La falsa Non Dualità ~ Tony Parsons

Il termine “non-duale” viene costantemente abusato e recentemente è diventato il titolo per una miriade di insegnamenti e pratiche. Quindi chiedo alle persone che cosa intendono per processo non-duale, dato che sembra una pratica personale che conduce ad un’esperienza personale più soddisfacente. Come può essere questo altro che dualismo? Se c’è qualcuno che può scegliere di andare da qualche altra parte? Il messaggio del segreto svelato espone ciò che viene visto come un insegnamento non duale.

L’essenza della comunicazione del segreto svelato è rimasta una costante nel corso della storia. Il titolo “Non Duale” o “Advaita” cerca di descrivere il principio della totalità, unicità o ciò che è già Uno. Durante l’ultima decade sembra che c’è stato un crescente interesse per questa comunicazione non-duale riguardo l’illuminazione. In questi giorni il termine non-duale viene usato per tante attività di ricerca. Puoi andare a conferenze di non-dualità o indugiare in un corso di 12 mesi di illuminazione non-duale. La terapia non-duale è disponibile, e c’è anche un club online in cui “nessuno” può iscriversi!

Per chiunque interessato ad investigare questo argomento, può esserci molta confusione. Tuttavia, la percezione del segreto svelato, è che ci sono due tipi di distinti di comunicazione sulla natura dell’illuminazione. Uno è personale e l’altro è impersonale. Il primo offre alla “persona” che ricerca, aiuto e suggerimenti per trovare qualcosa chiamato illuminazione. Il secondo offre alla “persona” nulla. Il primo appare in molte forme e ha un vasto seguito perché sembra rispondere al bisogno della “persona”. Il secondo è non familiare e ci si confronta energeticamente.

Il messaggio personale è basato sulla credenza che c’è qualcosa chiamato ‘ricercatore separato’ che può ottenere qualcos’altro chiamato illuminazione.

Il messaggio impersonale vede l’apparente senso di essere qualcosa di separato ed insoddisfacente come uno stato illusorio che guida l’apparente ricercatore alla ricerca di un’altra illusione chiamata ‘illuminazione personale’.

Ogni comunicazione che supporta e incoraggia le credenze e le idee del ricercatore che può ritrovare qualcosa che ha perso, rinforza e perpetua solamente una illusione dualistica.

Non è giusto o sbagliato… è ciò che apparentemente accade. La percezione impersonale è che tutti i concetti, idee, credenze o pensieri riguardo la separazione o l’illuminazione possono sempre e solo essere un riflesso dei loro opposti, e quindi solo solo indicatori che si avvicinano o si allontanano a ciò che non può essere espresso o conosciuto.

L’apparente separazione è vista essenzialmente come una contrazione energetica nel corpo che apparentemente e improvvisamente può rilasciarsi e svanire in quella vitalità senza confini che è inconoscibile e impersonale.

Le circostanze sono totalmente irrilevanti. Nessun ammontare di chiarezza o concetti confusi possono mai toccare o influenzare quel senso trattenuto energeticamente di essere una parte.

Tony Parsons

Il significato dell’illuminazione ~ Ramesh Balsekar

L’illuminazione significa semplicemente che scompare il senso di un agente personale. Tutte le azioni sono viste come azioni della Totalità.

Posso davvero dirlo con una sola frase. La frase su cui si basa il mio intero insegnamento è: “Sia fatta la tua volontà”. O come lo dicono i Musulmani, Inshallah –“Il volere di Dio.” O nelle parole di Buddha: “Gli eventi accadono, le azioni sono compiute, non c’è alcun individuo che agisce”. Vedi, il conflitto di base nella vita è: “Faccio sempre tutto nel modo giusto quindi mi aspetto la mia ricompensa; egli o ella fanno sempre qualcosa di sbagliato e quindi dovrebbero essere puniti”. Questa è la vita, non è cosi?

Se analizzi ciascuna azione che consideri la tua azione, scoprirai che è una reazione del cervello ad un evento esterno sul quale non hai alcun controllo. Un pensiero arriva – non hai controllo sul pensiero in arrivo. Qualcosa viene visto e udito – non hai controllo su ciò che vedrai e udrai in seguito. Tutti questi eventi accadono senza il tuo controllo. E poi che succede? Il cervello reagisce al pensiero o alla cosa vista, udita, gustata, odorata, o toccata. La reazione del cervello è ciò che chiami “la tua azione”. Ma, di fatto, è solamente un concetto.

Il saggio sa che “io non sto facendo niente”. Ma l’uomo comune dice: “Io faccio delle cose e loro fanno delle cose. Perciò voglio la mia ricompensa e voglio che loro siano puniti”. La ricompensa o la punizione derivano dal fatto che io, lui, o lei facciamo delle cose.

Quando ti svegli al mattino, il primo barlume di presenza è impersonale. Poi diventa ‘io sono questo e quello’. L’identificazione personale sopraggiunge in un secondo tempo. All’origine c’è solo il senso della presenza, il senso impersonale della presenza.

L’uomo comune pensa: “È la mia azione”, laddove il saggio sa che è l’azione di nessuno. Il saggio sa che le azioni sono compiute, gli eventi accadono, ma non c’è un colui individuale che agisce.

Non puoi lottare contro l’io. Accettalo, e abbandonalo. Questa comprensione lo farà recedere lentamente sullo sfondo.
Non si tratta di tenere sotto controllo il corpo e la psiche. I sensi, le emozioni e i pensieri devono fluire spontaneamente, nella fiducia che assumeranno un’armonia naturale. Voler controllare a forza la mente è come voler schiacciare le onde con un’asse. Un simile tentativo non farà che aumentare l’agitazione. Tentare a forza di unificarci significa tentare di sottomettere l’organismo a un governo dittatoriale.

La verità è che anche accettare e abbandonare l’io non è sotto il tuo controllo. E chi se ne sbarazzerà?

Ramesh Balsekar 4

Ramesh Balsekar

 

Di fronte alla morte ~ Nisargadatta Maharaj

Visitatore: Il mio unico figlio è morto pochi giorni fa in un incidente automobilistico. Trovo quasi impossibile affrontare questa morte con fortezza filosofica. Io so di non essere la prima persona che affronta un lutto del genere. So anche che ognuno di noi dovrà morire un giorno. Ho cercato sollievo mentale con tutte le manovre usualmente utilizzate da chi cerca consolazione per se e per gli altri quando si è in questi difficili frangenti. Ma ancora ritorno al fatto tragico che un destino crudele abbia privato mio figlio di ogni cosa agli inizi della sua vita. Continuo a chiedermi: perché? Perché? e non posso eliminare il mio dolore.
Maharaj: (Dopo essere rimasto seduto in silenzio con gli occhi chiusi per qualche minuto) E’ inutile e vano dire che sono dispiaciuto perché in assenza di un “io” (di un “me” come individuo) non ci sono “altri”, ed io vedo me stesso rispecchiato in tutti voi. Ovviamente non sei venuto da me per ricevere delle condoglianze, perché le avrai certamente già ricevute in abbondanza da parenti e amici. Ricordati che si va attraverso alla vita, anno dopo anno, godendo dei soliti piaceri e soffrendo le solite pene, senza mai vedere una volta la vita nella sua giusta prospettiva. E qual’è la giusta prospettiva? E’ questa: Non c’è un “io” né un “tu”, tali entità non potranno mai esistere. Ogni uomo dovrebbe comprendere questo ed avere il coraggio di vivere la vita con questa comprensione. Hai questo coraggio amico mio? Oppure devi impantanarti in ciò che chiami il tuo dolore?

Visitatore: Perdonatemi Maharaj, non comprendo pienamente quanto avete detto, ma mi sento interdetto e scosso. Voi avete mostrato l’essenza del mio essere, e ciò che avete detto con tanta compassione mi appare come la chiave d’oro della vita. Per favore elaborate quanto avete detto. Che cosa esattamente dovrei fare?
Maharaj: Fare? Fare? Non devi fare assolutamente nulla: solo guarda ciò che è transitorio come transitorio, l’irreale come irreale, il falso come falso, e realizzerai la tua vera natura. Hai menzionato il tuo dolore. Hai mai guardato il tuo dolore in faccia e cercato di comprendere che cosa sia veramente?
Perdere qualcuno o qualcosa che hai amato teneramente è di sicuro causa di dolore. E poiché la morte è il totale annientamento e la fine assoluta, il dolore che essa provoca non è mitigabile. Ma anche questo dolore insopportabile, non può durare a lungo se lo analizzi con intelligenza. Di che cosa esattamente stai soffrendo? Torna all’inizio: Tu e tua moglie avevate preso un accordo con qualcuno perché vi nascesse un figlio ­p; con un corpo particolare ­p; che avrebbe dovuto avere un destino particolare? Non è un fatto che il suo stesso concepimento fu un caso? Che il feto abbia sopravvissuto a molti rischi mentre era nel ventre è anche questa una situazione del caso. Che il neonato fosse maschio è anche questa un’altra combinazione. In altre parole ciò che tu chiamavi “tuo figlio” era solo un “evento casuale” un accadimento sul quale non avevi alcun controllo in nessun attimo del tempo, ed ora quell’evento ha avuto fine. Per che cosa davvero soffri? Soffri per le poche esperienze piacevoli e le molte esperienze dolorose che tuo figlio ha perduto negli anni a venire? Oppure veramente e profondamente soffri per i piaceri e il tornaconto che non potrai più ricevere da lui?
Pensaci, tutto questo è dal punto di vista della falsità! Tuttavia mi hai seguito fin qui?

Visitatore: ho paura di essere ancora frastornato. Certamente seguo quanto avete appena detto. Solo non capisco che volete dire affermando che tutto questo è dal livello del falso?
Maharaj: Ah! Adesso arriveremo alla verità. Per favore comprendi che al livello di verità tu non sei un individuo una “persona”. Quella persona che crediamo di essere è solo un prodotto dell’immaginazione ed il Sé è vittima di tale illusione. La persona non può esistere indipendentemente, è la consapevolezza del Sé che erroneamente crede che ci sia una persona e crede di essere lei identificandosi. Cambia il tuo punto di vista. Non guardare al mondo come a qualcosa di esterno a te. Guarda la persona che immagini di essere come parte del mondo ­p; davvero un mondo di sogno ­p; che percepisci come un’apparizione nella consapevolezza, e guarda a tutto lo spettacolo dal di fuori. Ricordati che non sei la mente, che non esiste nulla se non il contenuto della coscienza. Fino a quando ti identifichi con il corpo-mente sei vulnerabile alla sofferenza e al dolore. Fuori dalla mente c’è soltanto l’Essere, non l’essere padre o figlio, questo o quello.
Tu sei oltre lo spazio tempo, e sei in contatto con loro solo nel punto del qui e ora, ma altrimenti sei oltre il tempo, oltre lo spazio, invulnerabile da qualunque esperienza. Comprendi questo e non soffrire più. Una volta che avrai compreso che non c’è nulla in questo mondo che tu puoi aver bisogno di chiamare tuo, guarderai ad esso dal di fuori, come guardi a una commedia sul palcoscenico, godendo, forse soffrendo, ma nel profondo del tutto imperturbato.

Nisargadatta Maharaj 3

Nisargadatta Maharaj

Smettere di pensare ~ Alan Watts

Per capire a che cosa si riferisce tutto ciò di cui parlo, in verità, un solo prerequisito è assolutamente necessario, ossia smettere di pensare. Ora non dico questo con spirito antintellettuale, perché io stesso penso molto, parlo molto, e sono una specie di mezzo erudito. Ma proprio come parlando sempre non udrete mai ciò che gli altri hanno da dirvi e perciò finirete per parlare solo del vostro argomento, lo stesso vale per quelli che pensano per tutto il tempo. Quando adopero la parola «pensare», intendo il dialogo interno, il chiacchiericcio mentale, la continua rincorsa d’immagini, simboli, discorsi e parole dentro il cranio. Ora, se ciò va avanti in continuazione, capite anche voi che non si può pensare ad altro che a questi pensieri.

Perciò, come dovete smettere di parlare per ascoltare quel che ho da dirvi, cosí dovrete smettere di pensare per scoprire che cos’è tutta questa faccenda della vita. E, nel momento in cui smetterete di pensare, entrerete in immediato contatto con ciò che Korzybski chiamò, in modo suggestivo, «il mondo impronunciabile», ossia il mondo non-verbale (qui c’è un gioco di parole tra word, parola e world, mondo, ndt). Alcuni lo chiameranno mondo fisico, ma tutte queste parole, «fisico», «non-verbale» ecc. sono tutte concettuali e «ciò» non è un concetto, è (batte col bastone). Perciò, quando vi risveglierete a quel mondo, vi renderete improvvisamente conto che tutte le cosiddette differenze fra io e l’altro, la vita e la morte, il piacere e il dolore, sono tutte concettuali, e non esistono affatto. Non esistono in quel mondo che è (batte ancora il bastone). In altre parole, anche se colpiti abbastanza forte, la botta non farà male, se sarete in uno stato di non-pensiero. Ci sarà una certa esperienza, mi capite?, ma non la chiamerete «male».

Quand’eravate piccoli e venivate picchiati e piangevate, i grandi vi dicevano «non piangere» perché non volevano farvi male e farvi piangere nello stesso tempo. In certi casi la gente si comporta in modo davvero strano. Ma, voi lo sapete bene, in realtà volevano farvi davvero piangere. Lo stesso quando vi capitava di vomitare. Vomitare va bene se avete mangiato qualche schifezza, ma vostra madre diceva «Gesummaria!» e cosí voi vi reprimevate, imparando che vomitare non è una bella cosa. E, ancora, quando avete visto morire qualcuno e tutti intorno a voi hanno cominciato a piangere e a lamentarsi, voi avete imparato che morire è una cosa tremenda. E quando qualcuno s’ammalava, tutti diventavano ansiosi, cosí voi avete imparato che ammalarsi è una cosa terribile. L’avete imparato da un concetto.

Prima dell’inizio di questa conferenza, abbiamo praticato lo Za-zen, lo Zen seduto. Incidentalmente, vi dirò che ci sono altre tre specie di Zen, oltre lo Za-zen: lo Zen in piedi, lo Zen camminato e lo Zen sdraiato. Nel buddismo si parla di quattro dignità dell’uomo: in cammino, in piedi, seduto e sdraiato. E si dice:«Quando siedi, siedi; e basta. Quando cammini, cammina; e basta. Ma, qualunque cosa tu faccia, non tentennare». In effetti, però, potete tentennare, se sapete tentennare bene…

Quando chiesero al vecchio maestro Hiakajo che cosa fosse lo Zen rispose:«Quando ho fame mangio, quando sono stanco dormo». Obiettarono:«Ma non è questo quel che fan tutti?».«Oh, no!» rispose«Niente affatto. Quando hanno fame non mangiano e basta, bensí pensano a un mucchio di cose. Quando sono stanchi non dormono e basta, ma sognano un mucchio di cose».

Alan Watts

Alan Watts

Come fare l’esperienza di essere nessuno? ~ Karl Renz

Domanda: Certi risvegliati dicono che il risveglio arriva nonostante e mai a causa di una qualunque disciplina spirituale.

Karl Renz: Significa che il tu sei non può essere influenzato da alcuna azione o non-azione. Tu sei, malgrado ogni avvenimento e mai a causa di qualunque cosa sia. Tutto ciò che avviene in questo mondo di sensazioni non può cambiare ciò che gli è “anteriore”. Vedi totalmente che tu sei, malgrado qualsiasi cosa, che tu sei senza causa, che tu non sei qualcosa che ha una causa e un effetto. Si chiama risveglio, ma io parlerei semplicemente di un’altra “tazza di caffè”. Non è né un’esplosione di fuochi d’artificio, di luci né di scosse di un terremoto spettacolare. Non è niente di speciale.

D: Come arriva il risveglio nella vita di qualcuno?

K.R.: Il risveglio non arriva mai nella vita di qualcuno. Per ciò che tu sei, non c’è né prima né dopo. Non puoi far entrare ciò che tu sei in una storia. Non è mai in qualche cosa. Come non c’è né prima né dopo il risveglio. Questo non è mai arrivato a nessuno, nemmeno a questo qui (si indica col dito). In ogni caso, non è mai successo niente. Anche il risveglio non accade.

D: Ma, prima, aspettavi qualcosa?

K.R. Anche prima, non c’era nessuno con delle attese, ma se si vuole stabilire una qualunque differenza, prima, c’era l’intenzione di “fare” e l’intenzione è un altro nome per colui che fa ora, c’è semplicemente fare o non fare, e tutto ciò che c’è, è meditazione.

Ma non c’è né prima né dopo, è sempre la meditazione. Quando la meditazione è intenzionale, c’è una persona che fa qualcosa, un meditante. Ora, c’è la meditazione senza l’intenzione di ottenere una qualsiasi cosa. In questa azione di meditazione, non c’è attesa. C’è sempre un’azione, ma niente ne può derivare. Vedendo totalmente che niente può essere dato né tolto, c’è quello che si chiama la pace immensa, che è sempre stata presente. La coscienza, che andava verso il movimento dell’attesa, è ora lì dove deve essere, da nessuna parte.

D: E’ allora un movimento impersonale. E il soggetto che agisce non ha niente a che vedere lì dentro.

K.R.:E’ sempre stato un movimento impersonale. Colui che fa non ha mai fatto niente. E’ solo un’idea. Ogni azione è compiuta dalla totalità dell’esistenza stessa. Qui-ora non c’è che la Coscienza. Ogni parola è detta da quella Coscienza e chi ascolta non è differente da chi parla. Non c’è che la Coscienza.

D: Come un individuo, che, come me, fa l’esperienza di esistere, può in seguito dire “non sono colui che fa”?

K.R.: E’ ancora un concetto. Hai solo cambiato concetto. Dapprima dici:” Io sono colui che fa”, poi hai una percezione della realtà: “Io non sono colui che fa”. Ma chi dice questo? Queste due dichiarazioni hanno bisogno di una persona per esprimerle. Le due esperienze, personale, poi impersonale, hanno bisogno di colui che le vive. Ma quello è già sperimentato da Quello che gli è anteriore e che non ha nessuna idea di personale o impersonale. Colui che definisce si definisce nel personale e l’impersonale, o nel vuoto e la pienezza, ma Quello è l’assenza assoluta di ogni definizione, perché non esiste nemmeno qualcuno per definire. Non sapendo assolutamente ciò che tu sei o che non sei, sei Quello.

D: Ma c’è la sofferenza.

K.R.: No, c’è il dolore, ma non è la sofferenza. La sofferenza dipende da una psiche, da una storia di sofferenza. S’inscrive  nel tempo. Il dolore è come un’esperienza in questo adesso infinito. Se, più tardi, pensi a quel dolore, tu crei la persona poi la distruggi, ma lei non è mai stata reale. Se ti risvegli, non lo prendi personalmente, perché ci sono molte persone che cadono nel trabocchetto di credersi risvegliate. Eccone una dichiarazione!

D: Molti maestri propongono di offrire la sofferenza.

K.R.: No, no, offrirei colui che soffre. Ramana diceva di offrire la devozione, di rinunciare alla rinuncia. Offrendo la devozione, offri il devoto, colui che fa l’offerta. Infatti ti rendi conto che è una impossibilità assoluta, perché ciò che non hai, tu non lo puoi offrire. Tu non possiedi assolutamente niente. Dico spesso che mia nonna è stata il mio più grande maestro. Quando cercavo i miei  giocattoli, mi diceva sempre: “Chiudi gli occhi, cosa vedi adesso?” “Niente” “Questo, proprio questo ti appartiene”.

Non si può aggiungere niente. E’ come essere nel sonno profondo, perfetto, assoluto, senza conoscere niente né non conoscere, anche senza conoscere cos’è la perfezione. E’ la bellezza stessa, assoluta, senza alcuna idea né di bellezza né di bruttezza. E’ la libertà stessa, nell’assenza totale di ogni idea di libertà o non libertà.

D: Ma quando soffro?

K.R.: Soffri unicamente perché hai l’illusione che la sofferenza potrebbe avere una fine. Tu soffri per un’attesa, pensi che imparare dal passato ti porterà qualcosa nel futuro. Infatti vuoi evitare te stesso, perché il dolore fa parte della realizzazione e ogni esperienza è un’esperienza di te stesso. Non puoi evitare te stesso, perché sei Quello. Tu SEI Quello!

D: La realizzazione del corpo-organismo Renz è la stessa di quella di Ramana, di Budda, di Nisargadatta, dei grandi maestri tibetani?

K.R.: Ramana direbbe che la forma che vedi davanti a te non può mai realizzare il Sé. Ciò che è il Sé è sempre realizzato e non ha mai bisogno della realizzazione di un qualunque contenitore. La forma che tu chiami Ramana è semplicemente un’espressione di Quello, non può mai realizzare là dove viene. Ma ciò che è Ramana, il Sé, è sempre realizzato e non è mai, mai stato non realizzato. Questa realizzazione non è mai nuova, non è mai prima né dopo, e non ci sono vie verso Quello.

Ciò che è anteriore anche alla luce deve essere  presente in  ogni circostanza, essendo ciò che sono le circostanze. Ciò che è la soddisfazione stessa non può essere soddisfatto né dalla forma, né dal vuoto, nemmeno dalla luce. Pertanto, tutti e tre promettono ciò che puoi chiamare libertà, ma una promessa di libertà non può soddisfarti, perché tu sei la soddisfazione stessa e nessuna luce, nessun vuoto, nessuna forma possono aggiungere alcunché alla tua natura.

Sono seduto qui per dirti che, se ciò che è, l’esistenza assoluta, avesse bisogno di una situazione speciale di luce o di vuoto o di qualche specie, non sarebbe un’esistenza assoluta, perché dipenderebbe da qualche cosa. Qualificare l’esistenza come assoluta significa semplicemente che l’esistenza è quella che è. Ciò che tu sei non ha assolutamente bisogno di nessun cambiamento. E ciò che ha bisogno fa parte di questa terra di ombre effimere, di impressioni sensoriali e instabili.

Perfino la prima luce non è il sole stesso, essa ha bisogno di lui per rispendere; ma, tu non sei né la luce né ciò che ne deriva, tu sei Quello che è il sole.

Quello è presente qui-ora. Niente deve andare né venire per Quello. Nessuna circostanza particolare può portarti più qualità; nessuna identificazione o disidentificazione, nessuna disciplina o non disciplina, nessuna credenza, nessuna fede.

Tu sei la qualità dell’esistenza stessa, lo stesso vivente, tutto quello che puoi immaginare. La prima immaginazione è la luce ed essa non può che essere presente  se tu la immagini. Ma chi l’immagina non può mai immaginare se stesso. Così, tutto ciò che deriva da quella prima immaginazione, sono i riflessi infiniti di quella luce. E tu non puoi diventare più o meno di ciò che sei per la loro presenza o la loro assenza. E ti dico, quella totale assenza di scappatoia, è la pace. Se puoi vedere totalmente che ogni circostanza che si presenta non può essere che una conoscenza o una realizzazione relativa, essa non ti soddisferà mai.

Tu ti preoccupi di ciò che arriva solo perché aspetti un sollievo, una soluzione, ma non succederà mai per questo problema che non è mai esistito. Per trovare una soluzione, bisogna dapprima trovare un problema.

 

D: Allora, continuo a vivere come vivo?

K.R.: Niente continua, niente arriva, niente se ne va. La coscienza non fa che prendere un’altra forma, poi un’altra, poi un’altra ancora nella totalità dell’esistenza, ma anche questo non si muove. Infatti tu guardi la scena seguente del film che è già stato girato. La manifestazione dell’esistenza non appare né dispare mai. Tu non puoi cambiare il minimo dettaglio.

 

D: Ma, per un qualsiasi cammino spirituale, devo almeno credere che c’è un libero arbitrio.

K.R.: Il libero arbitrio è un’esperienza che non puoi decidere di fare. C’è un’esperienza sia di libero arbitrio che di non-libero arbitrio e queste due esperienze fanno parte della realizzazione di ciò che tu sei. Ma nei due casi, non c’è nessuno per avere un libero arbitrio o no.

Un giorno, fai l’esperienza del libero arbitrio e, il giorno dopo, del contrario. Ma guarda, colui che fa l’esperienza, è quello che sei? In realtà è già un personaggio di sogno.Dire che non c’è libero arbitrio è ancora un’idea e questo non aiuterà. Ma il più bello è che tu non hai bisogno di alcun aiuto da nessuno. Ogni conoscenza o chiarezza cui puoi aspirare è in ogni caso effimera, ma la conoscenza che tu sei non può essere né data né ripresa, essa è assolutamente indipendente da ogni idea di libero arbitrio o no. Le due cose sono dei concetti che non possono cambiare ciò che sei. Volontà di Dio o no, trova anzitutto Dio e poi se ne potrà parlare.

 

D: Ho cercato tutta la vita e non l’ho mai trovato. Ho bisogno d’aiuto.

K.R.: D’aiuto? No, non posso aiutarti. Tu non hai bisogno d’alcun aiuto e quello che ha bisogno d’aiuto non mi interessa. Io ti aiuto forse a scoprire che non hai bisogno di nessun aiuto.

 

D: Quando rispondi alle mie domande, hai l’intenzione di essere compreso?

K.R.: No, ciò che dico è una mancanza totale di pertinenza. E’ il divertimento del Sé senza alcun necessità, un divertimento automatico, una realizzazione spontanea. Qui, non c’è nessun aiuto.

 

D: Le tradizioni religiose come le si conoscono danno l’impressione di cosificare il reale.

K.R.: Nel buddismo si chiama “preservare il dharma”, il dharma degli insegnamenti o del mondo, mantenere il samsara in vita. E’ il dovere del funzionamento di questa religione, un funzionamento di sopravvivenza, perché la manifestazione in quanto tale deve continuare. Tuttavia, non è né bene né male. Conservare gli insegnamenti o ciò che può essere insegnato in vita non è che un puro sistema di sopravvivenza, però puoi vedere che nessun insegnamento  o nessun metodo può farti raggiungere ciò che sei, ed è per scoprire questo che esistono metodi ed insegnamenti.

 

D: Quale sarebbe il buon metodo?

K.R.: Non importa quale. Non ci sono metodi speciali, certi dicono che “nessun metodo” sarebbe il metodo migliore, ma neanche questo può aiutarti.

 

D: Se penso che sono la pace, vuol dire che non lo sono.

K.R.: Tu sei ancora e sempre la pace. Non puoi lasciare ciò che sei, non ha importanza se cadi nella separazione o no. Lasciare ciò che sei e ritornare a ciò che sei non è che un sogno. I sogni non possono né farti né disfarti. Non hai mai lasciato la casa, tu sei quello che è la casa. Che tu sogni di essere un affittuario o no, tu sei sempre quello che è la casa. Per te, per ciò che sei, non c’è necessità che cambi qualcosa. Non c’è andare e venire.

D: Tu ti ricordi del tuo stato prima dell’esperienza?

K.R.: Posso solo dire che, per ciò che sono, non c’è né prima né dopo. Questo era non importa quando ciò che era, ciò che sono. E per Quello non c’è né prima né dopo.

 

D: Allora questa esperienza non ha in se stessa né data né ora?

K.R.: Non ha impatto. E’ questo l’impatto. Che niente abbia impatto è un impatto assoluto per ciò che sei. Tu non puoi “impacchettare” niente, lasciando tutto, non puoi far sparire niente. Niente è dovuto partire. Niente è mai stato là, dunque niente deve andar via.

karl renz

Dalla rivista 3ème Millenarie n. 74 – Traduzione di Luciana Scalabrini

La differenza tra il risveglio e la liberazione ~ Tony Parsons

Domanda: Quindi stai dicendo che io non posso fare nulla e non ho alcuna responsabilità?
Tony Parsons: Continuo a ripeterlo: no, non sto dicendo che non puoi fare nulla perché implicherebbe che c’è qualcuno che non può fare nulla. Ma la realtà è: non c’è nessuno. Questo è qualcosa di completamente differente. Molte persone cosiddette Advaita odiano questo messaggio. Dicono che promuovo la pigrizia, che è una cosa terribile, spiacevole da dire. Non comprendono quello che viene fondamentalmente, essenzialmente detto e cioè che non c’è alcuna scelta, nessun libero arbitrio. Non c’è nessuno. Credono completamente e totalmente nella realtà della scelta individuale. Per questi ascoltare che non c’è nessuno… è impossibile ascoltarlo. Quindi continueranno a discutere nella dualità. D’altro canto: conosco molte persone che sono venute una volta e l’hanno visto totalmente. Altri vengono agli incontri alcune volte, e poi l’intera idea dell’individualità semplicemente scompare. Cade a pezzi. Il risveglio sta accadendo dovunque in questo periodo. E quello che le persone dicono è che quando accade, realizzano che è assolutamente naturale e ordinario. Non una gran cosa, in un certo senso. In altro modo invece, è assolutamente meraviglioso.

Commento: Fai una distinzione tra risveglio e liberazione.
Tony: Diventiamo separati e prendiamo il pensiero “Sono una persona separata” in età molto precoce. E da quel momento di separazione, la ricerca inizia. Cerchiamo ciò che pensiamo di aver perso. E quindi cresciamo in un mondo dove ci viene insegnato di sforzarsi e far funzionare le nostre vite, e poi è possibile che iniziamo a cercare qualcos’altro che non sia avere successo nel mondo, e l’illuminazione è una delle cose verso cui ci dirigiamo.

Commento: L’illuminazione è un altro modo per avere successo.
Tony: Giusto. E quindi andiamo da un insegnante che ci insegna che c’è ancora un individuo con una scelta. La maggior parte degli insegnamenti sono così. E’ molto raro trovare un insegnamento come questo, che è così radicale. Per il me, il ricercatore, c’è solo la ricerca, e poi viene un momento in cui non c’è alcun ricercatore, non c’è tempo, c’è solo Unità. E questo non viene visto dal ricercatore, ma viene semplicemente visto da nessuno. Questo, per me, è il risveglio. E per sempre dopo di esso c’è una percezione totalmente differente, ma ad un livello sottile c’è ancora una persona, c’è ancora una ricerca che va avanti, un volere conoscere cosa è accaduto. La persona ritorna e vuole possedere quanto appena successo. Non lo comprende. E quindi c’è un periodo di integrazione di ciò che è accaduto, e la persona vuole possederlo. Le persone possono rimanere in questo per il resto della loro vita. O la liberazione può accadere, che è la realizzazione che il ricercatore che vuole possedere questo è anch’esso l’Unità. E quando ciò viene realizzato, viene improvvisamente visto da nessuno che c’è solo l’Unità, e poi è tutto finito. Nella liberazione non c’è più il senso che ci sia un individuo separato. La liberazione è la fine completa del senso di separazione. Ma c’è ancora un organismo corpo-mente che ha delle memorie condizionate, che ha reazioni e preferenze. E’ la Vita. E va avanti.

Commento: Le emozioni continuano a manifestarsi.
Tony: Oh assolutamente. Tutto può accadere. Nulla viene negato. La differenza tra il liberato, o piuttosto la liberazione, e l’individualità è che quando un emozione come la rabbia sorge, semplicemente sorge per nessuno, ma tutto il tempo che c’è un individuo pensa che la rabbia è sua, che sta accadendo a lui, che la possiede. Nell’individualità c’è sempre il possesso di tutto. Nella liberazione non c’è nessuno che possiede la rabbia, sta accadendo a nessuno.

Commento: Non c’è ancora una dualità sottile presente dato che da una parte c’è la rabbia associata all’ego e dall’altra c’è qualcosa che la testimonia.
Tony: Beh, così è come sembra, ma nella liberazione non c’è un testimone. E’ finito. Nel risveglio può esserci un testimone, e anche prima della liberazione può esserci un testimone, ma nella liberazione non c’è neanche qualcosa che è consapevole della manifestazione. C’è solo l’essere, tutto ciò che è.

Commento: E questo non è comprensibile…
Tony: No, è un mistero totale. E certamente va contro molti insegnamenti, che insegnano che nell’illuminazione non c’è la rabbia, non c’è il pensare. Questa è ignoranza. Questa è un’idea di come la percezione dovrebbe sembrare. Nella liberazione nulla è negato.

Commento: Tutto è perfetto.
Tony: Tutto è perfetto, ma non sta più accadendo a qualcuno.

Commento: Quando sei un bambino piccolo, non c’è anche lì nessuno a cui le cose accadono.
Tony: No, c’è solo l’essere.

Domanda: Pensi che sia un naturale ed inevitabile sviluppo che un bambino cresca in questa illusione di essere un individuo?
Tony: Sì assolutamente. L’Unità vuole giocare il gioco di essere un individuo, di cercare qualcosa chiamato “non essere un individuo”. L’Unità vuole giocare. L’Unità è certamente affascinata dal non essere uno.

Tony Parsons 6

Dialogo tratto da una intervista a Tony Parsons autore di The Open Secret

Questa è la rivoluzione ~ Brendan Smith

I pensieri non sono per natura dualistici. Sarebbe come dire che i fiori o gli alberi o una farfalla sono per natura dualistici. Tutto è l’Unità che appare come ciò che sta accadendo. Non ci sono due. Quindi anche i pensieri sono l’Unità che pensa.

Quello che succede con l’apparenza del pensiero/sensazione ‘me’ è che ci sembra di essere un ‘io’ che è stato creato come separato dal resto della vita!! Non c’è! C’è solo la vita stessa! Si potrebbe dire che anche questo apparente ‘io’ che si sente separato è una creazione momentanea e spontanea della Vita stessa!

Questo apparente ‘io’ che è separato dai pensieri, separato dai sentimenti, separato da tutto ciò che sta accadendo, sembra essere il creatore di una separazione energetica e della dualità. Ma non c’è dualità! Tutto è la Vita!

Puoi dire che questo apparentemente ‘io’ separato cerca di relazionarsi con gli apparentemente pensieri separati. Sembra che ci sia una sottile divisione nell’esperienza, vi è un io che controlla, che vede, che cerca di manipolare gli apparenti pensieri. Ma anche questo è solo il gioco della vita! L’Uno gioca a fare due, per poi ri-rendersi conto che era sempre uno tutto il tempo!

Nondualità è la parola usata per descrivere la fine di questa divisione di esperienza, un crollo di una dualità che non era, che è solo apparentemente, spontaneamente, e momentaneamente creata dal “pensatore” e “pensiero”. Anche in questo caso, non ce ne sono due. Vi è solo ciò che sta accadendo in questa Storia d’Amore non lineare!!

Oh respirare !! Vedere!! Ascoltare!! Meraviglia!!

Un altro aspetto di questo, è che il senso del ‘me’ è sempre un senso accumulato composto di Tempo. Il “me” è un senso accumulato di sé, fatto di ricordi, abitudini, conoscenze, conflitti, sofferenze e paure, che è il residuo registrato del passato. Eppure, allo stesso tempo, l’Unità è l’unico me! Ecco perché questa è una storia d’amore non lineare! Non ha passato!

Nel vitalità selvaggia del presente, che è la Vita stessa, non c’è alcun senso accumulato di sé, e così la rilevazione della vita è radicalmente, fondamentalmente diversa. Senza un senso accumulato di sé, vi è la possibilità che la Vita sia energeticamente rilevata come essere intero e completo, perfetto così com’è. Questa è la morte per il “me”, per l’ ‘”io” che sembrava essere separato dalla vita stessa, e con questa morte, non nasce una rivoluzione dato che questa è la rivoluzione che sta sempre solo accadendo.

La meraviglia, la vera meraviglia dell’essere è che l’Unità sta apparendo nella forma, il Senza Forma che appare come Questo!

Brendan Smith

Brendan Smith

L’Amore non insiste mai ~ Avasa

Non c’è nulla che puoi fare, non puoi andare contro questo risveglio e non puoi accelerarlo. Sorgono domande perché a qualche livello intuitivo la mente sa che sta sta accadendo qualcosa di cui essa stessa non è in controllo. La mente non può mai produrre il silenzio, la mente è un prodotto del silenzio e quindi non puoi produrre ciò che è precedente ad essa. Ma occasionalmente può divenire consapevole della sua presenza e sebbene questa sia la cosa che la mente vuole di più è anche la cosa che teme di più.

E’ lo stesso schema, lo stesso gioco dell’innamoramento. Vedi ciò di cui ti vuoi innamorare e allo stesso tempo la maggior parte di te cerca di resistere. Visto che è l’Amore ciò che crea tutto l’universo, esso troverà sempre il suo modo per riuscire, sii chiaro su questo. L’Amore non insiste mai nei suoi modi, ma sa che troverà sempre la sua strada , non ha bisogno di insistere.

Nessuno realizza e nessuno non realizza, sono entrambe azioni impersonali, che sorgono come sensazione o pensiero, sono testimoniate dalla Consapevolezza Vuota, da nessuno.

Quando questo è visto con chiarezza è ovvio che tutto il vedere è visto, testimoniato, dallo stesso Essere e che questo Essere stesso è ciò che si manifesta in modo temporaneo come le cose, anche se in se stesso resta quel nulla in cui la manifestazione accade, tutto è Uno.

Questo allora è “Io”, Io sono il nulla da cui tutto si manifesta E la manifestazione stessa. Questo è vero di tutti noi, perché non c’è un NOI, c’è solo Io.

Avasa

Avasa

Dobbiamo lasciarci andare e fluire? ~ U. G. Krishnamurti

D: Stai suggerendo di lasciarci semplicemente andare? nessun conseguimento, solo fluire?
U.G:  Anche quel “fluire” non è qualche cosa di volontario da parte vostra. Voi non dovete fare nulla. Non siete separati dal pensiero. Questo è ciò che enfatizzo. Voi non potete separarvi dal pensiero e dire: “questi sono i miei pensieri”. Una cosa del genere è una vostra illusione, e voi non potete restare senza illusioni. Rimpiazzate continuamente un’illusione con un altra. Sempre.

D: Sono d’accordo con quanto dici.
U.G.: Se tu accetti il fatto che rimpiazzi continuamente un’ illusione con un’ altra illusione, allora hai capito che il tuo volere essere libero dalle illusioni è impossibile; che quel volere stesso è un’ illusione. Perché vuoi essere libero dalle illusioni? Sarebbe la tua fine…..

Non sto cercando di spaventarvi, sto solo sottolineando che non è un gioco divertente da giocare. Quell’assembramento di illusioni siete voi stessi, come vi conoscete. Quando la conoscenza che voi avete di voi stessi svanisce, finisce con essa anche la conoscenza che avete del mondo. Non può rimanere nulla. Ma quella conoscenza non finirà tanto facilmente, essa tenterà di rimpiazzare sempre una illusione con un ‘altra.

Voi non accettate di essere persone normali, persone ordinarie. Quello è il vero problema. È molto difficile essere una persona ordinaria. La cultura vi chiede di essere qualche cosa di diverso da ciò che siete. Questo ha creato una sorta di spinta, — un movimento potentissimo e tremendo del pensiero, — il quale vi spinge ad essere diversi. Il pensiero serve nell’ambito materiale, altrimenti è inutile.

Il solo scopo del pensiero è di sovrintendere al nutrimento del corpo ed alla riproduzione. Quello è tutto l’uso che potete fare del pensiero. Null’altro. Non può essere usato per speculare.
Voi potete costruire una struttura di pensiero filosofico tremenda, ma non avrebbe assolutamente valore. Potete interpretare tutti gli eventi della vostra vita e costruire altre strutture di pensiero, ma non servirà; Lo scopo del pensiero non è questo.

Nello stesso tempo tempo dimenticate che tutte le cose attorno a voi sono create dal pensiero. Voi stessi siete nati dal pensiero, altrimenti non sareste qui. In quel senso il pensiero ha un valore tremendo, e nello stesso tempo è ciò che vi distruggerà.
Questo è il paradosso. Tutto ciò che avete creato in questo mondo è stato fatto grazie al pensiero, ma sfortunatamente il pensiero è diventato il nemico dell’uomo; perché l’uomo sta cercando di usare il pensiero per scopi per i quali non è adatto. Può essere usato per risolvere problemi tecnici, molto bene ed efficacemente, ma non potete usarlo per risolvere i problemi della vita.

Pensiero positivo, qualità della vita positiva, cose molto interessanti sapete. Non potete sempre essere positivi. Come potete esserlo sempre? Tutto ciò che non vi induce dei pensieri positivi voi lo chiamate negativo. Ma il positivo e il negativo esistono solo nell’area del vostro pensiero. Quando il pensiero non c’è, quello che rimane non è nè positivo, nè negativo. Come stavo dicendo, non esiste (questa cosa come) l’approccio negativo. È una contorsione.

La paura di andare a fondo è la cosa che vi rende impossibile lasciare che il movimento della vita si esprima nel suo modo naturale. Capite, non ha scopi, è giusto un movimento senza direzioni. Voi state tentando di manipolarlo e di canalizzarlo lungo una particolare direzione in modo da trarne qualche beneficio. Ma in voi esiste solo questo movimento senza direzioni.

U. G. Krishnamurti

Tratto da “Il coraggio di essere se stessi”, Dialoghi con U. G. Krishnamurti

La mente e il corpo hanno un centro? ~ Sailor Bob Adamson

La mente non può afferrare il nulla; non le piace il nulla. La mente, essendo una cosa essa stessa, è dualistica. Divide sempre nelle coppie di opposti, nelle cose. Non può conoscere o afferrare o capire il nulla. Il fatto è che potreste aver cercato nella direzione sbagliata. Siete tutte persone intelligenti, ma potreste aver cercato per anni. Avete lavorato così tante cose nella mente, ma non è possibile trovare questo perché credete che sia una qualche sensazione o concetto o idea di cui è stato letto, o di cui la gente ha parlato. Cerchiamo qualcosa di simile e manchiamo la «non-cosalità» di essa.

Dovete prendere queste cose in esame . Hanno bisogno di essere guardate e comprese. Sono questo corpo, per esempio? Di che cosa è fatto questo corpo? Noi indaghiamo, diamo un’occhiata e vediamo che non è altro che gli elementi. Si tratta per l’80% di acqua. Poi ci sono l’aria, lo spazio, la materia, il fuoco. È solo gli elementi. Gli elementi possono essere suddivisi in particelle subatomiche, in nulla. Guardate a esso ancora una volta e vedere anche che non si può essere separati dagli elementi. Questo corpo è gli elementi. E non è separato dagli elementi. Vedete quanto si può andare lontano senza aria! Vedere dove potete arrivare senza acqua, spazio, calore corporeo (il fuoco) o materia.

Non mi piace usare la parola “Dio” o “il Supremo” puramente e semplicemente per la ragione che ognuno di noi probabilmente ha un concetto diverso di cosa siamo giunti a credere che Dio sia o non sia. Anche se siamo agnostici o atei, avremo un concetto al riguardo. Uso il termine «intelligenza-energia», ma io non sto parlando del vostro intelletto, perché ci sono molti gradi diversi di intelletto.

Quello di cui sto parlando è quella stessa intelligenza che fa funzionare l’universo. Il fatto stesso che i pianeti possano orbitare intorno alla terra e formare dei gas nella particolare configurazione e forma e tenere quella forma implica un’intelligenza. L’andare e venire delle stagioni implica un’intelligenza. Le maree che entrano ed escono implicano un’intelligenza. Guardate da vicino. Sta battendo il tuo cuore in questo momento, sta crescendo i capelli e le unghie, digerendo il cibo, sostituendo le cellule nel vostro corpo.

Il meccanismo e il funzionamento di questo corpo implicano che c’è una meravigliosa intelligenza che si esprime attraverso di esso, come esso. E questo è in realtà quello che siete – quell’intelligenza-energia. Essa vi ha formato, vi ha cresciuto e continua a crescervi. Sta sostituendo le cellule nel vostro corpo e facendo altre cose del tutto naturalmente, lo stesso che è nell’universo. Ma quello stato naturale è apparentemente stato offuscato dal ragionamento o dal funzionamento della mente.

Guardate il corpo e scomponetelo. Non c’è un centro qui in questo corpo che io possa dire “questo è ciò che sono”. È iniziato con l’unione dello sperma e dell’ovulo. Se il corpo ha avuto un qualche centro sarebbe stato quella cellula originale. Ma quella è andata da tempo. In questo momento, ci sono molte cellule che muoiono in questo corpo e che vengono sostituite.

Un’altra questione è “sono questa mente?” Sono questo pensiero primario “io sono”? Quel senso di presenza si esprime attraverso la mente come quel pensiero “Io sono”. Guarda al pensiero. Esiste davvero una cosa come la mente, oltre al pensare? Non riesco ad afferrare tutto ciò che posso chiamare mente.

Che cos’è il pensare? Il pensare a livello sottile è una molto, molto sottile vibrazione. Al livello di parola pronunciata è un suono. Il suono è una vibrazione, e una vibrazione è un movimento di energia. Quindi è lo stesso. Non hai ancora separato quell’intelligenza-energia. Se guardate di nuovo la vostra mente, si vedrà che vibra sempre negli opposti interconnessi. Se non è passato, che è la memoria, è anticipazione e immaginazione, che è futuro. E all’interno di tale intervallo, sta costantemente vibrando come coppie di opposti correlati. È buono o cattivo, piacevole o doloroso, felice o triste, amare o odiare, o qualsiasi altra cosa.

Date un’occhiata alla vostra mente. Sta costantemente vibrando in quei modelli. Vedete se sta facendo qualcosa di diverso da ciò. Quindi, vedete, il pensiero è uno strumento meraviglioso quando è utilizzato, la sua attività è molto meccanica. Un bambino, quando è nato, non ha lasciato quello stato naturale. Lui sta ancora funzionando in quello stato naturale. Se ha fame piangerà. Se è felice gorgoglierà. Lui defeca e urina senza alcun senso di preoccupazione. Succede soltanto, proprio come il suo cibo viene digerito.

Sta facendo attività, muovendo le mani, muovendo le braccia, ogni sorta di attività è in corso. In quella fase non sta attribuendo queste cose a un me (“io sto facendo questo” o “io sto facendo quello”). Lui non sa. Il ragionamento non è iniziato. Mentre il corpo cresce, anche questa linea di ragionamento comincia a funzionare. I suoi genitori gli dicono “il tuo nome è Johnny, sei un bravo ragazzo, sei un cattivo ragazzo. Tu sei questo, tu sei quello”.

Sente questo, e questo comincia a incidere su di lui. Egli impara che cosa significa questa parola o che cosa questo pensiero è. Egli lo traduce in etichette che gli vengono insegnate. Quindi, prima o poi si rende conto che è di me che stanno parlando (“Questo sono io. Io sono Johnny”), mentre prima era solo “il piccolo Johnny”.

Quando l’idea di un “io” o un “me” scende su di lui, naturalmente, la mente, funzionando nell’opposizione, chiede, «qual è il contrario di io o me? Non è altro da me, o non-io?» Ora sta vedendo cose che prima non discriminava affatto. Era solo il vedere; era solo l’udire. Ora quel senso di “me” o “io” scende su di lui. Egli sta vedendo queste cose come “non me” o “non io” (o altro da me), e si sente separato da esse.

Sailor Bob Adamson 2

Sailor Bob Adamson