Introduzione alla Non Dualità ~ Tony Parsons

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E’ uno scherzo cosmico ~ Tony Parsons

Commento: Qualche volta parli del tempo verticale in opposizione al tempo lineare.

Tony: No, non tempo verticale. Verticalità.

Verticalità. E’ quando quel cambiamento, qualunque cosa sia, apparentemente accade? E’ quella la fine della storia?

E’ vedere che c’è solo questo che è senza tempo, ed è anche il godere della storia del tempo ma vedere attraverso la storia, vedere che la storia è totalità senza significato e non più alcun potere o rilevanza. Solo apparentemente accade nel tempo, è ciò che è.

Ma è visto da?

La storia è vista come nulla che è tutto. Io non cercherei di capirlo.

Quindi è giusto dire, e penso che tu l’abbia detto diverse volte, probabilmente in questo residenziale, che il vedere ordinario, inclusi i pensieri, sono semplicemente normali. Lo facciamo tutti senza realizzarlo. E poi questa sorta di psicologico senso dell’Io, viene come un velo che reclama di possedere attraverso l’abitudine di un vivere prescrittivo.

Sì, quindi quando il risveglio accade dirà, “Oh, è sempre stato così”

Esatto

Quindi effettivamente c’è solo essere. Nella totalità di questa apparenza c’è solo ciò che è. C’è solo questo accadere. E’ inevitabile. E’ tutto ed ogni cosa.

In qualche modo lo psicologico senso dell’Io viene e dice “io”, e blocca come il vedere, è così sottile che copre..

Sì, è il segreto svelato.

Sì esatto.

E’  segreto tutto il tempo che c’è qualcuno che cerca di comprendere. Allora rimane segreto. Ed è quando non c’è più nessuno che vede che diventa svelato e manifesto.

E’ come l’eternità vero?

E’ l’eternità.

Eppure quando parliamo, le persone dicono “Ieri ero illuminato” ma non c’è mai stato uno ieri in cui essere illuminati.

No. E non c’è mai stato uno che sia illuminato.

E’ gentile?

Gentile, sì.

Penso che la mente non può comprenderlo, è incomprensibile.

No non può. Questa è stata la cosa che mi ha colpito davvero dopo il risveglio iniziale, quando non c’era nessuno lì e poi qualcuno torna e lo racconta. Ero interessato alla cristianità in quel periodo e non avevo capito questa stupida idea che tu potevi peccare e poi essere perdonato. Ho improvvisamente visto che il vero significato nel perdono è che non c’è assolutamente nessuno e nulla da perdonare. Non importa quante volte sembra che tu possa sbagliare o qualunque cosa tu faccia, o qualunque cosa tu non faccia. Non importa quanto cerchi o non cerchi, c’è solo questo. E’ amore incondizionato.

Hai sentito un senso di sollievo?

Beh, è semplicemente meraviglia. Il vero significato o qualità dietro le idee che abbiamo creato l’assoluto nonsenso dei dogmi religiosi e dell’idea del peccato originale…

Sentire come parte della gentilezza è un tipo profondo di umorismo.

Sì assolutamente. C’è un profondo reale umorismo in tutto ciò che è. Intendo che in un certo senso è uno scherzo cosmico. E’ lo scherzo cosmico. E’ lo scherzo migliore in circolazione.

L’unico scherzo in circolazione.

L’unico scherzo in circolazione, sì. In altro modo potresti dire che la vitalità è tutto ciò che c’è. E la vitalità è sentita attraverso i cinque sensi ed anche attraverso il sesto e settimo senso delle sensazioni che sorgono e pensieri che accadono. Tutto ciò che c’è è pura vitalità. Non c’è nient’altro oltre che vitalità. E’ tutto ciò che è.

E quello che è meraviglioso riguardo questo è che ognuno in questa stanza pura vitalità. Ciò che sta sedendo in questa stanza è solo semplicemente totalmente vitalità. Ed è l’essere e la fine di tutto. Non c’è bisogno di dire altro, Grazie.

tony parsons 8

Tony Parsons

L’essenza della vita ~ Andreas Muller

Qual è il ‘cuore’ o ‘l’essenza’? – Nessuna cosa. Non un qualcosa. Non qualche cosa. L’inconoscibile ed allo stesso tempo ovvio. Inconoscibili perché è nessuna cosa, ovvio perché è ogni cosa. Di solito cuore’ o ‘essenza’ sono parole che si riferiscono alla natura più profonda, più interiore, come se ci fosse un essere all’interno o una natura nascosta, ma è tutto quello che c’è, il cuore o l’essenza è tutto ciò che è. Ciò che è, è l’essenza più profonda, è l’intimità suprema, ogni separazione e ogni distanza è illusoria. Perché tutto quello che c’è, è ciò che è: il cuore, l’essenza, il nulla che appare come ciò che sta accadendo.

Il messaggio della meraviglia senza tempo indica alla realtà naturale ed inseparata.  Una realtà che contiene ogni cosa, che abbraccia tutto ed è tutto. Una realtà apparentemente oltre l’esperienza di ‘ io sono ‘.

L’esperienza di essere ‘qualcuno’ o ‘qualcosa’ somiglia ad una realtà artificiale. Una realtà basata sull’esperienza della realtà e della separazione, del tempo e dello spazio, di essere autori delle azioni e vittima delle circostanze, di giusto e sbagliato, di causa ed effetto, di responsabilità personale e ricerca. L’apparente me non può accedere alla realtà naturale, sebbene anch’esso sia miracolosamente questa realtà.

Sì, l’esperienza ‘io sono’ è l’unità, è l’essenza, è il cuore, che rimane nascosto all’interno della sua esperienza. Ecco perché ricerca. E ricerca qualcosa che non può trovare: la totalità, la libertà, illuminazione, pace, comprensione, saggezza, se stesso o la sua assenza. Il dilemma è: ricerca ‘qualcosa’. Una cosa, una sensazione, uno stato. Eppure tutto ciò che esiste, è nessuna cosa, è nulla. Essenza inseparata. Quello che appare.

La liberazione è la fine improvvisa e senza causa dell’esperienza di ‘ io sono ‘ – un’esplosione, un ricadere nella realtà naturale, inseparata, sebbene non ci sia qualcuno che ci ricada. Perché nel cadere indietro, esplode quello che non era mai esistito. ‘Io’, ‘ io sono’, realtà e separazione, ‘ vivere nella realtà artificiale ‘ non sono reali. Non hanno una loro propria realtà e possono svanire come una bolla di sapone.

Ciò che rimane è questo: nulla che appare come ogni cosa che sta apparendo. Leggere queste righe, pensieri, sensazioni, respirare, il sottofondo. E’ questo! Questo è lo sconosciuto. Questo è essenza. Questo è il cuore. La naturale, inseparata realtà, senza tempo, senza spazio, senza confini. Senza difetti e senza macchie. Questo è questo, ciò che appare è il miracolo.

Andreas Muller

~ Andreas Muller

Questo è il Nulla che accade ~ Jim Newman Milano 2016

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L’autentica Non-Dualità ~ Jim Newman

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La realtà naturale è già completa ~ Tony Parsons

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La storia di come sono svanita nel silenzio ~ Bernadette Roberts

La mia passata esperienza mi aveva portato a conoscere intimamente vari tipi  e livelli di silenzio. C’è un silenzio interiore; c’è un silenzio che discende  dall’esterno; un silenzio che ferma l’esistenza e un silenzio che inghiotte  l’universo intero. C’è un silenzio del sé e delle sue facoltà: volontà, pensiero,  emozione. C’è un silenzio in cui non c’è nulla, un silenzio in cui c’è qualcosa; c’è  infine il silenzio del non-sé e il silenzio di Dio. Se esistesse un sentiero su cui  poter segnare le tappe della mia esperienza contemplativa questo sarebbe il  sentiero sempre più vasto e profondo del silenzio.

In un’occasione, tuttavia, è sembrato che questa strada fosse giunta al termine: è stato quando sono penetrata in un silenzio da cui non sarei mai  totalmente riemersa. Ma, prima di iniziare il racconto, devo fare una  premessa: in precedenza, in alcune occasioni, ero sprofondata in un silenzio  che pervadeva ogni facoltà in maniera così assoluta da provocarmi una sottile sensazione di paura. Era la paura di essere inghiottita, di perdermi, di essere annullata e cancellata, forse per sempre. In quei momenti, per tenere lontano  il terrore, con un movimento interiore abbandonavo il mio destino a Dio. Era  come un pensiero, un atto di volontà, una sorta di proiezione. E ogni volta che  facevo questo, il silenzio si rompeva e io gradualmente tornavo al mio sé  abituale e alla sicurezza. Finché un giorno le cose andarono diversamente.

Nella strada in cui abitavo, poco oltre casa mia, c’era un monastero sul mare,  e i pomeriggi in cui potevo liberarmi e uscire mi piaceva trascorrere qualche  ora da sola nel silenzio della sua cappella. Quel pomeriggio non era diverso  dagli altri. C’era come ogni volta un silenzio diffuso, tentacolare, e come ogni  volta io attesi che l’affacciarsi della paura lo rompesse. Ma in quest’occasione  la paura non venne. Forse per l’abitudine dell’attesa o perché la paura era  sotto controllo, per qualche secondo provai un senso di suspense, di tensione,  quasi in attesa che la paura mi toccasse. Durante quei secondi di attesa, provai  la sensazione di essere in bilico sull’orlo di un precipizio, o in equilibrio su una  corda sottile, avendo il noto (me stessa) da un lato e l’ignoto (Dio) dall’altro.

Un movimento di paura avrebbe voluto dire piegare verso il sé e il conosciuto.  Sarei passata, questa volta, o sarei ricaduta nel mio sé, come sempre? Dal  momento che non era in mio potere muovermi o scegliere, capii che la decisione  non era mia; dentro di me era tutto calmo, silenzioso e immoto. In questa  calma, non avvertii il momento in cui la paura e la tensione dell’attesa mi  abbandonarono. Immobile, continuai ad aspettare un movimento proveniente  dall’esterno e quando questo non venne restai semplicemente in una grande  calma.  La suora stava agitando rumorosamente le chiavi della cappella. Era l’ora di  chiudere, e l’ora di andare a casa, a preparare la cena ai ragazzi. In passato,  era sempre stato difficile dovermi improvvisamente strappare a un silenzio  profondo: le mie energie in quel momento erano al loro minimo e muovermi  richiedeva altrettanto sforzo che sollevare un peso morto. Questa volta  invece improvvisamente mi accadde di non pensare ad alzarmi ma di farlo,  semplicemente. Penso che non fu una cosa da nulla quello che imparai, perché  lasciai la cappella come una foglia portata dal vento. Ero sicura che una volta  fuori avrei ritrovato le mie normali energie e il controllo della mia mente, ma  quel giorno la cosa fu problematica: ricadevo continuamente nel grande  silenzio. Andare verso casa fu una costante lotta contro la completa  incoscienza, e quando cercai di approntare la cena fu come voler smuovere una montagna.

Per tre logoranti giorni, non feci che lottare per rimanere sveglia e tenere a  bada il silenzio che a ogni secondo minacciava di sopraffarmi. L’unico modo in  cui riuscii a sbrigare un minimo di faccende domestiche fu tenendo  ostinatamente in mente quello che stavo facendo: adesso sbuccio le carote,  adesso le taglio, adesso prendo una pentola, adesso metto l’acqua nella  pentola, e così via, fino a quando ero così esausta che dovevo correre a letto. Non facevo in tempo a mettermi giù che sprofondavo nel vuoto.

A volte mi  sembrava di essere stata fuori di coscienza per ore, quando invece erano  passati solo cinque minuti: altre volte avrei giurato che fossero passati solo cinque minuti quando invece si era trattato di ore. In quel vuoto non c’erano  sogni, né la coscienza di ciò che mi circondava, non c’erano pensieri né  esperienze: non c’era assolutamente nulla.

Il quarto giorno, sentii il silenzio alleggerirsi, così che potei stare sveglia con  minore sforzo e, di conseguenza, trovai il coraggio di andare a fare la spesa.  Non so come accadde, fatto sta che a un tratto mi trovai a essere scossa da una signora che mi chiedeva se stessi dormendo. Le sorrisi, cercando di  orientarmi, poiché sul momento non avevo la più pallida idea di come fossi finita in quel negozio o di cosa stessi facendo. Per cui, dovetti ricominciare tutto da capo: adesso spingo il carrello, adesso devo prendere delle arance, e via dicendo.

La mattina del quinto giorno, non riuscii a trovare le pantofole in  nessun posto, ma, al momento di preparare la colazione per i ragazzi, aprii il  frigo e ci trovai qualcosa di decisamente assurdo.

Al nono giorno, il silenzio era talmente diminuito d’intensità che mi sentii  sicura che, ancora un po’, e tutto sarebbe tornato normale. Ma, via via che  passavano i giorni e mi riscoprivo in grado di funzionare come al solito, notavo  contemporaneamente che c’era qualcosa che mancava, per quanto non riuscissi  a toccarlo con mano. Qualcosa, o meglio una parte di me, non era tornato. Una  parte di me era ancora in silenzio. Era come se un pezzo della mia mente  avesse definitivamente calato la serranda. Me la presi con la memoria, che era  l’ultima a tornare; quando questa infine tornò, mi accorsi che era diventata  piatta e spenta, come la sbiadita pellicola di un vecchio film. Era morta. Non soltanto il passato lontano, ma anche quello di pochi minuti prima, si erano come svuotati.

Ora, quando qualcosa è morto, si rinuncia presto a volerlo risuscitare; allo  stesso modo, quando la memoria si è spenta, uno impara a vivere come non  avesse un passato, impara a vivere nel momento presente. Che questo ora potesse avvenire senza sforzo, e non per disperazione, era il risultato positivo  di un’esperienza altrimenti massacrante. E anche quando riconquistai la memoria pratica, la capacità di vivere nel presente rimase. Con il ritorno della memoria pratica, tuttavia, ridimensionai la passata nozione di ciò che mancava e decisi che l’aspetto silenzioso della mia mente era in realtà una sorta di  ‘assorbimento’, un assorbimento nello sconosciuto, che per me naturalmente era Dio. Era come una continua contemplazione del vasto, silenzioso Inconoscibile, una contemplazione che nessuna attività poteva interrompere.

Questo fu un altro gradito risultato dell’esperienza iniziale.  L’interpretazione dell’aspetto silenzioso della mia mente come un ‘essere  assorti’ sembrò bastare, come spiegazione, per circa un mese, quando cambiai  di nuovo idea e decisi che l’assorbimento era in realtà consapevolezza, un particolare tipo di ‘vedere’; per cui quanto era realmente accaduto non era  affatto una chiusura, ma piuttosto un’apertura; non era venuto a mancare nulla, era invece stato aggiunto ‘qualcosa’. Dopo un certo tempo, tuttavia, anche questa idea sembrò inadeguata; in un modo o nell’altro non mi soddisfaceva più; era accaduto qualcos’altro, per cui decisi di andare in  biblioteca, per vedere se potevo risolvere il mistero con l’esperienza di qualcun altro.  A questo punto scoprii che, se non fossi riuscita a trovare quanto cercavo nelle opere di san Giovanni della Croce, probabilmente non lo avrei trovato in  assoluto. E sebbene le opere del Santo mi fossero familiari, non riuscii a trovarvi nessuna spiegazione della mia specifica esperienza; né mi riuscì di  trovarla in un solo libro della biblioteca.

Ma fu tornando a casa quel giorno, mentre scendevo giù per la collina, avendo di fronte la vista della vallata e dei monti all’intorno, che a un tratto rivolsi lo sguardo al mio interno: e ciò che  vidi mi fece fermare di colpo. Al posto del familiare, seppure non localizzato, centro di me stessa, non c’era nulla: c’era il vuoto. Nello stesso momento in cui vidi questo, fui invasa da un flusso di calma gioia e seppi, finalmente, cos’era ciò che mancava: era il mio ‘sé’.

Fisicamente, fu come se mi fosse stato tolto un grande fardello di dosso; mi  sentivo così leggera che lo sguardo mi corse ai piedi, sembrava che non  poggiassero a terra. In seguito riflettei sull’esperienza di san Paolo: “Ora non  io, ma Cristo vive in me”, e mi resi conto che, nonostante il vuoto, nessun altro era entrato a prendere il mio posto; per cui decisi che Cristo era la gioia, il vuoto stesso; Egli era tutto quanto rimaneva di questa esperienza umana.

Per giorni mi portai dentro questa gioia, così grande, in certi momenti, che mi stupivo della solidità della diga e mi chiedevo per quanto tempo ancora avrebbe retto. Considero quest’esperienza il culmine della mia vocazione contemplativa.

Era la conclusione di una domanda che mi aveva assillato per anni: dove finisco ‘io’  e comincia Dio? Anno dopo anno, il confine che ci separava era diventato così sottile e vago che per la maggior parte del tempo non riuscivo a vederlo,  eppure la mia mente continuava a voler sapere: che cosa è Suo e che cosa mio?  Ora il problema era superato. Non c’era più ‘il mio’, c’era soltanto il Suo.

Avrei  potuto vivere in questo stato di gioia per il resto della vita, ma non era scritto  così nel Grande Piano. Sarebbe stata questione di giorni, forse una settimana,  e la mia intera vita spirituale – il lavoro, il travaglio, le esperienze e i traguardi  d’una vita – sarebbe improvvisamente esplosa in un milione di pezzi mai più recuperabili: senza lasciare nulla, assolutamente nulla.

Bernadette-Roberts

Bernadette Roberts

Tratto dal primo capitolo del libro L’esperienza del non-sé di Bernadette Roberts

(la versione italiana pubblicata dall’Astrolabio-Ubaldini è fuori catalogo ma è possibile acquistare la versione inglese The Experience of No-Self: A Contemplative Journey; nei prossimi articoli pubblicherò gli altri capitoli. Ringrazio Fiorenzo per avermi fornito il materiale)

Questa è la libertà che cerchiamo ~ Jim Newman

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Questo universo ha origine dalla tua mente ~ Robert Adams

Nulla esiste di per sé. Tutto in questo universo ha origine dalla tua mente. Non è reale di per sé, è come un sogno. Credi a quello che vedi con i tuoi occhi, a quello che ascolti con le tue orecchie, a quello che dici con la tua bocca, a quello che odori con il tuo naso. Credi che tutte queste cose sono reali. Non sono reali. Sono una bugia.

Credi di esistere come un essere umano e di compiere delle decisioni, di fare delle scelte. Sei artefice di alcune cose in questo mondo. Questo non è vero. E’ la coscienza che fa ogni cosa. Tu sei come una marionetta manipolata dalle leggi del karma. E ogni cosa che fai è il risultato di quel karma.

E’ una menzogna. Perché in verità il karma non esiste e in verità tu non hai mai fatto niente perché non sei mai nato. Non c’è assolutamente niente che tu possa mai fare. Sei spirito! Pervadi ogni cosa! Onnipresente! Non un piccolo corpo come sembra e appare.

Per quanto i tuoi problemi ti possano preoccupare dimenticali. Per quanto la tua vita ti preoccupi dimenticala. Per quanto il passato ti preoccupi, esso non esiste. Per quanto il futuro ti possa preoccupare non ci sarà mai un futuro. C’è solo questo momento e in questo momento tu sei nulla, puro vuoto. Nulla è ogni cosa e ogni cosa è nulla.

Crediamo di essere qualcosa. Anche quando dici di essere nulla, pensi che sei qualcosa. E se questo nulla non viene realizzato, non viene realizzata la vera natura che è già.

Questo messaggio non aggiunge nulla al tuo sapere ma anzi è un processo di svuotamento, non di accumulo. Non pensare di dover conoscere qualcosa di molto profondo per diventare liberato. E’ in realtà quando non sai che diventi liberato. Il sapere ti rende umano, un enciclopedia parlante. E’ solo quando cominci a svuotare te stesso che trovi te stesso. C’è solo tutto che è nulla.

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Robert Adams

L’illusione delle esperienze mistiche e della conoscenza ~ U. G. Krishnamurti

Per me non esiste la mente per nulla. La mente è la totalità — non che stia dando una descrizione peculiare della mente –, la totalità delle vostre esperienze, e la totalità dei vostri pensieri. Come stavo dicendo ieri, non ci sono pensieri che potete rivendicare come vostri. Non ci sono esperienze che potete indicare come vostre. Senza la conoscenza voi non potete avere esperienze. Ogni volta che sperimentate qualche cosa, attraverso queste esperienze la conoscenza cresce ed è fortificata. È un circolo vizioso. Va avanti all’infinito. La conoscenza vi dà esperienze, e le esperienze fortificano la conoscenza che avete. Le vostre domande sono frivole, perché ogni domanda è nata dalla conoscenza. Se c’è una risposta alla domanda, non è necessariamente la vostra risposta. Tutte le risposte sono le risposte che sono state accumulate attraverso i secoli. C’è la totalità della conoscenza che è stata accumulata. L’accumulo di conoscenza, l’accumulo di esperienze, sono tutti là presenti. Voi li state usando per comunicare con voi stessi e per comunicare con gli altri.
Non esiste una cosa come la mia mente o la vostra mente. Ma c’è una mente che è la totalità di tutti i pensieri e le esperienze di tutti gli esseri umani che sono esistiti fino a questo momento.
Se vi viene fornita una risposta ad una domanda, questa risposta dovrebbe mettere fine alla domanda stessa. Il fatto è che le risposte datevi dagli altri, quelle che vi siete fabbricati da voi, e le risposte date da quegli uomini saggi che ci sono in questa sorta di mercato dello spirito oggi, o che sono esistiti nel passato, non sono realmente le risposte.
Ogni risposta che vi do non è la vera risposta, perché la risposta dovrebbe porre fine alla domanda. Se la domanda è frantumata, anche tutta la conoscenza che è responsabile per la domanda deve andarsene. Chi fa la domanda non ha reale interesse in nessuna risposta, perché la risposta farebbe esplodere tutto quanto, non solo le poche cose che avete conosciuto in questi 30 o 40 anni, ma tutto quello che è stato accumulato fino ad oggi, ogni cosa che ogni uomo ha pensato e sentito e sperimentato fino a questo punto dove la domanda finisce. La risposta, se c’è una risposta, spazzerebbe via ogni cosa.

La gente viene e mi parla delle proprie esperienze spirituali. Cosa si aspettano da me? Vogliono che io li conforti e gli dica che stanno facendo bene. Andate avanti così e raggiungerete la vostra destinazione. Io non posso farlo. Io enfatizzo che quelle esperienze che voi considerate straordinarie sono totalmente non collegate a ciò che voi siete realmente. Questo è molto difficile da capire. Io do sempre l’esempio del tremore. Un tremito non sottintende che un giorno ci sarà un terremoto…. Questi tremiti non hanno nulla a che vedere con i terremoti. Il terremoto avverrà da un’altra parte non nel luogo nel quale voi pensate che debba succedere. Quando raggiungerete il vostro stato naturale, vi renderete conto che i fremiti che voi avete sperimentato durante quello che chiamavate “sadhana” sono totalmente estranei ad esso.. (lo stato naturale). Questo è molto difficile da capire. Ecco perché tutti quelli che sono sul cammino spirituale mi pongono la domanda: “come fai a sapere che tutta la tua ricerca non è stata responsabile di ciò che sei oggi?” Io posso dire che questo stato naturale, non è per nulla collegato a ciò che ho fatto o ciò che non ho fatto. In questo stato vedete che tutti i concetti collegati al cammino spirituale sono inutili, dato che il cammino spirituale è in relazione agli obiettivi che voi avete.

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U. G. Krishnamurti