Uno con tutto e ogni cosa ~ Tony Parsons

La natura della liberazione è diretta, semplice e naturale, come respirare. Molti la incontrano e rapidamente le voltano le spalle per tornare a ciò che pensano di poter conoscere e fare. Ma ci sono coloro per i quali l’invito risuona… improvvisamente vedono e sono pronti a lasciare andare tutta la ricerca, persino la ricerca di ciò che hanno chiamato illuminazione.

L’illuminazione diventa disponibile solo quando si accetta che non può essere raggiunta.
Dottrine, processi e cammini progressivi che cercano l’illuminazione peggiorano solo il problema che tentano di risolvere, dato che rinforzano l’idea che si possa trovare qualcosa che si presuma sia perduto. È proprio questo sforzo, questo investimento sulla propria identità che continuamente ricrea l’illusione della separazione dall’Uno. Questo è il velo che noi crediamo esista. È il sogno dell’individualità.

Il solo probabile effetto dell’estremo sforzo di divenire ciò che già io sono, è che alla fine cadrò a terra esausto e mi lascerò andare. In quel lasciare andare potrebbe sorgere un’altra possibilità.

La vita non è un’impresa da compiere. Non c’è assolutamente nulla da ottenere eccetto la realizzazione che non c’è assolutamente nulla da ottenere.

L’illuminazione non ha nulla a che fare con la perfezione.

La realizzazione dell’illuminazione porta con sé l’improvvisa comprensione che non c’è nessuno e nulla che si illumina.
L’illuminazione semplicemente è. Non può essere posseduta, così come non può essere raggiunta.

Tutto e ogni cosa sono l’Uno, e tutto ciò che facciamo è metterci di mezzo attraverso il nostro cercare di arrivare a questo Uno.
Coloro che reclamano l’illuminazione presumono di possedere uno stato che immaginano di aver raggiunto. Resteranno ingabbiati nei propri concetti individualistici basati sul loro particolare sistema di credenze.

Il fare bene a scuola, creare un business di successo o realizzare l’illuminazione. Era tutto un cammino nel divenire; un raggiungere un risultato nel tempo.

Il tesoro che cerchiamo deve essere scoperto non dove stiamo andando, ma nella semplice natura di ogni passo che intraprendiamo. Nella nostra corsa per ottenere una situazione migliore nel tempo, calpestiamo il fiore dell’essere che si presenta di momento in momento.
Sembra che il nostro attaccamento allo scopo nasca dal bisogno di provare qualcosa a noi stessi. Ma la vita è semplicemente vita, e non sta cercando di provare assolutamente nulla.

La vita ha in sé il suo stesso scopo e non ha bisogno di una ragione per esistere.
Stavo camminando, ho notato che ogni passo era completamente unico in sensazione e pressione, che c’era solo per un momento e poi arrivava il prossimo passo, senza mai essere ripetuto due volte nello stesso modo.
Mentre tutto questo accadeva c’era una transizione da me che guardava il camminare a semplicemente la presenza del camminare. Una totale immobilità e presenza sembravano essere scese su ogni cosa. Io non esistevo più. Ero svanito e non c’era più qualcuno che faceva esperienza.
Posso solo dire che «l’Uno con tutto e ogni cosa» era ciò che era accaduto e che un amore traboccante aveva riempito ogni cosa.

Tony Parsons, tratto da “The Open Secret

Presenza è la nostra costante natura ~ Tony Parsons

Presenza è la nostra costante natura, ma la maggior parte del tempo la interrompiamo attraverso un vivere in uno stato di aspettativa, motivazione o interpretazione. Non siamo quasi mai a casa. […]
Solo qui, nella consapevolezza presente di ciò che semplicemente è, ci può essere la libertà di essere liberi dall’immagine di se stessi.
Vivere appassionatamente è lasciare andare ogni cosa in cambio della meraviglia della presenza senza tempo. […]
La presenza non può essere confusa con l’«essere qui e ora» che è un processo continuo creato dal sé separato e non ha diretta rilevanza con la liberazione.
Presenza è una qualità di benvenuto, una consapevolezza aperta che è dedicata semplicemente a ciò che è. Ci può essere ancora qualcuno che è consapevole e c’è ciò di cui siamo consci… il suono dell’acqua che scorre, il sapore del tè, la sensazione di paura o il peso e la consistenza di sedersi su una poltrona. E poi può esserci il lasciare andare di colui che è consapevole e allora tutto ciò che rimane è presenza. […] C’è semplicemente ciò che è.
All’inizio è sufficiente permettere che la consapevolezza si dedichi a ciò che è. Il lasciare andare colui che è consapevole può seguire questa cosa con facilità, ma non può mai essere un obiettivo.
Io non posso «creare» presenza, semplicemente perché io sono presenza. […]
La presenza è totalmente senza sforzi […]. La presenza può solo essere permessa e riconosciuta. Ciò che tendo a fare per la maggior parte del tempo è schivarla o interromperla. […]
Nella presenza tutta l’azione è libera da impedimenti e senza macchia. È la spontaneità che nasce dall’immobilità.
Nel permettere la presenza […] ciò che muore è tutta l’aspettativa, il giudizio e lo sforzo del divenire. Ciò che muore è il ciarpame della separazione, il senso di identità di sé, che può solo funzionare nell’illusorio mondo del passato e del futuro, della memoria e dell’aspettativa. Poiché tutto potrà essere trovato se ci lasciamo andare semplicemente a ciò che è: saremo allora in un luogo di non conoscenza. […]
Ciò che lasciamo andare è il nostro incessante bisogno di sentire che siamo un’identità separata. […]
Quando c’è presenza non c’è più il sé. […]
Non c’è mai nessuna situazione in cui non possiamo non essere uniti al presente. Non è meraviglioso?! […] La presenza è disponibile in qualunque situazione, o per dirla in altre parole, la libertà è già continuamente disponibile.
Ogni giornata con i suoi eventi ci dà l’occasione di essere presenti a… dolore, paura, il rumore di un’auto, il vento tra gli alberi, il mio corpo sulla sedia, una penna tra le dita, dolore emozionale, abitudini, essere pieni di giudizi su di sé, colpa, camminare, il sapore del formaggio, essere di fretta, essere pigri, esercitare il controllo, e la mente che fa il guru […].
Se provo a portare luce su un aspetto in particolare della mia storia, disturbo il naturale fluire […]. Perché la presenza non è un obiettivo […]. Non è un esercizio spirituale o uno strumento per raggiungere uno scopo […]. La presenza […] non sta cercando di andare da nessuna parte e se io sono, l’ho già interrotta.

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Tony Parsons, tratto da “The Open Secret

Io sono ~ Tony Parsons

Temendo la debolezza lotto per il controllo, temendo l’intimità combatto per essere distaccato, temendo la sottomissione cerco di essere dominante e se temo di essere ordinario tento di essere speciale.

Nella presenza non c’è divenire, non c’è attaccamento ad un obiettivo. Vedo che non devo raggiungere più alcuno standard o comportarmi in un certo modo per diventare degno.
Mentre impegno la mia energia nel sentirmi in colpa e nel tentare di alleviare quella sensazione illusoria, non faccio che negare la possibilità di una liberazione.

Ciò che sto facendo è mettere energia su un concetto illusorio di giusto e sbagliato per evitare ciò che è assolutamente oltre ad entrambi.
Nella presenza non c’è il dubbio perché non c’è storia. In qualsiasi situazione, o mi sento separato o c’è presenza.

Nella presenza, il sé non c’è più e semplicemente c’è ciò che è.
Non posso rendermi immobile, ma quando ciò che appare come non immobile è visto, allora quel vedere è emanato dall’immobilità stessa.
Io non sono…
… la mia storia, la mente, il corpo, le sensazioni, le esperienze di dolore e piacere, la lotta, il successo o il fallimento. Io non sono solitudine, immobilità, frustrazione o compassione. Io non sono neppure ciò che penso sia il mio scopo, il cercare, il trovare, o qualunque cosa possa essere chiamata un’esperienza spirituale.

Io sono…
… esattamente così come sono, proprio qui e proprio ora, l’espressione divina. Tu sei l’espressione divina esattamente come sei, proprio qui, proprio ora. L’espressione divina è, esattamente così com’è, proprio qui, proprio ora. Nulla, assolutamente nulla, ha bisogno di essere aggiunto o tolto. Nulla è più valido o sacro di qualcos’altro. Nessuna condizione deve essere soddisfatta. L’infinito non è da un’altra parte in attesa che noi ne diventiamo degni.
Non devo passare attraverso alcun tipo di cambiamento o processo.

Non ho bisogno di essere serio, onesto, disonesto, morale o immorale, estetico o rozzo. Non ci sono punti di riferimento. Tutto è esattamente come dovrebbe essere, proprio ora. Tutto è come è, divina espressione.
Non devo neppure attendere che discenda la grazia. Poiché io sono, tu sei, c’è già grazia perpetua.

L’illuminazione è un’improvvisa, diretta ed energetica chiarificazione che è costantemente disponibile. È un «segreto aperto», un segreto ovvio e disponibile, che si rivela in ogni parte delle nostre vite. Non c’è sforzo, cammino di purificazione, processo o insegnamento di alcun tipo che ci possa portare a questo. Perché il «segreto aperto» a tutti non riguarda il nostro sforzo di cambiare il modo in cui viviamo. Riguarda la riscoperta di cos’è che vive.

Devo dire che la semplicità è una delle qualità che più mi ha sorpreso riguardo a questa rivelazione, grazie alla sua natura capace di abbracciare ogni cosa.

Tony Parsons, tratto da “The Open Secret

Non è necessario progredire né purificare alcunché ~ Longchenpa

Riconosci che lo stato della pura e totale presenza è una vasta dimensione senza centro né confini.
È dovunque uguale, non accetta né rifiuta alcunché.
Unisci la natura della mente e i suoi processi abituali in una condizione al di là del dualismo
Poiché i fenomeni, concepiti soggettivamente o sperimentati direttamente,
si presentano come ornamenti dello stato primordiale,
non accettarli né respingerli. […]
Gli oggetti presenti che appaiono spontaneamente
sono manifestazioni della pura esperienza. […]
Tutto ciò che esiste e appare
Si manifesta nello spazio della realtà non nata. […]
Riconosci che tutto ciò che si pensa o di cui ci si occupa
è la sostanza del principio d’ordine non nato. […]

Abìtuati al fatto che tutto quanto accettiamo o rifiutiamo e affermiamo o neghiamo con atteggiamento dualistico (piacere e disgusto, felicità e frustrazione, bello e brutto, paura e sicurezza, malattia e salute, nemici e amici, amore e odio, e così via) ha un unico sapore: in questo modo i giudizi si capovolgeranno. […]

Non creare il dualismo dallo stato unico.
Felicità e sofferenza sono un’unica cosa nella presenza pura e totale.
I Buddha e gli esseri sono la stessa cosa nella natura della mente.
I fenomeni e gli esseri, l’ambiente e chi ci vive, in realtà sono la stessa cosa.
Anche gli opposti vero e falso sono in realtà la stessa cosa.
Non aggrapparti alla felicità, non respingere la sofferenza.
In questo modo tutto si realizza. […]
La virtù e il suo opposto, l’accettazione e il rifiuto, il bello e il brutto, il grande e il piccolo
sono la stessa cosa nella presenza pura e totale […]
Non opporti a quel che fai
perché fare e non fare sono non nati.
Sapendo questo, tutto ciò che fai è la realtà non nata. […]
Anche i cinque oggetti del desiderio vanno intesi come pura e totale presenza.
I cinque oggetti del desiderio e dell’avversione sono anch’essi pura e totale presenza. […]
Tutto ciò che fai o ciò che appare,
lascialo nel suo stato naturale, senza premeditazione.
Questa è la vera libertà. […]
Il presente stato naturale della contemplazione
sorge dimorando nella spontaneità. […]
Non esiste alcuno stato che non sia questo vasto stato di presenza.
Esso è la dimora e la sede di tutto. […]
Qui non è necessario progredire gradualmente né purificare alcunché. […]
Ascolta! Poiché la natura della mente è spontaneamente perfetta,
io non insegno la perfezione e la non perfezione.
Non discriminare tra piacere e ansietà.
Sii libero dalla speranza del nirvana e dalla paura del samsara. […]

La meditazione è la chiarezza intrinseca che libera tutto ciò che sorge; il modo di vivere è un flusso dinamico e continuo; il risultato è la non dualità di speranza e paura. […]
Quando sorge la pura presenza priva di pregiudizi e di parzialità che non corregge le apparenze, resta nello stato della chiarezza e seguine il flusso continuo senza distrarti

Longchenpa 1308–1364, tratto da “La nave preziosa: guida al significato della pura e totale presenza, l’energia creativa dell’universo”

La nave preziosa ~ Longchenpa

Poiché non c’è altro stato al di fuori di me [la Presenza],
non devi coltivare alcuno stadio.
Poiché fin dall’inizio in me non ci sono ostacoli,
tu sei al di là di ogni ostacolo: la saggezza primordiale autoriginata semplicemente è. […]
Poiché non vi è alcun luogo in cui andare al di fuori di me,
tu sei al di là delle vie da percorrere;
(Poiché tutti i Buddha, gli esseri senzienti, ciò che appare, le esistenze, l’ambiente e coloro che lo abitano)
sorgono dallo stato essenziale della pura e totale presenza,
tu sei al di là del dualismo. […]
Non c’è nulla su cui concentrarsi o da interpretare.
Rilassati semplicemente nella realtà di questa beata coscienza primordiale autoriginata. […]

Stabilisciti in questa intrinseca chiarezza, priva di costruzioni e difetti, il più a lungo possibile. Osserva semplicemente ogni pensiero che sorge in questa dimensione. Rimani così. Poiché sei presente, il pensiero si libera senza che debba essere eliminato. […]

Se sai che le cose stanno così,
sei libero da ogni idea di sforzo.
Nessun movimento mentale
ti distrae dalla dimensione non nata.
Se scopri che, anche quando non mediti, qualunque pensiero sorga è meditazione, non verrai più distratto. […]
La verità tanto cercata si trova senza cercarla. […]
Anche i desideri legati ai cinque sensi possono intendersi come attività della pura e totale presenza.
Anche l’attaccamento, l’ira e la stupidità
sorgono dalla via della grande, pura presenza.
Anche i cinque oggetti di piacere sensuale
sono ornamenti della dimensione della realtà.
Quando entri in questa via pura,
i fattori negativi, che in altri casi sarebbero da eliminare […]
sono prodigiosamente la stessa cosa.
A nulla si rinuncia, nemmeno al sesso. […]

Osserva semplicemente ciò che appare nel momento stesso in cui appare. Se ti rilassi in questo stato, la presenza […] emerge senza dualismo, intrinsecamente libera. […]

Osserva semplicemente ciò che appare nel momento stesso in cui appare. Se ti rilassi in questo stato, la presenza […] emerge senza dualismo, intrinsecamente libera. […]
Quando l’attaccamento, l’avversione, l’ottusità, l’orgoglio e l’invidia si manifestano, cogli profondamente la loro energia interna […]. Subito dopo osserva semplicemente questa condizione e rilassati nella sua presenza. Così ciascuna delle cinque passioni, nel momento in cui sorge, diventa pura presenza, si autolibera da sola senza che occorra reprimerla.

Longchenpa 1308–1364, tratto da “La nave preziosa: guida al significato della pura e totale presenza, l’energia creativa dell’universo”

E’ Questo ~ Nathan Gill

E’ Questo. Questo è tutto quello che c’è – la vita che appare come una successione senza fine di immagini mutevoli, con nessuno scopo intrinseco oltre a questo stesso apparire. C’è semplicemente vita senza qualcuno che la viva.

Completamente senza motivo la vita è in gioco con il suo proprio immaginario, vagante di attenzione, partecipando ad un affascinante nascondino che sorge come un senso di separazione con una fondamentale urgenza di interezza. La vita cerca senza sosta, bramando sé stessa. La ricerca è irrequietezza. Questo gioco dell’esistenza mondana è intriso della tormentata nostalgia della vita per sé stessa, cercando e mai trovando all’interno delle immagini in cui cerca. Quello che viene cercato tutto il tempo è questo in cui la ricerca avviene.

Nel gioco della vita come umanità, il pensiero assume un’importanza esagerata come attenzione che gira senza sforzo in una miriade di aspirazioni e desideri, fortemente rinforzato dall’idea del cercare appagamento attraverso l’illuminazione. Leggere testi, fare domande, navigare in internet, andare a ritiri, guru, insegnanti, non-insegnanti, pratiche, non pratiche – alcuni o tutti questi sono possibili ma nessuno di essi è necessario dato che in realtà non c’è bisogno di scoprire, comprendere, lasciare andare o trascendere nulla. La vita è già, e il riconoscimento di sé stessa nella forma di illuminazione, liberazione, nirvana, etc è superfluo, solo un altro evento negli infiniti ora di apparizioni nel gioco della vita.

Non è possibile nient’altro che la configurazione della vita come sta apparendo ora. Tutto sta accadendo esattamente come è ‘destinato’ a fare. Se c’è separazione e ricerca, allora è così. Se c’è riconoscimento e riposo, allora è così.  Tutto ciò che è ora – per quanto ordinario o straordinario – è questo.

Nathan Gill

 Nathan Gill

Capitolo 14 ~ Tao Te Ching

Guardato ma non visto – è al di là della forma.
Sentito ma non udito – è al di là del suono.
Toccato ma non afferrato – perché è intangibile:
Il Tao resiste all’analisi
e sfida la comprensione.
Il suo sorgere non dà luce,
il suo tramontare non dà buio.
Innominabile,  ininterrotto,
continuamente emergente
e continuamente ricadente nel nulla,
Forma senza forma,
immagine senza immagini,
Si chiama indefinibile e si pone oltre ogni immaginazione.
Esiste da prima – non ha avuto inizio.
Seguilo e vedrai che non ha fine.
Resta con il Tao, Muoviti nel presente.
Conoscere l’antico principio è l’essenza del Tao.
Lao Tzu, Tao Te Ching

Tutto quello che esiste è Coscienza~ Nathan Gill

Se tutto quello che esiste è Coscienza, se esiste solo Coscienza, allora perché o per che cosa stai ancora cercando? Se esiste solo Coscienza allora proprio in questo momento tu lo sei e qualsiasi altra cosa che appare in essa lo è così come pure la consapevolezza, incluso il senso di un sé separato se è così che appari ora. Ogni senso personale del me o di colui che agisce deve essere Coscienza. Cos’altro potrebbe essere?

Se tutto quello che esiste è Coscienza allora perché non dovrebbero esserlo anche l’io, l’ego, il tempo, il pensiero, il senso di separazione? Una vita ordinaria, quotidiana non può essere meno Coscienza di ogni manifestazione di amore incondizionato, completezza, estasi, immobilità, silenzio. Esiste veramente qualcosa che ha bisogno di essere trasceso, trovato o lasciato andare?

Perché non vivere semplicemente in questa comprensione, senza più richiedere  che i cosiddetti segnali di  illuminazione debbano apparire?

Nathan Gill 2

Nathan Gill, tratto da Already Awake

L’esperienza ordinaria di ciò che sono ~ Nathan Gill

Fino all’età di 25 anni circa non ero assolutamente interessato ad argomenti spirituali e tutto quello che sapevo l’avevo imparato nelle lezioni di religione a scuola.

Nel 1985 circa mi sono unito a una confraternita che mi mandava regolarmente ogni mese lezioni di misticismo e di ‘legge universale’.

Dopo un paio d’anni iniziai a trovare tutto quanto un pò pesante e mi interessai agli insegnamenti di un maestro indiano deceduto offerti, ancora una volta, a cadenza mensile e anche una relazione guru-discipelo – anche se era già morto!

Un paio d’anni e diverse tecniche spirituali dopo, mi ero annoiato e mi capitò per le mani un libro di un guru occidentale. Il libro mi diceva che ero già sveglio e non avevo bisogno di alcuna liberazione.

La verità di quello che diceva era ovvia. In ogni caso andò avanti (negli anni successivi e in diversi libri) a proclamarsi il maestro del mondo offrendo una relazione guru-discepolo a tutti coloro fossero interessati.

Beh, in ogni caso non stavo realizzando nulla, sebbene nei successivi cinque anni lessi altri suoi libri e ogni libro spirituale sul quale riuscissi a mettere le mani. Ma niente era tagliato per me come il libro di quel guru occidentale. Da qualche parte dentro di me sapevo che era vero; io ero già sveglio e libero ma ero ancora confuso perché mi sentivo essere solo un normalissimo individuo con i soliti problemi che la gente normale ha.

In ogni caso, mi sono stufato dei lavori di questo tizio e di qualunque altro e ho incontrato il mondo dell’Advaita. Lessi tutto di e su Ramana Maharshi, Jean Klein e Nisargadatta Maharaj e tutto di Ramesh Balseker.

Molta della confusione che avevo sentito prima se ne andò. Capii che tutto quello che esiste è Coscienza, ma come mai mi sentivo ancora un io separato? Qual era il nesso mancante? Se ero già sveglio e libero come mai la mia vita sembrava un ammasso di sterco?

Nel 1997 lessi il primo libro di Tony Parson dal titolo “The Open Secret”. Lo contattai e mi invitò a partecipare ad un incontro in una casa privata di Londra.

Andai e mi sedetti in una stanza affollata. Qui mi divenne subito chiaro quanto misticismo avevo costruito intorno all’intero dramma dell’illuminazione.

Tony sembrava proprio un uomo ordinario. Parlava con humour e pazienza. Ascoltai come rispose alle domande della gente e rimasi impressionato dalla sua semplicità e chiarezza. Mi recai a diversi altri incontri negli anni seguenti e telefonavo a Tony non appena potevo.

Volevo diventasse il mio ‘insegnante’ ma lui spiegava che non aveva nulla da insegnare, nulla da imparare. Sottolineava che esiste solo Coscienza e che lo sono già. Anche se prima lo avessi già accettato, adesso iniziò veramente a entrarmi in profondità. Tony evidenziava che non è necessario che accada alcun ‘evento’ associato con il riconoscimento della tua natura in quanto Coscienza.

Beh, a dire il vero, a settembre del 1998 un evento accadde. Stavo facendo giardinaggio e piovigginava. Guardai verso l’alto e c’era un sottile senso di non esserci. Presi la mia bicicletta e girai in strada ma sembrava proprio di essere in un film di cui facevo parte senza alcuno sforzo da parte mia.

Anche se Tony avesse specificato che nessun evento fosse necessariamente associabile al riconoscimento della propria natura come Coscienza, ovviamente ero rimasto sottilmente ad aspettarne uno in quanto, una volta che questo evento o esperienza fosse successo, mi sarei potuto dare il ‘permesso’ di essere sveglio. Stavo aspettando una conferma.

Chiamai Tony spiegandogli con eccitazione cosa stesse accadendo e, essendomi dato il ‘permesso’ di essere sveglio, mi autorizzai a parlare dalla chiarezza della comprensione che si era già manifestata durante il mio processo di ricerca prima che l’evento succedesse. Non mi stavo riferendo più a Tony dal livello di ricercatore e lui riconobbe che stavo parlando dalla mia natura in quanto Coscienza.

Ora, avendo associato questa esperienza con l’essere sveglio, iniziavo ad attribuirgli valore.

Mi svegliai il giorno dopo. Era ancora lì? Sì! Poi, dopo qualche giorno, notai che l’esperienza stava sfumando leggermente, ma un paio di giorni dopo era ancora lì in tutta la sua forza. Dopo un paio di settimane in cui l’esperienza andava e veniva e io tentavo di trattenerla, andai in uno degli incontri di Tony e l’esperienza sembrò autoricaricarsi stando lì. Ma poi, pochi giorni dopo, l’esperienza scomparì del tutto. Non dissi nulla a Tony e non andai ai suoi incontri per un po’. Mi sentivo confuso, ancora una volta.

Poi mi capitò di leggere un libro intitolato “Collision with the Infinite”di una donna chiamata Suzanne Segal che, negli anni, aveva avuto un’esperienza continuativa e costante. Dopo diversi anni era stato confermato da certi ‘insegnanti’ che si trattava proprio di ‘illuminazione’. In seguito si ammalò e morì e, nella postfazione del libro di Suzanne che era stata scritto da un terapista suo amico, lessi che vicina alla fine era diventata confusa e frustrata perché l’esperienza l’aveva lasciata.

Ecco il punto! Improvvisamente mi era assolutamente chiaro che queste esperienze – io le chiamo eventi o esperienze trascendentali – in realtà non hanno niente a che vedere con la chiarezza. Un’esperienza trascendentale può durare pochi secondi o dieci anni oppure anche per il resto della tua vita, ma un’esperienza trascendentale è questo e niente di più. Un’esperienza. Molte persone hanno avuto queste esperienze però poi, una volta perse, sono rimaste spesso col desiderio di averle ancora. Pensano di avere avuto un assaggio di ‘illuminazione’, quando tutto quello che è successo è stato avere un’esperienza trascendentale. Camminare per la strada è un’esperienza ma, essendo ordinaria, non la si cerca ancora e ancora.

La confusione se n’era andata. Sapevo chi ero senza alcun dubbio ed era ovvio che lo ero stato per tutta la mia vita. Non avevo più bisogno di alcuna esperienza trascendentale per provarmelo.

La somma di tutta la mia ricerca ‘spirituale’ era stata aggiunta a quello che io sono già e ho anche capito perché le persone sono confuse sull’argomento. Perché confondono ‘spiritualità’ con chiarezza. Questo riconoscimento della mia vera natura non era associabile ad alcun evento o esperienza trascendentale. Era chiaro che un’esperienza trascendentale di ogni tipo porta facilmente a confusione se capita prima che tu riconosca con chiarezza la tua natura come Coscienza.

E’ ovvio che l’evento trascendentale sperimentato non avesse nulla a che fare con la chiarezza del riconoscimento. L’accadere dell’evento ha portato la mia confusione in superficie e mi ha permesso di vedere chiaramente come stessi sottilmente aspettando un evento per avere il permesso di essere quello che già sono.

Ora riconosco che nessun evento trascendentale ha alcun significato alla luce della semplice, ordinaria, quotidiana chiarezza di chi tu sei veramente.

Nathan Gill 2

Nathan Gill, tratto da Already Awake

Tu sei ciò in cui tutto appare ~ Nathan Gill

Tu sei Coscienza. Tu sei ciò in cui tutto appare. Il mondo, il corpo, i pensieri – tutto appare in te. Anche volendo, non puoi riuscire a scoprirti separato da nulla. Tu sei la fonte e la manifestazione di tutto ciò che è. Non hai bisogno di andare da alcuna parte o di fare alcuna cosa per rendere palese tutto ciò. E’ la cosa più ovvia. Solo che stai sempre guardando oltre, stai dando tutto per scontato.

Tutto appare nella consapevolezza, proprio adesso nella consapevolezza più ordinaria, che è il substrato di tutto ciò che è, inclusa l’esperienza di questo momento. La semplice consapevolezza è il denominatore comune di tutte le esperienze. Nota di essere semplicemente presente. Basta questo. Nient’altro mai accade. Nota che tutto sorge e svanisce nella consapevolezza presente. Le persone se ne vanno, le nuvole passano, le conversazioni continuano, i pensieri appaiono. Tutto si svolge nella consapevolezza presente.

Nella consapevolezza tu stai apparendo a te stesso come tutto quello che c’è. Persone, pensieri, mondi, universi, vita, morte – tutto accade in te. L’atto di identificarti con un essere umano separato accade in te. Tu sei la fonte e la manifestazione di tutto ciò che è. Tutte le esperienze accadono in te. Esiste solo la manifestazione di tutto ciò che è nella consapevolezza e in quanto consapevolezza. Ogni esperienza di ‘illuminazione’ è semplicemente un’altra variante di esperienza nella consapevolezza. Non devi raggiungere alcuna trascendenza o eliminazione dell’individualità, dell’ego o qualsiasi cosa del genere. Tutto appare nell’ordinaria consapevolezza. L’esperienza di questo momento – ordinaria o straordinaria che sia – è contenuta nella consapevolezza. Niente in nessun modo necessita di essere cambiato, non c’è nulla da afferrare o realizzare. Tu sei Coscienza consapevole che si manifesta in tutto quello che è. Il contenitore di questo preciso istante è consapevolezza, indipendentemente da quello che contiene. Consapevolezza e contenuto. L’oceano e le sue onde. Il flusso e il riflusso della vita. Questo è quello che c’è in questo momento. E questo è quello che tu sei.

Nathan Gill

Nathan Gill, tratto da Already Awake