La ricerca è assolutamente inevitabile ~ Tony Parsons

Un’esperienza spirituale profondamente sentita può, ad alcune persone, sembrare un evento di illuminazione personale. Può sorgere il desidero di aiutare o insegnare altre persone per avere un’esperienza simile. Questa comunicazione può qualche volta sembrare “non-duale”, quando l’insegnate descrive la natura dell’Uno, ma contraddice se stesso raccomandando un processo che può aiutare il ricercatore ad ottenere quell’Uno attraverso per esempio l’auto-indagine, meditazione o purificazione.

Può esserci l’incoraggiamento a “vivere nel momento” o “essere qui ora” o “abbracciare la paura” cosicché la persona possa trovare “la loro vera natura”.

Questo tipo di prescrizioni personali sono spesso accompagnate dalla ripetizioni di idee ispiranti e positive che possono sollevare l’animo del ricercatore a dargli una nuova speranza e un nuovo scopo.

Sembra che questo tipo di scambio tra due persone, per sua vera natura, accadendo nella storia del tempo e quindi la sua influenza è transitoria. Appaga un  bisogno… per un certo tempo.

Una comunicazione impersonale riconosce ed illumina l’apparente dilemma del ricercatore che sembra essere imprigionato nell’esperienza corporea della separazione. Descriverà inadeguatamente la natura della vitalità senza limiti e la sensazione di insoddisfazione e mancanza che possono sorgere nell’apparente separazione da ciò.

Esporrà, senza alcun tipo di compromesso, l’assoluta inevitabilità e assenza di speranza della ricerca e il dono di libertà che è nascosto in quell’assenza di speranza.

Nessuno può reclamare di possedere questo messaggio impersonale, e quindi non ci sarà alcuna motivazione di cantarne le lodi.

Non ci sarà neanche un’intento personale per appagare, aiutare o cambiare la “persona”.

Non c’è nessuno qui per la “persona”, eccetto la terribile possibilità che tutto quello che sognano e sperano per se stessi potrà essere perso.

Ogni volta che l’identità personale, la sua ricerca, le sue speranza e i suoi sogni sembrano minacciati, può esserci un rifiuto di questo messaggio ed un ritorno a quello che sembra servire e supportare l’illusione unicamente umana dell’autonomia personale che conduce all’appagamento personale.

Il messaggio impersonale può allora essere visto come giudicante o nichilistico, e può anche essere visto come “non amorevole” perché lascia la “persona” con nulla.

Certamente può esserci qualcosa da affrontare riguardo la costanza singolare che sorge solamente da quella compassione incondizionata che rivela l’illusione della prigione personale.

Da questa rivelazione, può sorgere una risonanza che è di nessuno.

Come può la “persona” udire l’impersonale?

Come può esserci il conoscere dell’inconoscibile?

Come è possibile per la “persona” confrontarsi con la propria assenza?

Come può il ricercatore ottenere ciò che è già tutto?

Tony Parsons

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