Sono l’onda o l’oceano? ~ Ella May

Il sé sente di essere un’onda che rotola in un oceano, sente di essere separato, e poi arriva il messaggio che tutto è uno e allora il sé sente che ha un nuovo luogo dove riposare, “io sono ogni cosa, sono l’oceano” dice.

Ma non pensare neanche di essere l’oceano, questo è semplicemente qualcos’altro che pensi di essere. Questo messaggio non riguarda una trasformazione, un cambiamento nel pensare o nell’esperienza o nell’essere tutto o nulla. Quello che siamo davvero è ciò da cui l’oceano sorge. Questo è immobilità, pace, una pace che supera ogni comprensione. Non è conosciuto né comprensibile. Questo è ciò che davvero siamo. Ma non è un’identità. Non c’è un vero sé. Quello che è già questo è questo.

 Senza fine, libero e onnipresente è la pace che supera ogni comprensione, sembra che il cercatore ne sia consapevole a qualche livello ma passa perché non è qualcosa che può afferrare o trattenere e tanto meno comprendere.

L’apparizione di questo corpo/mente può cambiare in qualcos’altro in ogni istante, la vita sta sempre cambiando ed apparendo, sta sempre apparendo in questo. Questo rimarrà, la vita che il me pensa sia me, sé, io prenderà un’altra forma, non è personale. Tutto è vita, anche quando non ci sarà nessuna Terra e ogni cosa che pensiamo di conoscere passerà, qualcosa sorgerà in questo nulla, in questa pace sconosciuta.

Il sé non arriva mai ad una realizzazione o comprensione. Non è un un momento in cui dici”aha!” o una comprensione che improvvisamente arriva. La totalità è riconosciuta ed in essa non c’è separazione e la ricerca non può esistere se non come una illusione che appare in questa spaziosa energia libera.

L’illusione del sé svanirà nel momento della morte del corpo oppure prima. Ma il sé non muore. Perché come può, qualcosa che non non è mai esistito, andarsene?

Ella May 4

~ Ella May

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Un pensiero su “Sono l’onda o l’oceano? ~ Ella May”

  1. Sintesi perfetta e di ampio respiro. Un’analisi del sé che aiuta a comprendere l’illusione della dicotomia “io”/”altro”.
    Il sè non muore, non è mai esistito e forse abbiamo chiamato “sè” quella cosa che possiamo nominare come “scintilla divina” che fa parte del tutto. Forse non abbiamo riconosciuto la nostra “luminosità”, abbagliati da tutto ciò che luminosità non è. Semplicemente “essere” la cosa più difficile da accettare…
    Grazie per l’illuminante descrizione.

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