Il mondo dura solo un momento ~ Sri Nisargadatta Maharaji

Visitatore: Ci sono molti libri interessanti, scritti da persone apparentemente molto esperte, che negano l’illusorietà del mondo, ma non la sua transitorietà. Secondo questi testi, esiste una gerarchia tra gli esseri viventi, dagli inferiori ai superiori. A ogni livello, la complessità degli organismi rende possibile e riflette la profondità, l’ampiezza e l’intensità della coscienza, senza un limite visibile o conoscibile. Un’unica legge suprema regola tutto: l’evoluzione delle forme per la crescita e l’arricchimento della coscienza, e la manifestazione delle sue infinite potenzialità.

Maharaj: Potrebbe essere così, oppure no. Anche se lo fosse, lo sarebbe solo dal punto di vista della mente, ma in realtà l’intero universo {mahadàkàsa) esiste soltanto nella coscienza (cidàkàsa), mentre io risiedo nell’Assoluto {paramàkàsa). La coscienza sorge nel puro essere; il mondo appare e scompare nella coscienza. Tutto ciò che è è me, tutto ciò che è è mio. Prima di ogni inizio e dopo ogni fine, Io sono. Tutto ha la sua esistenza in me, nell’fio sono’ che risplende in ogni essere vivente. Persino il nonessere è impensabile senza di me. Qualunque cosa accada, devo esserci io a testimoniarla.

V. Perché neghi l’esistenza del mondo?

M. Non nego il mondo. Lo vedo apparire nella coscienza, che è la totalità del conosciuto nefl’immensità dell’ignoto. Ciò che ha un inizio e una fine è soltanto apparenza. Del mondo si può dire che appare, ma non che è. L’apparizione può durare molto a lungo secondo una determinata scala temporale e molto poco secondo un’altra, ma alla fine il risultato è lo stesso. Tutto ciò che è legato al tempo è momentaneo e non ha realtà.

V. Di certo tu vedi il mondo che adesso ti circonda se, come sembra, ti comporti in modo assolutamente normale!

M. È a te che sembra così. Ciò che nel tuo caso occupa l’intero campo della coscienza, nel mio è soltanto un puntino. Il mondo dura, ma solo un momento. È la tua memoria a farti pensare che è continuo. Io, invece, non vivo di ricordi. Io vedo il mondo così come è, una momentanea apparizione nella coscienza.

V. Nella tua coscienza?

M. Ogni idea di ‘me’ e ‘mio’, persino l’‘io sono’, è nella coscienza.

V. Quindi il tuo ‘essere assoluto’ (paramàkàsa) è uno stato di non-co- scienza?

M. L’idea di non-coscienza esiste soltanto nella coscienza.

V. Allora come fai a sapere che sei nello stato supremo?

M. Perché ci sono. E l’unico stato naturale.

V. Puoi descriverlo?

M. Solo per negazione, come non-causato, indipendente, senza rapporti, indiviso, non-composto, incrollabile, indiscutibile, irraggiungibile con lo sforzo. Ogni definizione positiva proviene dalla memoria e, quindi, non fa al caso. Eppure il mio stato è assolutamente vero e, dunque, possibile, realizzabile, raggiungibile.

V. Non è che sei perennemente immerso in un’astrazione?

M. L’astrazione è mentale e verbale e scompare durante il sonno, o quando perdi i sensi, e riappare nel tempo. Io sono nel mio stato (svampa), perennemente nel presente. Passato e futuro sono solo nella mente: io sono adesso.

V. Anche il mondo è adesso.

M. Quale mondo?

V. Il mondo intorno a noi.

M. Tu hai in mente il tuo mondo, non il mio. Cosa sai di me, se anche il mio dialogo con te è soltanto nel tuo mondo? Non hai alcun motivo di credere che il mio mondo sia identico al tuo. Il mio mondo è reale, vero, così come è percepito, mentre il tuo appare e scompare, a seconda del tuo stato mentale. Il tuo mondo è qualcosa di alieno e ne hai paura. Il mio mondo è me stesso. Io sono a casa mia.

V. Se tu sei il mondo, come puoi esserne cosciente? Il soggetto della coscienza non è differente dal suo oggetto?

M. La coscienza e il mondo appaiono e scompaiono insieme, quindi sono due aspetti dello stesso stato.

V. Durante il sonno io non ci sono, ma il mondo continua.

M. Come lo sai?

V. Vengo a saperlo quando mi sveglio. Me lo dice la memoria.

M. La memoria è nella mente. La mente continua nel sonno.

V. E in parte sospesa.

M. Ma la sua immagine del mondo non ne è influenzata. Finché c’è la mente, c’è il tuo corpo e anche il tuo mondo. Ma il tuo mondo è mentale, soggettivo, racchiuso nella mente, frammentario, temporaneo, personale, attaccato al filo della memoria.

V. Anche il tuo è così?

M. Oh, no! Io vivo in un mondo di realtà, mentre le tue realtà sono immaginarie. Il tuo mondo è personale, privato, non condivisibile, intimamente tuo. Nessuno può entrarci, vederlo come lo vedi tu, sentirlo come lo senti tu, provare le tue emozioni e pensare i tuoi pensieri. Nel tuo mondo sei veramente solo, intrappolato nel tuo sogno che cambia in continuazione e che tu scambi per la vita. Il mio è un mondo aperto, comune e accessibile a tutti. Nel mio mondo c’è comunanza, introspezione, amore, vera qualità; l’individuale è il totale, la totalità è nell’individuo. Tutti sono uno e l’Uno è tutti.

V. Il tuo mondo è pieno di cose e di persone come il mio?

M. No, è pieno di me stesso.

V. Ma tu vedi e senti come tutti noi?

M. Sì, in apparenza sento, vedo, parlo e agisco, ma per me sono solo cose che accadono, come per te la digestione o la sudorazione. Se ne prende cura la macchina del corpo-mente, e me ne lascia fuori. Come tu non hai bisogno di preoccuparti della crescita dei capelli, così io non devo occuparmi delle parole e delle azioni. Semplicemente accadono e mi lasciano indisturbato, perché nel mio mondo non c’è mai niente di sbagliato.

Nisargadatta Maharaj

Sri Nisargadatta Maharaj, estratto da “Io Sono Quello

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