Vero Te ~ Alan Watts

Se sei pronto a svegliarti, ti sveglierai e, se non sei pronto, tu continuerai a presumere di essere solo un povero uomo.

E, dato che siete qui, e avete intrapreso questo tipo di ricerca e state ascoltando questo tipo di letture, posso assumere che siete tutti sulla strada per il risveglio. Oppure stai stuzzicando te stesso con una qualche sorta di flirt verso il risveglio al quale non sei veramente dedito. Ma assumo che forse tu, anche non essendo dedito, sei sincero, che sei pronto a svegliarti. Quindi, quando sei sulla via del risveglio e stai scroprendo chi sei realmente, ciò che fai è ciò che l’intero universo sta facendo nel posto che tu chiami “QUI E ORA”.
Tu sei qualcosa che l’intero universo sta facendo come l’onda è qualcosa che l’intero oceano sta facendo. Il vero Te non è un pupazzo comandato dalla vita; il vero, più profondo Te, è l’intero universo.

Per cui, quando muori, non farai i conti con una non-esistenza eterna, perchè non è un’esperienza.
Tante persone hanno paura che quando muoiono, resteranno per sempre intrappolate in una stanza oscura e subiscono questo.
Ma una delle cose più interessanti in questo mondo; e questo è una specie di yoga, una via della realizzazione…prova e immagina come sarebbe andare a dormire e non svegliarsi più.
Pensa questo. I bambini pensano questo.
E’ una delle più grandi meraviglie della vita.
Come sarebbe andare a dormire e non svegliarsi più?
E se pensi abbastanza a questo qualcosa accadrà.
Scoprirai, fra le altre cose, che una nuova domanda nascerà in te:
Come è stato svegliarsi senza essere mai andati a dormire?
E’ ciò che è successo quando sei nato.
Vedi, non puoi avere un esperienza del nulla; la natura detesta il vacuo.

Per cui, una volta morto, l’unica cosa che può succedere è la stessa esperienza, o qualcosa di simile, di quando sei nato. In altre parole, noi tutti sappiamo molto bene che alcune persone muoiono e altre nascono; e loro sono tutti te, solamente che tu puoi sperimentare un’unica esperienza per volta.
Tutti sono Io, voi tutti sapete che siete voi, e dovunque esistano esseri attraverso tutte le galassie, questo non farebbe alcuna differenza, tu sei anche loro.
E quando loro diventano coscienti, anche tu lo diventi, lo sai molto bene; solo non devi ricordare il passato proprio come non pensi a come funziona la tua ghiandola tiroidea, o qualsiasi altra cosa nel tuo organismo; non hai bisogno di sapere come splende il sole.
Semplicemente lo fa, proprio come respiri.
Non sei realmente stupito di quanto tu sia meravigliosamente complesso e di come tu stia facendo tutto questo senza aver mai ricevuto nessuna educazione su come farlo?

Alan Watts 2

Alan Watts, estratto da “Does it do you, or do you do it”